Il duello Odermatt-Von Allmen. Solo l’azzurro Casse si avvicina
(Flavio Vanetti) Le ambizioni nel superG di Kitzbuehel di Dominik Paris, di Giovanni Franzoni e degli italiani in genere sono incappate nella restaurazione degli svizzeri – e segnatamente dei dioscuri Marco Odermatt e Franjo Von Allmen, primo e secondo separati da uno scarto pazzesco di appena 3 centesimi – e degli austriaci, che con il terzo posto di Stefan Babinski e il quarto Raphael Haaser hanno completato il poker dell’eccellenza.
Alle spalle del norvegese Sejersted, che dopo aver rischiato l’osso del collo su un salto si è incredibilmente piazzato quinto, ecco spuntare il primo azzurro: è Mattia Casse, autore di una bella prova alla quale è giusto mancato qualche dettaglio affinché i 40 centesimi da Odermatt e i 15 da Babinski fossero limati in chiave podio. E’ un risultato che vale, con tutta probabilità, un posto per i Giochi, nonostante Mattia preferisca non mettere il carro davanti ai buoi («Io vado avanti per la mia strada, dopo Kitz qualcuno deciderà»), raccontando anche la singolare situazione che sta vivendo: «Oggi sono contento di quello che ho combinato: è una vita che lotto contro me stesso e i miei pensieri, è importante che abbia disputato una prova solida».
Odermatt, alla vittoria numero 53 nella Coppa del Mondo, s’è dunque rifatto della beffa nel superG di Wengen e ha proseguito il duello «one to one» con Von Allmen che promette di proseguire ai Giochi. La lotta tra i due è stata entusiasmante, l’ha risolta la leggera maggiore velocità del Grande Mattatore rispetto al compagno. Del resto si sapeva che sarebbe stata una gara tirata, decisa dalle sfumature: basta pensare che nel raggio di un secondo (1’’05, per la precisione, ovvero il ritardo dell’americano Negomir dal primato) sono racchiusi ben 25 atleti. L’Italia tutto sommato ha portato a casa una buona prova di squadra: dopo Casse, ottavo Dominik Paris, a pari merito con lo svizzero Stefan Rogentin, quindi a seguire Christof Innerhofer, decimo (ancora un risultato convincente per l’inossidabile veterano), l’attesissimo Giovanni Franzoni, dodicesimo e sì sconfitto ma capace anche di fornire conferme sul suo stato di forma e sul nuovo ruolo che ha saputo ritagliarsi, e infine, ventesimo, Benjamin Alliod.
Paris ha attaccato, ha ruggito, in qualche passaggio pareva volesse divorare la Streif. Sembrava che la sua azione irruente potesse valere qualcosa di meglio dell’ottavo posto. Ma così non è stato perché – parole sue – «avrei dovuto essere più preciso: una sbavatura al Lärchenschuss mi ha fatto perdere velocità e quando ci sono poche difficoltà come questa volta (ndr: per la cronaca, ha tracciato uno dei nostri tecnici, Lorenzo Galli) paghi le piccole cose». Ci riproverà in discesa: «Spero di sciare meglio», borbotta l’omone della Val d’Ultimo.
Un lieve errore – circa a metà percorso, nella zona dell’Oberhausberg – è costato la gara pure a Franzoni: «Sono finito troppo a sinistra e con troppa direzione: mi sono giocato tutto in quel passaggio tattico». Ma questo non scalfisce le convinzioni del nostro nuovo eroe della velocità. Franzoni è stato accolto a Kitz come una stella – sono piovute le richieste di interviste – e queste attenzioni l’hanno gratificato, senza però distrarlo. Il focus ora è sulla libera di sabato 24 gennaio: «Sto sciando bene, sono fiducioso».
Christof Innerhofer, infine: il decimo posto basterà per vederlo al via in quelli che sarebbero i suoi quinti Giochi olimpici? Può essere, il quarto “slot” azzurro sembra in palio tra lui e Florian Schieder (stavolta uscito). Inner, comunque, dà l’idea di contarci: «Il ritmo è giusto, sono “supergasato” e soprattutto ho capito che ho ancora il coraggio per rischiare. Ci sono speranze di strappare la convocazione? Sì. In questo superG senza due errori sarei stato da podio».