di Giulia Taviani
Esistono eventi per under 35 e over 35: una risposta alla solitudine che il 50% degli italiani dichiara di vivere, e che le metropoli estremizzano
Nel 2022, a Lisbona, Maxime Barbier ha selezionato sei persone con gusti simili, sconosciute tra di loro ma iscritte tutte alla sua app TimeLeft, e ha prenotato un tavolo in un buon ristorante affinché potessero conoscersi e creare nuovi legami. La cena è andata bene, e così Barbier ha esportato il format all’estero. Dal 2024, ogni mercoledì, sei sconosciuti si siedono a un tavolo in 300 città diverse del mondo per fare nuove conoscenze.
A Milano esiste qualcosa di simile: una cena tra una trentina di sconosciuti (equamente divisi tra uomini e donne), in un luogo ogni volta differente, con chef privato e dj set, organizzata da quattro trentenni con lo stesso obiettivo di Barbier, ovvero aiutare le persone a socializzare.
Ho scoperto della sua esistenza tramite un’amica, che mi ha segnalato la pagina su Instagram. L’evento era aperto solo ad under 35. L’iscrizione è avvenuta tramite un format presente sul loro profilo un mese prima della cena, a novembre. Le serate più imminenti erano già sold-out, rimaneva quella di venerdì 13 dicembre. Così ho pagato 55 euro (che per il listino di Milano è accettabile), conoscendo solo la zona e la data. L’indirizzo preciso mi è stato inviato qualche giorno prima. Ho scoperto, quindi, che si sarebbe tenuto in un loft, adibito a studio, di due designer e illustratori.
La maggior parte degli invitati è arrivata per le 20. La strategia in questi casi è fondamentale: meglio non presentarsi troppo presto e dover accogliere tutti, ma nemmeno troppo tardi a gruppi già formati.
Ma la verità è che, con degli sconosciuti, è tutto più facile. Nessuno ha grandi aspettative e tutti hanno il sincero bisogno di interagire con gli altri. A ogni ospite, per facilitare l’impresa, è stato consegnato all’ingresso, insieme al vino, ai gyoza e ai bao di pollo, un cartellino in cui scrivere il proprio nome, due verità e una bugia. Per esempio: «Non ho animali domestici», «amo il cinema», «ho vissuto un anno a Vienna», «ho rischiato di annegare», «ho vinto una gara di ghirlande».
Il resto avviene in maniera spontanea. Sei interessato alla conversazione? Rimani nel gruppo. Non ti piace? Cambi persone e ti ritrovi a parlare di disastrose avventure su Tinder, se sia meglio comprare un gatto o un cane, quale città sia meglio visitare o magari finisci a giocare a biliardino. Per quanto si può essere introversi, è più facile dare e ricevere una chance in un gruppo di sconosciuti, che in uno già consolidato di amici.
La maggior parte degli ospiti erano lavoratori, specialmente fuori sede: toscani, pugliesi, campani. Un paio di ragazze erano accompagnate da un’amica (clausola concessa al momento dell’iscrizione), intimorite dall’idea di non conoscere proprio nessuno. Un’altra era alla sua seconda esperienza, mentre una terza aveva già partecipato a interi viaggi con estranei, cosa potrebbe mai essere una cena? C’era anche un lavoratore residente a Empoli ma di passaggio a Milano, uno che voleva stemperare l’ansia dell’esame da avvocato del giorno prima, e un altro i cui amici tornano nelle città d’origine tutti i weekend e che confessa: «C’è freddo per andare a cercare gente nuova in giro».
Nel frattempo, i tre chef hanno cucinato e impiattato sotto i nostri occhi (dall’antipasto composto da uovo pochè, sifonata di zucca, lampone, fonduta di parmigiano e semi di zucca, al dolce di crema di mascarpone, ganache al cioccolato, arance sciroppate e crumble di noci e mandorle), mentre un quarto ragazzo intratteneva con un dj set sul bancone della cucina.
La cena fa parte di Social Music Dinner, un progetto avviato a marzo da Federico e Tommaso Gavioli, Pepe Poli e Niccolò Bienati. Inizialmente si trattava di una cena al mese, poi sono diventate una alla settimana, tarate anche su altri eventi privati (come le cene aziendali) che hanno iniziato a organizzare con l’arrivo della stagione natalizia.
L’idea iniziale, in realtà, è nata da Tommaso Gavioli, chef privato con un passato come coach gaming, e dal fratello Federico, che nell’ultimo anno hanno riscoperto la passione per il cibo e la musica. Prima si sono concentrati sul loro gruppo di amici, cucinando e suonando per loro; e poi, grazie a Poli (che lavora nel mondo dell’informatica ma è un grande appassionato della cucina) e Bienati (nel mondo della finanza per lavoro, ma chef per passione) hanno allargato la proposta a un pubblico sconosciuto.
Le numerose richieste di partecipazione dimostrano che questi eventi sono la risposta a un’esigenza reale: la solitudine che il 50% degli italiani dichiara di vivere, e che metropoli come Milano estremizzano, con eventi sì numerosi, ma molto esclusivi. Una ricerca di Unobravo ha posizionato il capoluogo lombardo al primo posto tra le aree urbane più solitarie, con il 32% dei residenti che vive senza coinquilini o partner.
Ed ecco che alle cene – divise tra under e over 35 – si presenta chiunque. Lavoratori che sono in città da poco, studenti, consulenti senza tempo per avviare nuove amicizie in modi più tradizionali, ma anche uomini che a 70 anni hanno ancora voglia di socializzare. Ognuno con un obiettivo diverso. C’è chi è alla ricerca di un contatto («so di alcuni ragazzi che hanno trovato lavoro» racconta Federico Gavioli); chi di un amico nuovo, e chi, invece, esplora nuovi posti in cui potrebbe trovare l’amore. «È successo, sono nate delle coppie» continua Gavioli, «ed è proprio questo che ci spinge a continuare, perché quello che per noi è iniziato e continua a essere un gioco, per qualcun altro è un’occasione di vita».
L’idea è quella di organizzare serate con una trentina di ospiti, divisi tra uomini e donne, in luoghi privati attentamente selezionati e offerti da amici di amici o dai follower, sempre più numerosi. «Non abbiamo mai dovuto spendere soldi per campagne sui social. Sembra incredibile anche per me, che lavoro nel mondo delle startup, ma quello che abbiamo è tutto organico (quasi 7 mila follower su Instagram, ndr)» spiega Gavioli. «Raccogliamo circa venti o trenta contatti al giorno, per questo andiamo sempre sold out molto presto».
Ma il lavoro parte ben prima dell’iscrizione: «Programmiamo gli eventi dei mesi successivi, fissiamo le location e poi cerchiamo di vendere i biglietti dando più opzioni, sia tramite newsletter che sul nostro profilo Instagram».
L’ingresso costa 55 €, una cifra che punta a coprire tutte le spese pur restando accessibile ai più. Tra le uscite che devono affrontare segnalano la location, a cui va una percentuale, i compensi personali, la spesa per il mangiare e il bere e la parte di tasse. «Penso ci sia del potenziale, ma anche che ad oggi non siamo sostenibili finanziariamente come un’azienda. Per diventarlo dovremmo aumentare i collaboratori e arrivare a una dozzina di eventi al mese, ma è difficile considerato che abbiamo tutti un secondo lavoro» aggiunge. «Non siamo in perdita, ma a spingerci è soprattutto la passione, e sapere che si crea qualcosa di potente».
Le idee per il futuro non mancano. Tra i buoni propositi per l’anno nuovo c’è anche quello di intensificare un altro format: l’Home Restaurant. Si tratta di una cena seduta tra otto o dieci sconosciuti, che possa permettere agli ospiti di socializzare in maniera più approfondita. Un po’ come ha fatto Barbier, ma con la differenza che cucinano loro e il luogo è come sempre privato, sacrificando il dj set a favore di più portate e spiegazioni approfondite da parte degli chef.
Così come provare ad organizzare serate più inclusive, con menù gluten free al 100% o proposte vegane. Ma anche eventi a tema per invogliare chi, a queste cene, ha già partecipato più volte, senza però correre il rischio di snaturare un format funzionante. Insieme all’opzione di espandersi in altre città, come Roma, dove il tema della solitudine, soprattutto tra le nuove generazioni, rimane. «Non abbiamo creato nulla di innovativo» conclude, «ma sicuramente la costante richiesta di partecipazione conferma che ormai viviamo in città alienanti che non soddisfano la necessità di socializzare».
25 gennaio 2026 ( modifica il 25 gennaio 2026 | 15:23)
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