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Gaia Piccardi, inviata a Melbourne
Gli ultimi ottavi a Melbourne, ora Lorenzo sfiderà Djokovic
Tagliare definitivamente la propria linea d’ombra nel solleone dell’estate australe, sotto gli occhi del mondo. A questo sarà chiamato Lorenzo Musetti mercoledì, nei quarti di finale dell’Australian Open, contro un Everest umano chiamato Novak Djokovic, il signore dei 24 titoli Slam che punta al venticinquesimo: sarebbe record assoluto. Melbourne è dolce con il neo n.5 del ranking, che in una giornata calda ma lontana dai 45 gradi centigradi previsti martedì, che costringeranno il torneo a diventare indoor come capitato a Sinner con Spizzirri salvandogli la vita, si ritrova di fronte una miniera di punti chiamata Taylor Fritz. Musetti ha già battuto Fritz sulla terra e sull’erba, l’ultima volta all’Olimpiade di Parigi dove si meritò il bronzo. Ma questo è il veloce, che gli costò la sconfitta alle ultime Finals. Ed è outdoor: per il maestro intagliato da mano felice nelle cave di Carrara, la sfida più grande.
Lorenzo dimostra i progressi che lo condussero a Torino da titolare con un match di sostanza, corroborato dalla fallosità di un rivale in imperfette condizioni fisiche, che nel secondo set chiede l’intervento del fisioterapista. Affrontare un avversario che nel primo set ti concede mediamente due palle break per turno di servizio, è un sogno ad occhi aperti. E Lorenzo, sopravvissuto alla maratona di cinque set con il ceco Machac, continua a sognare il suo. Lavorando la palla in top, perché arrivi il più alta possibile nella zona di Fritz costringendolo a giocare spesso colpi sopra la spalla, l’azzurro costruisce il break del quinto game e quello del settimo, portandosi avanti 6-2.
E’ l’inizio che voleva. Un certo congenito attendismo di Musetti è premiato dagli errori gratuiti dell’americano, abbandonato alla prima di servizio e propenso a mirare il fiume Yarra, che scorre accanto a Melbourne Park, piuttosto che le righe del campo. Musetti, a modo suo, fiuta la preda, capisce che non ha bisogno di strafare per venire a capo di un agevole rebus. La palla break che offre a Fritz sull’1-2 del secondo set, potenzialmente capace di riaprire il match, viene annullata da una buona prima palla che viaggia a 202 km all’ora. Senza sussulti, con l’andamento lento che piace a lui, il toscano prolunga gli scambi, ragionevolmente certo che l’errore dell’americano arriverà. Il break all’undicesimo game (7-5) gli dà ancora una volta ragione.
Nel terzo la fuga dell’azzurro è immediata (break sull’1-0): grazie ai consigli di coach Perlas, nell’angolo, si tratta solo di gestire il vantaggio. Chiudere 6-4 per meritarsi Djokovic, è la conseguenza.
Musetti si tocca la tempia, come a dire: il mio salto di qualità è soprattutto qui dentro. Però il Djoker che in Australia ha vinto dieci volte, riposatissimo per aver passato il turno senza giocare (ritiro di Mensik), non commetterà i 34 errori non forzati di Fritz e metterà in campo più del 60% di prime palle. Insomma, i quarti dell’Australian Open sono più che meritati da un giocatore in piena curva di crescita, che così legittima anche la scalata nel ranking pur non vincendo un titolo Atp dal 2022. Djokovic alza l’asticella (9-1 i precedenti per il serbo): questa volta, caro Lorenzo, è obbligatorio saltarla.
26 gennaio 2026 ( modifica il 26 gennaio 2026 | 06:40)
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