Continua a far discutere il progetto esecutivo per l’ampliamento del Conservatorio Luisa d’Annunzio non solo per ragioni di opportunità politica, ma anche per questioni tecniche e di trasparenza. Con una nota stampa e un post condiviso sui social che, assicura, sarà solo il primo di una serie, a intervenire è anche l’architetto e progettista Gianlugi D’Angelo che domande, cui chiede risposta, le chiede su ciò che c’è nella relazione tecnico-illustrativa di quel progetto.

Dubbi tecnici sì, ma con ricadute sul profilo deontologico e istituzionale, quelli che si pone il professionista già consigliere dell’Ordine degli architetti di Pescara che da oltre vent’anni opera in ambito di rigenerazione urbana, di riqualificazione energetica, e di progettazione pubblica e privata oggi con incarichi in ambito Intercassa. D’Angelo domande se le pone sugli affidamenti e su un ipotetico spacchettamento delle prestazioni professionali che avrebbe consentito di darne di diretti minando la concorrenza e il mercato professionale, ma anche sulla professionalità delle tavole presenti nella relazione illustrativa del progetto di fattibilità tecnica ed economica dato che queste, apparnemente, sarebbero state realizzate utilizzato software autodesk versione Educational, cioè con licenze gratuite adatte alla ricerca e la didattica, e non a lavori professionali e commerciali. Dubbi su cui chiede di fare chiarezza in nome della trasparenza che si chiede a un progetto e un futuro appalto pubblico. 

Domande, le sue che si aggiungono a quelle sulla polemica politica sorta a seguito della conferenza stampa tenutasi a Palazzo di Città per presentarlo quel progetto e convocata a poche ore dalla sentenza del consiglio di Stato che ha annullato le ultime amministrative in 23 sezioni rimandando al voto circa 14.500 elettori; a quella sull’iter procedurale per arrivare a elaborarlo quel progetto arrivato a 7 anni dal finanziamento ministeriale da 10 milioni di euro ottenuto dal conservatorio cui poi se ne sono dovuti aggiungere 5 per riuscire a chiudere la partita (complici anche il covid e l’aumento dei prezzi); e a quella sollevata dall’istituzione culturale stessa che ha parlato di “scorrettezza” per il mancato invito a quella conferenza stampa, denunciando anche che dell’iter progettuale non sarebbe stata in alcun modo resa partecipe. 

Ricevi le notizie de IlPescara su Whatsapp

“In questi giorni si è discusso molto del nuovo progetto del Conservatorio e dell’Auditorium, soprattutto su due aspetti che considero i più gravi – esordisce quindi D’Angelo nella sua denuncia -: la ‘terza missione’ e il presunto spacchettamento delle prestazioni professionali per ricondurre i servizi tecnici in ambiti che permettano affidamenti diretti, evitando procedure competitive”, tema su cui, assicura, tornerà anche con altri interventi. 

“Contestualmente ho deciso di fare un passo ulteriore – spiega -: ho analizzato l’intero progetto esecutivo e tutto il materiale reperibile del Pfte, per capire come è stato costruito questo lavoro, nel merito degli elaborati. Quello che emerge, già dalle prime verifiche, è sconcertante. Ho esaminato gli elaborati del Progetto di fattibilità tecnico econoimca e in particolare la tavola ‘02_R01 – relazione tecnico-illustrativa’. Dalla pagina 3 alla pagina 5, lungo i margini – specifica -, risulta presente (coperta volutamente da un rettangolo bianco per non farla leggere) la dicitura: ‘Realizzato con un prodotto autodesk versione per studenti’”. 

“Questo non è un dettaglio grafico – chiosa -. Le licenze Educational sono gratuite e destinate, per loro natura, a finalità di didattica, ricerca accademica e sperimentazione, e non a impieghi commerciali/professionali. La presenza della dicitura può far sorgere il dubbio che l’elaborato derivi da ambienti non professionali”, afferma D’Angelo che porta la questione su un piano etico-professionale qualora si confermi questa ipotesi. “Mentre noi liberi professionisti investiamo migliaia di euro in licenze commerciali in un lavoro pubblico da 15 milioni di euro troviamo elaborato con licenze gratuite per la finalità didattica”, afferma. 

Ragioni per cui all’amministrazione e chi ha lavorato al progetto pone quattro domande specifiche auspicando una risposta: “Chi ha materialmente prodotto quell’elaborato (soggetto, struttura, ruolo)? Con quale titolo e in forza di quale incarico formale? Con quali strumenti software e con quali licenze? Se si tratta di output accademici, perché sono stati inseriti in un Pftte di opera pubblica e chi ne ha validato l’uso?”.

“Urge massima chiarezza, perché qui non è in gioco un’opinione ma un principio: le regole devono valere per tutti e i documenti di un’opera pubblica”, conclude sottolineando che la questione “software” è “solo la punta dell’iceberg, devono essere puliti, tracciabili e inattaccabili”.

Documento Autodesk Educational - foto fornita dall'architetto D'Angelo