Due carabinieri italiani, in servizio al consolato generale di Gerusalemme, sarebbero stati minacciati da un colono israeliano in Cisgiordania, vicino a Ramallah. I fatti risalgono a ieri, 25 gennaio, e fonti del governo precisano come i due uomini “sono stati fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore e interrogati”. Immediata la risposta del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani che, fa sapere la Farnesina, ha chiesto di convocare l’ambasciatore di Israele in Italia per chiedere chiarimenti e confermare la dura protesta sull’episodio. La premier Giorgia Meloni ha fatto filtrare la sua forte irritazione per un fatto ritenuto “inaccettabile”.

Cosa è successo in Cisgiordania ai militari italiani

I due militari erano in visita di sopralluogo per preparare una missione degli ambasciatori della Ue in un villaggio vicino Ramallah, nel territorio della Autorità Nazionale Palestinese. È lì che sono stati minacciati da un uomo armato in abiti civili, che ha puntato su di loro un fucile, pur forniti di passaporti, tesserini diplomatici e auto con targa diplomatica. Seguendo le regole di ingaggio ricevute, hanno evitato di rispondere con violenza alle minacce iniziali. L’uomo ha passato loro una persona al telefono, non identificatasi, che ha affermato che i due si trovavano all’interno di un’area militare e che quindi dovevano allontanarsi. Da verifica con il Cogat (il comando militare israeliano per il Territori palestinesi occupati) è stato confermato che non esiste nessuna area militare in quel punto. Il personale militare dei Carabinieri è rientrato incolume in Consolato e ha riportato all’Ambasciata e alla catena di comando dell’Arma i fatti avvenuti. 

Le indiscrezioni

Secondo quanto emerso da altre fonti, il colono sarebbe uscito da un casolare con un giubbotto antiproiettile e la kippah indosso. Non parlando in inglese, non è stato possibile un dialogo diretto con i carabinieri, in borghese, che quindi gli hanno mostrato il tesserino diplomatico in ebraico. A quel punto l’uomo ha telefonato all’altra persona che poi ha comunicato con i due militari.

La nota verbale di protesta al governo israeliano

Considerata la gravità dell’episodio, l’ambasciatore a Tel Aviv ha quindi presentato una nota verbale di protesta al governo di Gerusalemme al massimo livello, coinvolgendo il Ministero degli Affari Esteri, il Cogat, lo Stato maggiore delle Idf, la polizia e lo Shin Bet (il servizio di sicurezza israeliano competente per i Territori palestinesi). 

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I precedenti e la violenza dei coloni

Lo scorso 30 novembre, dieci coloni a volto coperto avevano fatto irruzione all’alba nella comunità di Ein al-Duyuk sorprendendo nel sonno tre volontari italiani e una canadese, arrivati in Cisgiordania per fornire assistenza ai civili palestinesi. I tre erano stati derubati e picchiati, con l’avvertimento ad andarsene e non tornare più. Anche in quell’occasione Tajani aveva parlato di un fatto “gravissimo”, lanciando un appello al governo di Israele perché impedisse “la prosecuzione di queste violenze, che non servono alla realizzazione del piano di pace per il quale tutti quanti stiamo lavorando”. Appelli più volte condivisi da altri governi europei e dall’Onu, mentre anche Donald Trump ha di recente chiesto a Benyamin Netanyahu di “cambiare rotta” sulle politiche in Cisgiordania, per non compromettere gli sforzi di pace a Gaza. Le violenze dei coloni israeliani sono fortemente aumentate dal massacro di Hamas del 7 ottobre che ha innescato la guerra a Gaza. 

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