CASTRIGNANO DE’GRECI (Lecce) – Paziente salentino contrae la cirrosi epatica dopo due emotrasfusioni e muore anni dopo a causa dell’infezione. Oltre dieci anni dopo – l’uomo morì nell’agosto 2014 – il Tribunale civile di Lecce ha condannato il ministero della Salute a risarcire i familiari di un 82enne di Castrignano De’ Greci, assistiti dall’avvocato Francesco Protopapa, con un milione di euro evidenziando un collegamento tra l’infezione contratta in occasione di due emotrasfusioni subìte nel 1981 e il decesso. Una battaglia lunga e complessa andata avanti per anni. Costituitosi in giudizio, infatti, il ministero aveva sostenuto la propria innocenza.

Una tesi fondata dal fatto che le conoscenze scientifiche del tempo sulla trasfusione (1981) non erano tali da consentire di escludere dal novero dei donatori i potenziali portatori del virus HCV che, all’epoca, non era stato ancora isolato. In più, secondo il ministero, non poteva essere contestato il nesso di causalità.

Le varie eccezioni, però, sono state tutte respinte dal tribunale. “Il ministero della Salute – si legge in sentenza – è tenuto a esercitare un’attività di controllo e di vigilanza in ordine alla pratica terapeutica della trasfusione del sangue e dell’uso degli emoderivati sicché risponde dei danni conseguenti a epatite e a infezione da HIV, contratte da soggetti emotrasfusi, per omessa vigilanza sulla sostanza ematica e sugli emoderivati”. Nel caso di specie, nel corso del giudizio, il giudice non ha ritenuto dover disporre alcuna consulenza medica, già espletata nel corso della causa dinanzi al tribunale del Lavoro e che aveva rilevato un nesso di causalità tra le emotrasfusioni e la malattia contratta dal salentino.

Nella propria relazione, il consulente scriveva: “Sì, esiste un nesso causale tra le trasfusioni effettuate nel corso del ricovero presso la Divisione di ortopedia del presidio ospedaliero di Maglie nel settembre 1981 con la infermità diagnosticata”. Un collegamento era stato indicato come “probabilissimo”, senza che il consulente fornisse altre prove di fattori causali alternativi con i quali il paziente poteva essere entrato in contatto causandone la malattia.

Nella valutazione del conteggio del risarcimento, il tribunale ha tenuto conto dell’età avanzata del salentino (affetto da diabete mellito) e la circostanza che le figlie, pur essendo legate al padre, avevano creato un proprio nucleo familiare.