L’Orologio dell’Apocalisse non è mai stato così vicino alla mezzanotte. Il Bulletin of the Atomic Scientists ha creato il Doomsday Clock nel 1947 e per la prima volta siamo ad appena 85 secondi dall’apocalisse. Già un anno fa il gruppo di scienziati aveva lanciato l’allarme: il mondo era pericolosamente vicino a un disastro globale. Chiedevano di invertire la rotta, perché qualsiasi ritardo avrebbe aumentato la probabilità di una catastrofe. Ma invece di prestare attenzione all’allarme, grandi potenze come Stati Uniti, Cina e Russia, insieme ad altri Paesi, si sono fatte sempre più aggressive, antagoniste e nazionaliste.
Il quadro descritto dal Bulletin of the Atomic Scientists è quello di un immaginario apocalittico: le intese globali crollano, accelera la competizione tra potenze, si investe nella guerra, in particolare sul nucleare a discapito della lotta al cambiamento climatico, si usano in maniera impropria le biotecnologie e cresce la minaccia dell’intelligenza artificiale. È proprio a causa del fallimento della leadership globale nell’assicurare pace e prosperità che l’Orologio dell’Apocalisse segna solo 85 secondi alla mezzanotte.
85 secondi alla mezzanotte
Alexandra Bell, presidente e CEO del Bulletin of the Atomic Scientists, ha spostato la lancetta dei minuti sull’Orologio dell’Apocalisse, segnando così il momento più vicino alla mezzanotte mai registrato nella storia: 85 secondi. Durante la diretta dell’evento, Bell ha ricordato che:
Il messaggio dell’orologio dell’apocalisse non potrebbe essere più chiaro. I rischi catastrofici sono in aumento, la cooperazione è in declino e il tempo stringe. Il cambiamento è necessario e possibile, ma la comunità globale deve esigere dai propri leader un’azione rapida.
Nel 2025 l’Orologio dell’Apocalisse era stato impostato a 89 secondi dalla mezzanotte e i motivi della decisione erano gli stessi del 2026, che hanno peggiorato ulteriormente le condizioni dell’anno precedente. Si è aggiunta anche la guerra commerciale Usa, che ha spinto i Paesi a rispondere ai dazi con isolamento e rottura di processi di avvicinamento e apertura che andavano avanti da decenni.
Tra i principali fattori di minaccia troviamo:
- le armi nucleari;
- l’intelligenza artificiale;
- la sicurezza biologica;
- la crisi climatica.
Il pendio scivoloso delle armi nucleari
Lo scorso anno era stato considerato “impossibile” un miglioramento sul fronte nucleare e le prospettive per il 2026 non sono lontane. Anzi, diversi leader parlano pubblicamente di utilizzare le armi nucleari non più solo a scopo di deterrenza, ma di coercizione, e sempre più Stati fanno affidamento su questi arsenali.
Il direttore del rischio globale presso la Federation of American Scientists, Jon B. Wolfsthal, ha ricordato che ci sono Stati che continuano a investire centinaia di miliardi di dollari per modernizzare ed espandere gli arsenali nucleari in tutto il mondo.
Utilizzo dell’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale viene inserita tra le “tecnologie dirompenti” nel calcolo del rischio di catastrofe globale. I motivi sono diversi, a partire dall’aumento delle preoccupazioni sui potenziali utilizzi della tecnologia in ambiti non civili.
Inoltre, l’intelligenza artificiale è in larga parte lasciata nelle mani dei privati. Così una concorrenza senza adeguato controllo pubblico consente di non identificare né mitigare i rischi sociali e ambientali.
Il “decadimento” climatico
Sono molte le preoccupazioni globali, tanti i pericoli dietro l’angolo, o ad appena 85 secondi, ma uno sembra più ignorato degli altri: il cambiamento climatico, l’elefante nella stanza che i vertici globali continuano volutamente a trascurare. Anche se molte tecnologie per le energie rinnovabili sono mature ed economicamente vantaggiose, i governi stanno investendo in direzione opposta.
Il ciclone Harry in Sicilia, Calabria e Sardegna è solo l’ultimo di una lunga serie di eventi estremi sottovalutati dal governo italiano. Su scala globale la direzione non è diversa e basta guardare ai risultati della Cop30 o al disimpegno degli Stati Uniti nelle politiche di contrasto al cambiamento climatico per capire che, su questo tema, siamo sempre più vicini a un punto di non ritorno.
Nuove minacce biologiche
L’attenzione spostata verso la guerra non solo ci distrae dal cambiamento climatico, ma anche dalle minacce biologiche. Appena cinque anni fa il mondo entrava in lockdown per tentare di limitare l’impatto della pandemia di coronavirus. Invece di uscirne migliori, negli anni successivi l’attenzione su questi temi è calata.
Il 2025, conferma Asha M. George, DrPH e direttrice esecutiva della Commissione bipartisan sulla Biodifesa presso l’Atlantic Council:
è stato caratterizzato da una ridotta capacità di risposta agli eventi biologici, da un ulteriore sviluppo della ricerca sulle armi biologiche, da attività di biologia sintetica scarsamente controllate, da una crescente convergenza tra intelligenza artificiale e biologia e dallo spettro di una biologia speculare che potrebbe porre fine alla vita.
Le prospettive sono quelle di un peggioramento della situazione attuale e, purtroppo, il protagonista di questa apocalisse, tanto in negativo quanto in positivo nel caso di inversione di rotta, sono gli Stati Uniti. Non ci lascia ben sperare.