Francesco Oppini è riuscito a scrollarsi di dosso l’etichetta di “figlio di”. Dal 2024 è giornalista pubblicista, è legato sentimentalmente a Francesca Viverit, ex nuotatrice, e nel suo percorso non sono mancate esperienze televisive importanti, come le partecipazioni a La Fattoria e al Grande Fratello Vip.

I suoi genitori hanno nomi ingombranti – Alba Parietti e Franco Oppini -, ma Oppini ha saputo farsi strada nonostante i pregiudizi, costruendo passo dopo passo una propria identità professionale e personale. “Mi ero iscritto in Scienze dei Beni culturali, su suggerimento di Vittorio Sgarbi. Diedi pure l’esame più difficile di letteratura italiana e presi 28, una rivalsa sui 6 del liceo”, però “dopo un anno dissi ai miei che volevo lavorare. La loro paghetta era di cento euro a settimana: mi ha insegnato a dare valore ai soldi. Ma io volevo l’indipendenza. Così feci dei colloqui e fui preso dalla Bmw, dove ho lavorato come venditore dal 2003 al 2009”.

Le auto sono da sempre la sua passione e ancora oggi ci lavora, da piccolo sognava di fare il pilota di Formula 1, oggi è socio di una concessionaria a Biassono, in Brianza. “La carriera di pilota, però, fu stroncata quasi subito da mia madre. Tra i 10 e i 12 anni correvo in kart, alle gare mi accompagnava mio padre. Un giorno chiese a mia madre di sostituirlo. Quando lei vide il nostro livello, si buttò in mezzo alla pista fermando tutto. Fine della carriera”.

Una reazione che lo ferì, ma non disse niente: “Tenni tutto dentro. I miei avevano l’affido congiunto e io ero sempre molto sereno con entrambi. Quella volta, però, mi era sembrato di dover scegliere tra loro. Lei cercò di risarcirmi con il motorino, ma non potevo usarlo fuori Basiglio”.

“Da mio padre la disponibilità, la bontà e la permalosità. Da mia madre il rispetto, l’etica e il rinfacciare le cose. L’educazione da entrambi”, ha rivelato con orgoglio al Corriere della Sera. Con Alba Parietti ha un bellissimo rapporto e si sentono molto spesso al telefono. Lei lo chiama “troppe” volte. “Soprattutto per il nulla”, ha aggiunto Oppini, “Così succede che alla quinta, che è davvero importante, io non rispondo”.

La difficoltà di gestire il successo dei genitori e il ricorso alla terapia

Per i figli dei personaggi famosi convivere con il successo dei genitori non è mai semplice, e per Oppini non è stato diverso. “Alle elementari e alle medie fui parecchio bullizzato. Non volevo che mi venisse a prendere a scuola, perché magari arrivava da una trasmissione tv super tirata, truccata, con tacchi vertiginosi, la pelliccia, ed erano cori da stadio. Quando uscì il Macellaio fu un disastro”. Lui quel film l’ha guardato solo molti anni dopo: “Lo guardai a 28 anni e mi dissi: tutto ‘sto casino per niente? I miei compagni erano proprio dei cretini”. 

Anche in quel caso non ne parlò con sua madre: “No e sbagliai, perché la colpevolizzai. Ma negli ultimi anni ho seguito un percorso con lo psicologo che mi ha fatto capire tante cose. Il Grande Fratello mi ha aiutato”. E al Gf partecipò proprio per “togliermi di dosso l’etichetta di ‘figlio di’ e farmi conoscere per quello che ero: uno che vendeva auto da anni e che da anni cercava di farsi spazio nello sport. Non un raccomandato”.

Per Parietti, Oppini ha dichiarato di essere stato più che un figlio un “fratello”, ma anche “un fidanzato”. Il motivo? “È che a volte mi scambia per il fidanzato: si offende se non riesco ad andarla a prendere alla stazione… Quando mi sfogo con mio padre, lui scherza: ‘Io ho divorziato, tu non puoi!’”

Il dolore per la perdita della fidanzata Luana

Tra i compagni che ha avuto Alba Parietti, quello a cui più si era affezionato era Giuseppe Lanza di Scalea: “Mi è stato vicino in tanti momenti: dalla perdita delle nonne alla morte della mia fidanzata Luana in un incidente stradale, nel 2006. Era riservato, educato, il classico Gattopardo. È mancato mentre ero al Grande Fratello, prima lo sentivo tutti i giorni. Quando sono uscito, visto che mia madre non lo nominava chiesi di lui e lei scoppiò a piangere. Io a ruota”.

E del dolore per la perdita di Luana ha parlato spesso. A superare quel trauma lo aiutarono “i Pink Floyd, più degli psicofarmaci. E il lavoro: per sei mesi in Bmw feci risultati record”.