Otto mesi di carcere. È terminato con una condanna a questa pena oggi, 28 gennaio, il processo a uno studente 18enne arrestato dopo aver lanciato un posacenere di oltre cinque chili contro gli agenti di polizia, a Torino. La procura aveva chiesto per lui una pena a un anno di reclusione. Il giudice Giorgio Potito ha riconosciuto per l’imputato, accusato di lesioni e resistenza e difeso dall’avvocata Valentina Colletta, le attenuanti generiche. La pena è sospesa grazie alla condizionale.
Gli scontri in Città Metropolitana
Il fatto risale al 14 novembre, durante una manifestazione contro il governo di Giorgia Meloni. Quel giorno, un corteo con migliaia di studenti era degenerato in violenza, fino agli scontri alla sede dell’ex provincia, in corso Inghilterra.
Lo studente è stato identificato tramite un video pubblicato dal quotidiano “La Stampa”. L’arresto è avvenuto in differita, pochi giorni dopo. “Non era possibile arrestarlo all’istante, per evidenti ragioni di sicurezza – ha ripercorso in aula l’accusa – Le immagini, però, sono chiare e limpide”. Dopo il lancio del posacenere, il giovane ha pronunciato queste parole, finite agli atti dell’inchiesta: “La giornata l’abbiamo portata a casa, dobbiamo continuare la manifestazione”.
L’ammissione di responsabilità
In occasione della convalida dell’arresto, il 18enne aveva ammesso così le proprie responsabilità: “Mi dispiace per le lesioni riportate dagli agenti. Ero sotto shock da quello che era successo. Quando siamo entrati in Città Metropolitana, i celerini in tenuta antisommossa ci hanno cacciato fuori manganellandoci. Io sono stato colpito. Mentre scappavo, il mio migliore amico è stato buttato in uno stanzino dalla Digos. Avevo paura che lo massacrassero e, infatti, è stato picchiato. Aveva il cranio aperto”.
Pochi minuti prima della sentenza, la procura ha precisato: “Dalle immagini non appare alcuno stato di shock. Il ragazzo, anzi, sembra molto consapevole di cosa sta facendo”.
Insulti ai giornalisti
L’udienza si è svolta a porte chiuse, vista la scelta del rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Nei corridoi del palazzo di giustizia, quattro amici dell’imputato hanno aspettato il verdetto. Nell’attesa, si sono lasciati andare a insulti e offese contro i giornalisti presenti.
“Questa è una vicenda del tutto sovradimensionata, più a livello mediatico che giudiziario” commenta l’avvocata Colletta, che ha difeso l’imputato.
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