di Rosario Russo*
La realtà ha una coerenza, illogica ma effettiva (Alessandro Baricco)
Voce dal sen fuggita poi richiamar non vale. Il dott. C. Nordio, in seno al suo volume del 2022 (pag. 112 e segg.) allorché fu nominato Ministro della Giustizia, auspicava convintamente l’innesto nel nostro ordinamento costituzionale (di civil law) di tutti gli istituti tipici del sistema di common law, tra cui la separazione delle carriere e la discrezionalità dell’azione penale nonché “la nomina governativa dei giudici e quella elettiva dei pubblici ministeri”, espressamente escludendo che “una simile riforma ucciderebbe l’indipendenza della magistratura, e sovvertirebbe l’ordine democratico”.
Sennonché egli, nel propugnare ora l’approvazione della riforma costituzionale, si è fatto vittorioso promotore della separazione delle carriere requirenti e giudicanti, affrettandosi in siffatta qualità a garantire specificamente “l’indipendenza della magistratura giudicante e requirente”, sebbene avesse dianzi auspicato esplicitamente “la nomina governativa dei giudici e quella elettiva dei pubblici ministeri”.
Perfino nel quarto capitolo del suo ultimo libro Nordio continua a preferire l’ordinamento anglosassone e addebita tra l’altro al pubblico ministero italiano (“probabilmente l’accusatore più potente al mondo”) di avere alle sue dipendenze la polizia giudiziaria, come imposto dall’art. 109 Cost. Spunto da cui ‘coerentemente’ prende le mosse il preoccupante proposito dettato il 25 gennaio 2026 dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani: “La separazione delle carriere non basta. Dobbiamo liberare la Polizia Giudiziaria dal controllo dei Pubblici Ministeri”.
Probabilmente valorizzando l’incoerenza nordiana, il segretario dell’Anm, dott. R. Maruotti, incorre in un eccesso comunicativo, scrivendo su Facebook, sotto la foto dell’omicidio brutale di Alex Pretti a Minneapolis: “Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella ‘democrazia’ al cui sistema giudiziario si ispira la riforma Meloni-Nordio”. Il messaggio – evidentemente smodato – viene immediatamente soppresso e il suo autore se ne scusa pubblicamente. Ma questa volta è proprio Nordio a infierire, definendo le scuse “inaccettabili” perché “rivelano o un intelletto inadeguato all’importanza della carica o la debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni … Ci auguriamo che la maggioranza dei magistrati cestini questo disgustoso messaggio nella pattumiera della vergogna”.
Infine – restando sul tema dell’incoerenza – la Presidente del Consiglio Meloni ha espresso profonda indignazione all’indomani della decisione del tribunale elvetico di scarcerare su cauzione Jacques Moretti, indagato per i reati connessi alla tragedia di Crans-Montana, disponendo perfino il richiamo dell’ambasciatore. Invece il 23 gennaio ha esternato la volontà di proporre Donald Trump al premio Nobel per la pace, nonostante il clamoroso omicidio di Renée Good ad opera dell’Ice. Per completezza è il caso di osservare che, quando Ilaria Salis sotto processo in Ungheria aveva implorato l’interessamento del governo italiano per le pessime condizioni in cui era detenuta, la premier sottolineò che “in Ungheria, come in Italia, c’è l’autonomia dei giudici”!
*già Sostituto Procuratore Generale della Suprema Corte
