La sconfitta di ieri contro il Chelsea, con conseguente eliminazione dalla Champions League ha ribadito un trend piuttosto strano: pochi allenatori hanno un dislivello simile tra il rendimento in campionato e quello nelle coppe di Antonio Conte. Da una parte sei campionati nazionali vinti in carriera, di cui cinque in Italia e uno in Inghilterra; dall’altra percorsi europei costantemente sotto le aspettative, anche con squadre che magari avrebbero potuto fare qualcosa di più. Anche per il Napoli, che arrivava a questa competizione da campione d’Italia, il trentesimo posto su 36 squadre è un risultato indubbiamente fallimentare, anche considerando i numerosi infortuni. E la buona prestazione contro il Chelsea vale fino a un certo punto, dopo un percorso comunque negativo.
Conte in realtà sembra tenerci. Lo si è visto anche ieri ai gol del Napoli contro il Chelsea, ma anche prima, quando la scorsa estate si augurò di allenare, prima o poi, una squadra che avrebbe potuto lottare per vincere la Champions League. Il verdetto del campo, però, è schiacciante. Paradossalmente, l’unica stagione in cui il tecnico salentino ha raccolto risultati soddisfacenti è stata la sua prima nelle coppe europee nel 2012/13, quando la sua Juventus in Champions League venne eliminata solo ai quarti di finale da un Bayern Monaco che poi sarebbe andato a vincere la coppa.
Da quel momento il rapporto tra Conte e le coppe europee è stato problematico, per usare un eufemismo. Per raccontarlo, ho raccolto le 10 partite peggiori della sua carriera europea, ordinandole sulla base della media aritmetica di tre diversi criteri: l’importanza della partita, la negatività della prestazione e il dislivello di valore tra la sua squadra e quell’avversaria. Cominciamo.
10: MURA-TOTTENHAM 2-1, CONFERENCE LEAGUE 2021/22
Importanza della partita: 2.5/10
Negatività della prestazione: 8/10
Valore rispetto alla squadra avversaria: 10/10
Cosa si ottiene se si uniscono le difficoltà europee di Conte alla maledizione perpetua che aleggia sul Tottenham? Semplice: la serata più bella della storia della squadra di una cittadina slovena di poco più di diecimila abitanti. Il Mura prima va in vantaggio dopo 11 minuti con un sinistro a giro di pregevole fattura di Horvat, poi si ritrova anche in superiorità numerica per via del doppio giallo rimediato da Sessegnon. Nel secondo tempo Conte schiera l’artiglieria pesante inserendo Davies, Son, Lucas Moura e Dier, e il Tottenham trova il pareggio con Kane, ma al minuto 94, nel modo più clamoroso possibile, il Mura segna il gol del 2-1 su contropiede con Maroša, che oggi gioca in seconda divisione slovena.
«Dopo tre settimane e mezzo che sono qui sto iniziando a capire com’è la situazione», dirà Conte dopo quella partita masticando amaro. «E non è semplice. In questo momento il livello del Tottenham non è così alto». Questa sconfitta contribuirà all’eliminazione dal girone, sancita poi dalla sconfitta a tavolino contro il Rennes, che Tottenham sceglierà di non giocare dopo che era stata rimandata per un focolaio di Covid nel club. Vero, era solo Conference League, il che ci fa posizionare questa partita nella posizione più bassa della classifica, ma vista la storia recente del Tottenham forse non era il caso di essere così schizzinosi.
9: SIVIGLIA-INTER 3-2, EUROPA LEAGUE 2019/20
Importanza della partita: 9.5/10
Negatività della prestazione: 4.5/10
Valore rispetto alla squadra avversaria: 7/10
Qualche interista potrebbe storcere il naso vedendo questa partita finire solamente al nono posto, ma in fin dei conti per perdere una finale di Europa League bisogna prima arrivare a giocarla. E quella partita, in realtà, l’Inter di Conte non la giocò neanche così male. L’avversario è un Siviglia tecnicamente non così forte, ma molto ben messo in campo da Julen Lopetegui. In un primo tempo molto acceso prima Lukaku trova il vantaggio su rigore, poi gli andalusi ribaltano tutto grazie a una doppietta di de Jong. Alla fine l’Inter si porta sul 2-2 con Godín.
Nella ripresa i nerazzurri tutto sommato tengono bene il campo, ma il protagonista in negativo si rivela proprio il centravanti belga: un errore in uno contro uno contro Bono viene seguito, pochi minuti dopo, da un goffo autogol che conduce al definitivo 3-2 per il Siviglia. Le critiche verso Conte verteranno principalmente sulla scelta di tenere in campo per 77 minuti un impalpabile Gagliardini al posto di Eriksen, ma almeno qui non ce la sentiamo di essere troppo severi con il tecnico salentino. È stata questa partita sfortunata, la sliding door principale della carriera europea di Antonio Conte?
8: INTER-SLAVIA PRAGA 1-1, CHAMPIONS LEAGUE 2019/20
Importanza della partita: 6/10
Negatività della prestazione: 7/10
Valore rispetto alla squadra avversaria: 8.5/10
All’esordio nella Champions League 2019/20 l’Inter affronta lo Slavia Praga a San Siro. Il girone è di quelli particolarmente complicati, perché i nerazzurri oltre ai cechi si ritrovano davanti due potenze europee come Barcellona e Borussia Dortmund. Proprio per questo la partita casalinga contro la squadra sulla carta più debole del girone dovrebbe essere quella in cui mettere punti in cascina ma le cose vanno diversamente.
L’Inter nel primo tempo controlla il gioco ma non riesce a trovare varchi per creare grosse occasioni, e finisce per infrangersi sul blocco basso avversario. Lo Slavia Praga nel secondo tempo trova il vantaggio con il nigeriano Olayinka e in seguito va addirittura vicino al raddoppio, approfittando della confusione nerazzurra. A evitare lo psicodramma ci pensa Barella, abile a ribattere in porta una punizione di Sensi finita sulla traversa. Ma è troppo poco e l’1-1 finale si rivelerà molto velenoso per gli equilibri del girone, che vedrà alla fine i nerazzurri qualificarsi terzi, a tre punti dal Borussia Dortmund, retrocedendo in Europa League. «Sono stato io il più asino», dirà Conte a fine partita, rimproverando duramente i suoi per la prestazione offerta: dopo tre vittorie in Serie A, questo è la sua prima delusione sulla panchina dell’Inter.
7: ROMA-CHELSEA 3-0, CHAMPIONS LEAGUE 2017/18
Importanza della partita: 7/10
Negatività della prestazione: 8/10
Valore rispetto alla squadra avversaria: 7/10
Il Chelsea si presentava alla Champions League 2017/18 da campione d’Inghilterra in carica, con una squadra che avrebbe potuto e forse anche dovuto ambire a un percorso di un certo livello. Nel girone si susseguono prima due vittorie contro Qarabag e Atletico Madrid e poi un pareggio casalingo per 3-3 contro la Roma, prima di andare a sfidare proprio i giallorossi all’Olimpico.
È qui che la stagione europea del Chelsea inizia a sbandare, crollando sotto i colpi della squadra di Di Francesco: una doppietta di El Shaarawy e un gol di Perotti portano il risultato finale sul 3-0. Una partita su cui ha inciso lo stato di grazia di quella Roma, che sarebbe arrivata a giocare addirittura la semifinale della Champions League, ma anche la difesa allegra del Chelsea, non proprio irreprensibile. Alla fine i giallorossi sfiorano anche il 4-0, evitato da un bellissimo intervento di Courtois su un colpo di testa di Manolas. Questa sconfitta costerà al Chelsea il primo posto nel girone: da non testa di serie, Conte agli ottavi di finale pescherà il Barcellona e verrà eliminato prima di quanto ci si sarebbe aspettati a inizio stagione.
6: JUVENTUS-BENFICA 0-0, EUROPA LEAGUE 2013/14
Importanza della partita: 9/10
Negatività della prestazione: 5.5/10
Valore rispetto alla squadra avversaria: 7.5/10
Uno dei ricordi più dolorosi della storia recente per la tifoseria juventina: la mancata qualificazione alla finale dell’Europa League 2013/14, che quell’anno si sarebbe giocata proprio allo Juventus Stadium. Il Benfica di Jorge Jesus è una squadra volenterosa e organizzata, forse sottovalutata al tempo, ma la Juventus di Conte era forse al massimo del suo splendore.
La gara di andata al Da Luz si chiude sul 2-1, un risultato negativo che però lascia un certo spiraglio aperto per il ritorno, considerando la regola dei gol in trasferta. A Torino la Juventus mette sotto assedio il Benfica per quasi tutta la partita, specialmente quando gli avversari finiscono prima in 10 e poi in 9 uomini, e si vede anche annullare (giustamente) un gol di Osvaldo per fuorigioco. Il muro portoghese, però, regge fino all’ultimo. «Il Benfica è passato con due tiri in 180′: meritavamo noi, anche se loro sono una squadra di valore», dice Conte a fine partita, in un’intervista in cui si lamenterà molto anche dell’arbitro. Nei giorni successivi si parlerà soprattutto del mancato turnover nella gara di campionato contro il Sassuolo, giocatasi tra l’andata e il ritorno della semifinale. Conte preferì inseguire il record di 102 punti in Serie A, poi effettivamente raggiunto, con una delle scelte più Antonio Conte di tutta la sua carriera.
5: GALATASARAY-JUVENTUS 1-0, CHAMPIONS LEAGUE 2013/14
Importanza della partita: 8.5/10
Negatività della prestazione: 7/10
Valore rispetto alla squadra avversaria: 7.5/10
La decana di tutte le delusioni europee di Antonio Conte. La Juventus va in Turchia per prendersi gli ottavi di Champions League, avendo a disposizione due risultati su tre per chiudere il girone al secondo posto dietro al Real Madrid. Il Galatasaray è quello di sempre: una squadra ostica con in campo dei giocatori all’apparenza in parabola discendente, in questo caso Sneijder e Drogba. A caratterizzare più di ogni altra cosa la partita è la neve che ricopre Istanbul, che diventa in poco tempo un caso. La partita viene prima rinviata dal martedì al mercoledì e poi a essere giocata in un campo in condizioni pietose: è la partita del «this is not football», che rimarrà suo malgrado una delle frasi più ricordate di Conte.
La Juventus soffre poco ma crea altrettanto poco, cercando di speculare sul vantaggio di poter essere soddisfatta con il pareggio. Le cose però non vanno secondo i piani: Sneijder gela i bianconeri al minuto 85 e porta il Galatasaray agli ottavi di finale. «Per me questo non è calcio, non c’era spettacolo: c’era solo una partita a tamburello, anche molto pericolosa per i giocatori», dirà Conte, in fiamme di fronte a una delle sue delusioni europee più cocenti. Chissà come avrà reagito alle parole di Roberto Mancini, allora tecnico del Galatasaray: «È stato difficile giocare a pallone, ma credo che abbiamo meritato».
4: COPENHAGEN-NAPOLI 1-1, CHAMPIONS LEAGUE 2025/26
Importanza della partita: 8/10
Negatività della prestazione: 8/10
Valore rispetto alla squadra avversaria: 8/10
Questa ce la ricordiamo bene. La gara contro il Copenaghen era per il Napoli praticamente un match-point: in caso di vittoria sarebbe stata raggiunta quota 10 punti, che era quasi certo – e così è stato – che sarebbe stata sufficiente per entrare tra le prime 24 della Champions League. Quella danese è una squadra brillante nel gioco ma il dislivello tecnico rimaneva comunque ampio, e infatti il Napoli non fatica ad assumere il controllo del gioco sin dai primi minuti. Un ulteriore aiuto viene fornito dal folle intervento a gamba tesa di Delaney su Lobotka, che regala agli azzurri anche la superiorità numerica. Pochi minuti dopo McTominay trova il vantaggio su calcio d’angolo.
La partita pare ormai indirizzata, ma il Napoli una volta trovato il gol dello 0-1 forse pensa di essere già passato. Al minuto 70 Buongiorno interviene in ritardo su Elyounoussi in area, portando il Copenaghen al tiro dagli 11 metri. Larsson si fa parare il rigore da Milinkovic-Savic, ma insacca la ribattuta e porta il risultato sull’1-1. Nonostante un assedio finale del Napoli il risultato non si smuove più. «Si vede che il nostro livello non è così alto per la Champions», dirà Conte in uno di quelle dichiarazioni che sembrano contemporaneamente accuse verso i propri giocatori e verso chi li accusa. Oggi possiamo dire che è stata questa la partita che ha eliminato il Napoli da questa Champions, come d’altra parte ha detto lo stesso Conte ieri sera.
3: INTER-SHAKHTAR DONETSK 0-0, CHAMPIONS LEAGUE 2020/21
Importanza della partita: 8.5/10
Negatività della prestazione: 8/10
Valore rispetto alla squadra avversaria: 8.5/10
Dopo aver ottenuto 5 punti in 5 giornate, l’Inter si ritrova a chiudere il suo girone di Champions League dovendo necessariamente vincere la gara in casa contro lo Shakhtar Donetsk, che qualche mese prima era stato sconfitto 5-0 in semifinale di Europa League. In Italia si parlerà però soprattutto dell’altra partita del girone, perché se Real Madrid e Borussia Mönchengladbach avessero pareggiato i nerazzurri sarebbero stati eliminati con qualsiasi risultato. È uno dei molti picchi di paranoia e complottismo del nostro dibattito sul calcio.
Quella dell’Inter è una partita all’assedio, per certi versi anche sfortunata: Lautaro stampa la palla sulla traversa dopo 7 minuti e il portiere ucraino Pyatov è in serata di grazia. L’occasione più grossa arriva però verso la fine, quando Sánchez colpisce di testa un pallone che non entra in porta solo per la clamorosa deviazione di testa di Lukaku. Uno dei molti surreali momenti di psicodramma della carriera del belga. La partita finisce 0-0, condannando l’Inter ad arrivare addirittura quarta nel girone, mentre lo Shakhtar può accontentarsi del ripescaggio in Europa League. La partita rimarrà nella memoria anche per la memorabile lite tra Conte e Capello negli studi di Sky Sport. Capello nel post-partita accusa Conte di non avere un piano B; Conte risponde con una battuta credo involontaria: «Non lo vogliamo rendere pubblico, altrimenti ci parano pure il piano B». Quell’eliminazione viene compensata dal percorso in campionato, perché senza le coppe di mezzo l’Inter diventa uno schiacciasassi e finisce per vincere con autorevolezza il suo diciannovesimo Scudetto. In tutto questo il Real Madrid aveva tranquillamente battuto 2-0 il Mönchengladbach.
2: INTER-BARCELLONA 1-2, CHAMPIONS LEAGUE 2019/20
Importanza della partita: 8.5/10
Negatività della prestazione: 7.5/10
Valore rispetto alla squadra avversaria: 8.5/10
Può sembrare strana una sconfitta contro il Barcellona in questa posizione ma va ricordato il contesto intorno a quella partita. Il primo posto matematico già ottenuto aveva portato Ernesto Valverde a schierare nell’ultima giornata del girone una formazione a dir poco sperimentale, la cui composizione varia tra riserve e giocatori della Masia. L’Inter, dal canto suo, doveva vincere per arrivare sopra il Borussia Dortmund e passare agli ottavi di finale da seconda classificata.
La partita è però molto più difficile di quanto si immaginava alla vigilia. Al minuto 23 il Barcellona va in gol con la futura meteora della Roma, Carles Perez, trovando lo 0-1. L’Inter pareggia verso la fine del primo tempo con Lukaku: Lautaro Martinez difende la palla spalle alla porta da vero maestro e serve correttamente il belga, abile a trovare l’1-1 con un gran sinistro da fuori area. Nel secondo tempo Lautaro si fa annullare due gol per fuorigioco, e man mano che i minuti scorrono senza gol la tensione aumenta sempre di più. Alla fine a deciderla è Ansu Fati, che con il suo 1-2 al minuto 86 diventa il più giovane marcatore della storia della Champions League e condanna al terzo posto i nerazzurri. Nel post-partita Conte dichiara che i suoi avrebbero meritato la qualificazione, ma la realtà è implacabile. È forse una delle eliminazioni della Champions League più inspiegabili della sua carriera.
1: PSV-NAPOLI 6-2, CHAMPIONS LEAGUE 2025/26
Importanza della partita: 7.5/10
Negatività della prestazione: 10/10
Valore rispetto alla squadra avversaria: 7/10
Probabilmente la sconfitta più brutta del Napoli di Conte, non solo in questa stagione. Nelle precedenti due giornate gli azzurri avevano fatto il loro: una sconfitta per 2-0 sul campo del Manchester City, ma in 10 contro 11, e una vittoria casalinga per 2-1 contro lo Sporting CP. Proprio per questo nessuno poteva aspettarsi il massacro andato in scena a Eindhoven, che pure è stata teatro di diverse mattanze italiane negli ultimi anni.
Il dominio olandese è totale e si materializza sin da subito, nonostante ad andare in vantaggio sia il Napoli con McTominay. Il PSV pareggia con un autogol di Buongiorno, trova il vantaggio con Saibari e va sul 3-1 con Man. Da questo momento il Napoli esce dal campo. Al minuto 76 Lucca si fa espellere per proteste, decretando di fatto la fine della sua esperienza a Napoli, e a quel punto gli olandesi dilagano, portando il risultato finale sul 6-2. Oggi ci fa ancora più impressione pensare a questa sconfitta guardando la classifica finale della fase campionato della Champions, che vede il PSV al ventottesimo posto finale. Se questa poteva essere la stagione del riscatto europeo per Conte, quella in cui poteva dimostrare di aver superato questo complesso, la partita di Eindhoven è stata quella che ci ha fatto capire che non sarebbe stato così.