Non ho più l’età per ricevere il questionario che Azione Studentesca ha inviato agli allievi di alcune scuole, esortandoli a indicare «gli insegnanti di sinistra». Altrimenti avrei segnalato Olga Bosisio e Giuseppe Parlato.
Olga Bosisio era la mia maestra delle elementari e veniva da una famiglia comunista filosovietica, come lasciava intuire il suo nome. Giuseppe Parlato era un professore di Storia, allievo di De Felice e intellettuale di destra. La pensavano diversamente su tutto, tranne che sull’essenziale: il valore della cultura e la passione con cui trasmetterla. Devo a loro molto del poco che ho imparato. Erano di parte? Certo. Ma erano bravi e sensibili. Quando mia madre morì, la «sinistra» Olga staccò da tutti i sussidiari la pagina sulle mamme per non farmi sentire diverso. Il «destro» Parlato detestava i lecchini. «Che mi importa se non sei di sinistra. Mi preoccupa che sei un caprone». Così motivò l’insufficienza a uno studente impreparato che sperava di passare l’interrogazione sbandierando la vicinanza ideologica al prof.
Il questionario di Azione Studentesca assomiglia a un regolamento di conti in ritardo ed è figlio del vittimismo di una destra che sta al governo, eppure continua a sentirsi all’opposizione.
Il problema della scuola non sono gli insegnanti schierati, ma gli insegnanti disamorati. Non quelli che credono ancora in qualcosa, ma quelli che – anche a causa della scarsa considerazione di cui godono – finiscono per non credere più in niente.
29 gennaio 2026, 06:40 – modifica il 29 gennaio 2026 | 09:12
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