La stagione influenzale in corso ha visto la rapida diffusione di una sottoclade del virus A(H3N2) nota come variante K, che è risultata nettamente prevalente tra i ceppi influenzali circolanti in Italia e in Europa, come indicato nei rapporti di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità. I dati più recenti mostrano che la circolazione del virus influenzale, trainata da questa variante, ha portato a milioni di casi, con una fase di elevata incidenza che potrebbe aver raggiunto o superato il picco di casi settimanali. Tra l’inizio della stagione e la metà di gennaio 2026 sono stati infatti registrati più di 9 milioni di italiani affetti da infezioni respiratorie acute, con la subclade K a dominare la scena epidemiologica.
La variante K è più facilmente trasmissibile rispetto ad altri ceppi, e ciò ha spinto molti esperti a stimare che il numero complessivo dei casi stagionali possa raggiungere cifre molto elevate, con stime anche intorno ai 14 milioni di casi nel 2026. Ma la curva, come detto, dovrebbe essere da ora in poi discendente. Salvo che nei bambini.
Sintomi e durata dell’infezione
I sintomi associati all’influenza da variante K sono in linea con quelli classici dell’influenza stagionale ma possono essere intensi e come molti hanno provato sulla propria pelle possono protrarsi più a lungo. O avere degli inattesi ritorni. I segni clinici più frequentemente segnalati includono febbre alta, dolori muscolari e articolari, forte stanchezza, tosse e congestione delle vie respiratorie. Le manifestazioni possono durare oltre i tipici 3-5 giorni delle influenze stagionali standard e, in alcuni casi, proseguire anche per oltre 15-20 giorni, soprattutto se non vengono gestite con attenzione.
Il fatto che la variante K sia antigenicamente differente implica che, rispetto ad altri anni, il sistema immunitario di molte persone possa impiegare più tempo a riconoscere e contrastare efficacemente il virus, contribuendo quindi a una durata più lunga dei sintomi e a un impatto clinico potenzialmente più significativo nelle persone fragili e negli anziani.
Come proteggersi e cosa fare
Nel contesto della diffusione della variante K, esistono diverse strategie e comportamenti utili per ridurre il rischio di contagio o per attenuare l’impatto della malattia. Fra queste, oltre alle misure comportamentali consolidate come lavarsi frequentemente le mani, evitare contatti ravvicinati con persone sintomatiche, restare a casa in caso di malattia e areare regolarmente gli ambienti, è fondamentale considerare anche l’azione del sistema immunitario e del proprio stile di vita.
Secondo il virologo Fabrizio Pregliasco nella recente intervista a Vanity Fair, «dobbiamo mantenere il nostro intestino pulito e in salute» perché il microbiota può influenzare importanti meccanismi di difesa dell’organismo. «Lo strumento più forte che abbiamo è la dieta», ha spiegato, suggerendo un’alimentazione bilanciata e un regime nutrizionale che favorisca un microbiota in buona eubiosi come supporto alle difese immunitarie. Nell’intervista Pregliasco raccomandava anche di «mantenersi fisicamente attivi», di limitare gli alimenti ultra-processati e di fare attenzione a fattori come sonno adeguato e astensione da fumo ed eccesso di alcol, che possono indebolire le risposte immunitarie. Infine, indica come abitudini utili «lavare spesso e bene le mani con acqua e sapone» per ridurre la trasmissione dei virus respiratori.
Un’altra indicazione chiave riguarda la vaccinazione: anche se i vaccini antinfluenzali stagionali non garantiscono una copertura totale contro tutte le varianti, continuano a offrire protezione significativa contro le forme gravi della malattia e le complicanze, e sono raccomandati soprattutto per anziani, fragili e persone con condizioni cliniche predisponenti. Offrono insomma un ombrello comunque utile.