Per gli studiosi del Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago la mezzanotte rappresenta «l’ora più buia» del genere umano

Da 89 secondi alla mezzanotte agli 85 secondi di oggi: l’Orologio dell’Apocalisse è più vicino che mai all’orario che metaforicamente indica la fine dei tempi, la catastrofe globale. Lo ha annunciato il Bulletin of the Atomic Scientists, fondato nel 1945 da Albert Einstein e che dal 1947 scandisce il tempo che manca alla fine del mondo. 
«Un anno fa, avevamo lanciato l’allarme: il mondo era pericolosamente vicino a un disastro globale – dicono gli esperti del Bulletin of the Atomic Scientists – e qualsiasi ritardo nell’inversione di rotta avrebbe aumentato la probabilità di una catastrofe. Invece di prestare attenzione a questo avvertimento, Russia, Cina, Stati Uniti e altri grandi Paesi sono diventati sempre più aggressivi, antagonisti e nazionalisti. Le intese globali duramente conquistate stanno crollando, accelerando una competizione tra grandi potenze in cui il vincitore prende tutto e minando la cooperazione internazionale fondamentale per ridurre i rischi di una guerra nucleare, dei cambiamenti climatici, dell’uso improprio delle biotecnologie, della potenziale minaccia dell’intelligenza artificiale e di altri pericoli apocalittici. Troppi leader sono diventati compiacenti e indifferenti, adottando in molti casi retoriche e politiche che accelerano anziché mitigare questi rischi esistenziali».

Mai così vicino alla mezzanotte

Gli 85 secondi attuali sono «il valore più vicino alla catastrofe che si sia mai visto». A comunicare gli aggiornamenti sull’Orologio dell’Apocalisse per il 2026 è stata, in diretta streaming, la commissione composta da sette uomini e donne tra cui la Premio Nobel per la Pace del 2021, Maria Ressa, e la presidente e Ceo del Bulletin of the Atomic Scientists, Alexandra Bell. «L’Orologio dell’Apocalisse è una metafora delle minacce che mettono in pericolo l’umanità, ma è anche un simbolo positivo – spiegano gli esperti -, una chiamata all’azione per tutti i cittadini, un invito a lavorare tutti insieme. Il tempo di agire è ora»



















































Il giorno del giudizio: da dove nasce questo orologio

Il doomsday clock («orologio del giorno del giudizio») nasce come detto nel 1947, come detto, da un’iniziativa degli scienziati della rivista Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago. Un’epoca di guerra fredda quindi, quando la minaccia di un conflitto nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica era percepita come verosimile. Fu creato un «orologio metaforico», o meglio, un conto alla rovescia metaforico. Gli studiosi decisero di attribuire alla mezzanotte lo scoppio di una guerra atomica, mentre i minuti precedenti a quell’orario avrebbero rappresentato la probabilità del verificarsi di quell’evento. Al momento della sua nascita, l’orologio fu impostato alle ore 23:53, a 7 minuti «di distanza» da una guerra nucleare.

Da allora, il doomsday clock è cambiato. Dal 2007, per esempio, è influenzato da qualsiasi evento che possa infliggere danni gravi e indelebili all’umanità come i cambiamenti climatici. La mezzanotte non rappresenta più quindi solo il conflitto atomico, considerato comunque da sempre un evento catastrofico per il genere umano. Prende in considerazione anche le minacce che derivano dal cambiamento climatico, quelle biologiche e quelle legate alle nuove tecnologie come l’AI.

Avanti e indietro

L’orologio dell’apocalisse, dal 1947, ha compiuto 28 movimenti, avanti e anche indietro. Nei suoi 78 anni di storia, a suo modo, ha raccontato gli eventi più importanti del mondo. Nel 1949, per esempio, si avvicinò di ben 4 minuti alla mezzanotte segnando le ore 23:57 dopo che l’Unione Sovietica fece un test facendo esplodere un ordigno atomico in un remoto sito dell’Asia centrale. Quando il presidente americano Harry Truman rese nota la notizia cominciò una corsa agli armamenti che preoccupò l’opinione pubblica mondiale. Il risultato fu che quattro anni dopo l’orologio segnava le 23:58 a causa dei test americani e sovietici di bombe all’idrogeno. «Ancora poche oscillazioni del pendolo e, da Mosca a Chicago, le esplosioni atomiche suoneranno la mezzanotte per la civiltà occidentale», scrivevano gli scienziati del Bulletin.

In quell’anno, il 1953, morì Stalin e cominciò la fase geopolitica del «disgelo». Con il risultato che, nel 1960 e 1963, secondo gli studiosi, l’umanità si allontanò dal suo annientamento ritornando alle ore 23:53 e poi addirittura alle 23:48, nonostante la crisi missilistica di Cuba del ’62. L’orologio considerò come le due grandi forze avessero evitato lo scontro diretto nella crisi di Suez (1956) e la collaborazione tra scienziati americani e sovietici che culminò politicamente nel trattato sulla messa al bando parziale dei test nucleari

La paura del conflitto nucleare

Nel 1968 le lancette tornarono ad avvicinarsi alla mezzanotte a causa delle guerre in Vietnam, Kashmir e Israele e per la nuova dotazione nucleare di Francia e Cina (23:53). Si tornò indietro alle 23:50 l’anno dopo e poi alle 23:48 nel 1972 grazie prima al trattato sulla non proliferazione di armi nucleari e poi agli accordi SALT e sui missili anti balistici. L’umanità si riavvicina alla guerra nucleare quando l’India ottiene la sua bomba atomica e Usa e Urss, con le testate MIRV, sono in grado di caricare i missili balistici con più testate potendo colpire decine di bersagli insieme. È il 1974 e sono le 23:51. 

Gli anni 80 si aprono con un nuovo avvicinamento alla fine del mondo: 23:53 (1980) e 23:56 (1981). Ciò a causa del fallimento degli accordi sul nucleare SALT, per l’invasione sovietica dell’Afghanistan e soprattutto per l’elezione alla Casa Bianca di Ronald Reagan, che non accenna più al controllo degli armamenti ma parla di voler «vincere» contro l’Urss, definita «l’impero del male». La situazione peggiora ancora quando, nel 1984, si interrompono le relazioni diplomatiche tra le due superpotenze. Sono le 23:57. L’anno prima, il 26 settembre del 1983, si era davvero sfiorata la guerra nucleare, quando un sistema radar sovietico segnala un lancio di missili balistici proveniente dagli Usa. Un ufficiale sovietico, Stanislav Petrov, identificò l’allarme come un errore e decise di non contrattaccare. La sua interpretazione fu corretta e salvò l’umanità. Ciò nonostante, la metà degli anni 80 segnarono uno dei punti più bassi nelle relazioni tra i due paesi.

La dissoluzione dell’Urss

Quattro anni dopo al Cremlino sedeva Michail Gorbaciov, che firmò con Reagan il trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF) che vietava l’uso di un’intera categoria di armi nucleari. Anche l’Europa spinse politicamente per l’accordo. La situazione migliorò e nel 1988, infatti, l’orologio tornò indietro alle 23:54. Nel 1990 il muro di Berlino era caduto e l’Urss era in dissoluzione. Gli stati dell’Europa orientale si liberavano dal comunismo e andavano alle elezioni (23:50). Un anno dopo, le lancette dell’orologio raggiunsero il punto più distante dalla mezzanotte che è stato finora toccato, le 23:43. Questo grazie alla firma degli accordi START tra Gorbaciov e il presidente George H. W. Bush sulla riduzione delle armi strategiche

«Mancano 89 secondi alla fine dell'umanità»: che cos'è l'orologio dell'apocalisse ideato dagli scienziati

L’inesorabile avvicinamento alla mezzanotte

Da quel momento il doomsday clock non ha fatto altro che avvicinarsi alla mezzanotte (con l’eccezione del 2010, dopo che le nazioni si impegnarono a ridurre le emissioni di carbonio alla conferenza delle Nazioni Unite di Copenhagen e grazie a nuove trattative sulla riduzione di arsenali nucleari tra Usa e Russia). Nel ’95 segnò le 23:46, nel ’98 le 23:51, nel 2002 le 23:53 e poi ancora 5 minuti a mezzanotte nel 2007 e nel 2012 a causa dei test nucleari del dittatore nordcoreano Kim Jong-un. Fino a quando le preoccupazioni sul riscaldamento del clima si sono decisamente imposte sull’agenda: nel 2015 erano le 23:57, due anni dopo le 23:57 e 30 secondi. Nel 2018 è stato eguagliato il record del 1953 con le 23:58: gli scienziati di Chicago sottolineano «l’uso improprio della tecnologia» e la disinformazione ma ricordano che i social media possono servire anche a costruire un «mondo più sicuro e più sano». 
Fino ai «record» giorni nostri: nel 2020 mancavano metaforicamente 100 secondi all’apocalisse, scesi a 90 nel 2023, a 89 nel 2025 e a 85 quest’anno. L’umanità, secondo gli scienziati del Bulletin, non è mai stata così in pericolo.

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29 gennaio 2026