di
Lorenzo Cremonesi

Il presidente Usa: «Niente bombe sulle città a causa del gelo». Zelensky ostenta speranza: «Grazie a Donald e agli alleati»

KIEV Donald Trump sostiene che Vladimir Putin gli ha promesso di mantenere «una settimana di tregua» nei bombardamenti su Kiev e su altre città ucraine. Volodymyr Zelensky ringrazia e attende che si avveri. «È una dichiarazione importante del presidente Trump, che dà la possibilità di mettere Kiev in sicurezza assieme alle altre città», ha reagito in serata il presidente ucraino. Che sia un raggio di sole nel gelo glaciale della sanguinosa guerra russo-ucraina?

Dopo i trilaterali di Abu Dhabi venerdì e sabato scorsi, domenica nella stessa località dovrebbe tenersi un nuovo round di negoziati, ma questa volta pare saranno bilaterali tra le due delegazioni nemiche apparentemente senza la presenza dei mediatori americani, sebbene l’amministrazione Usa resti lo sponsor dell’iniziativa. È possibile pensare che la mossa di Putin sia un passo per favorirli? Se fosse confermata, sarebbe la prima tregua da quella del 9 maggio e da quella fragilissima della Pasqua del 2025, dopo quattro anni di guerra cruenta: forse un primo gesto concreto verso la pace. Ma la cautela è d’obbligo e nell’era di Trump diventa un imperativo categorico, viste le continue e vane promesse di successo da parte del presidente Usa, compresa quella di «concludere la pace entro 24 ore» pronunciata ancora prima di essere eletto e poi continuamente smentita dai fatti.



















































C’è anche da segnalare che, proprio poco prima delle dichiarazioni di Trump, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov aveva ribadito la posizione ormai classica del Cremlino per cui «tregue parziali sono impossibili perché non servono alla pace». E nelle ultime 48 ore Volodymyr Zelensky ha detto di attendersi «nuovi massicci» attacchi russi su tutto il Paese con ampio uso di missili balistici e droni potenziati di nuova generazione modificati dalle industrie militari di Mosca, per volare più in alto e più velocemente, che si stanno rivelando particolarmente letali e molto difficili da colpire per le contraeree ucraine.

Va però anche ricordata la valenza del rapporto personale tra il capo del Cremlino e il tycoon americano, fatto di ripetuti contatti diretti dietro le quinte improntati dalla tendenza a farsi reciproci favori. «Ho chiesto a Putin di non sparare su Kiev e sulle altre città per una settimana a causa del freddo invernale e lui ha accettato. È stato davvero importante… Quindi ho pensato fosse giusto dirlo. E l’Ucraina è stata quasi sorpresa, non ci credevano, ma ne erano molto felici perché stavano attraversando grandi difficoltà», ha annunciato Trump durante la riunione del gabinetto alla Casa Bianca. E ha poi aggiunto di «credere» che sia possibile un’intesa nel prossimo futuro tra Mosca e Kiev.

Zelensky mostra una cauta speranza. «Speriamo che queste novità aiutino le città ucraine a fare fronte ai rigori di questo freddo inverno. L’energia è la base della vita e noi ringraziamo i nostri alleati per gli sforzi che fanno per proteggere le nostre vite. Grazie al Presidente Trump! Si era parlato di questa possibilità durante i negoziati negli Emirati. Ci aspettiamo che gli accordi vengano rispettati. Ridurre le tensioni aiuta ad avvicinare in modo reale alla fine della guerra», ha commentato.

Da ieri mattina sia i blogger russi che i social ucraini parlavano di una possibile «tregua dell’energia» in discussione per facilitare i colloqui negli Emirati. L’Ucraina, dopo il gelo eccezionale delle ultime settimane e i gravissimi bombardamenti russi contro il suo sistema energetico, si attende da oggi una nuova ondata di freddo polare con temperature che possono anche arrivare ai meno trenta gradi. 

I dettagli del progetto di tregua sono scarsi e confusi, ma l’idea era che i russi cessassero temporaneamente i tiri contro le infrastrutture energetiche della capitale e delle città principali. Da parte loro, gli ucraini avrebbero interrotto i raid contro le raffinerie, i gasdotti e le strutture russe. Nulla sarebbe invece cambiato per i soldati e le aree urbane nei pressi delle linee del fronte, specie nel Donbass e nella regione di Zaporizhzhia, dove si continua a combattere con accanimento. Nel pomeriggio però i media ucraini si mostravano parecchio scettici e lo stesso Zelensky aveva detto di prepararsi al peggio. A ieri sera comunque non era ancora giunta una conferma ufficiale russa.

29 gennaio 2026 ( modifica il 29 gennaio 2026 | 21:58)