L’app lanciata a luglio grazie al fondo Tech for Palestine negli ultimi giorni ha raggiunto il podio nella classifica delle più scaricate. «Non ci saranno mai censure o limitazioni, né favoritismi a pagamento»

A un anno di distanza si ripresenta una situazione quasi identica. A gennaio 2025, quando per poche ore è entrato in vigore il ban a TikTok (o meglio, ByteDance aveva volontariamente spento i propri server negli Usa), gli utenti erano migrati in massa su RedNote, un’analoga app letteralmente «Made in China». Allora suonava quasi come la fine di TikTok. Ma alla fine la base dell’utenza è rimasta ancorata al popolare social e per un anno intero, in attesa che diventasse effettiva la vendita a un gruppo americano — formalizzata il 22 gennaio — non ci sono stati grandi movimenti.

Qualcosa è cambiato negli ultimi giorni, proprio dopo la cessione di TikTok al gruppo guidato da Oracle. Fra problemi tecnici della piattaforma e accuse di censura lanciate da un gruppo di utenti, il social sta vivendo una nuova fuga di massa verso altri lidi. E in questo momento a uscirne vincitore sembra essere UpScrolled, un social fondato da un australiano di origine palestinese-giordana che si fonda su una premessa ben precisa: «Ogni voce merita una visibilità reale e un trattamento equo. Nessun shadowban, nessuna limitazione nascosta, nessun favoritismo a pagamento: mai».



















































Cos’è e come funziona UpScrolled

UpScrolled è nata appena nel 2025, ma già ha scalato le classifiche. Nell’Apple Store statunitense e australiano da giorni è al secondo posto fra le app più scaricate (e di TikTok non c’è neanche ombra nella top 10). E l’entusiasmo è così grande che i server non hanno retto. «I nostri server sono sottoposti a un carico pazzesco. È davvero emozionante!», ha scritto il fondatore e ceo Issam Hijazi in un post sul proprio social. «Ci scusiamo per gli errori e i malfunzionamenti, stiamo aumentando la nostra capacità per gestire il carico».

Il lato più “visibile” della piattaforma non è poi troppo diverso da altre altre che usiamo oggi: il profilo personale, una barra di ricerca, video verticali (ma vanno bene anche i contenuti orizzontali), post testuali (con molti più caratteri dei rivali) e messaggi privati da scambiarsi con gli altri utenti. Una differenza sostanziale distingue questo social dai concorrenti: il feed, quello che si vede aprendo l’app, è strettamente cronologico ed è basato sui post degli utenti seguiti. Che si traduce al momento dell’iscrizione, prima ancora di avere messo il primo “segui” o di avere impostato il proprio profilo, in una rassicurante pagina vuota. Nessun contenuto suggerito forzatamente sulla base dei proprio gusti (o su quello che l’algoritmo crede di aver capito sul nostro conto). Non che manchino le funzioni per esplorare il mondo al di fuori della propria bolla, ma il punto è proprio quello di affidarsi meno al potere dell’algoritmo: il feed Discovery (quello dedicato ai video suggeriti), oltre a essere secondario, si baserebbe solo sui “mi piace”, i commenti e le condivisioni, «con un tocco di casualità per assicurarsi che tutti i post abbiano la possibilità di essere visti». Per ora, insomma, non ci sarà nessun calcolo oscuro o mano invisibile di una volontà superiore vengono usati per mostrare i post “migliori” agli utenti. Ma per il futuro sono già in programma ulteriori feed che potrebbero usare l’intelligenza artificiale per consigliare contenuti sulla base delle preferenze e comportamenti degli utenti. Anche se le funzionalità, come assicura UpScrolled, saranno sempre «facoltative, eque e trasparenti». 

La migrazione verso un’app pro-Palestina

Il tema della visibilità dei post (o, al contrario, della loro censura) è la chiave per comprendere il malcontento di alcuni utenti statunitensi su TikTok e forse la causa che ha spinto alcuni a iscriversi proprio ad UpScrolled. Se la piattaforma che apparteneva a ByteDance (che oggi mantiene una quota di minoranza) è stata a lungo accusata di censurare i video che parlavano della guerra in Palestina, la soluzione non può che trovarsi in un’app creata da una persona di origine palestinese che ha promesso trasparenza nell’algoritmo e nella moderazione. E soprattutto verso una piattaforma che è nata proprio in risposta alla presunta censura dei contenuti pro-Palestina sulle altre piattaforme.

La seconda grande fuga da TikTok: adesso l'alternativa più apprezzata dagli utenti è il social palestinese UpScrolled

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29 gennaio 2026 ( modifica il 29 gennaio 2026 | 14:16)