«Mentre cantavo, i musicisti suonavano live. Volevamo spontaneità. Doveva essere un disco carnale». Serena Rossi debutta con il suo primo album, “SereNata a Napoli”, tratto dall’omonimo spettacolo teatrale che, dal 3 febbraio, riparte con la tournée invernale. Da “Dicitencello vuje” a “Io Mammeta e tu”, 14 tracce per raccontare la sua città. Intanto l’attrice è tornata sul set. Impegnata nelle riprese de “La famiglia Panini”, serie Rai sulla creatrice delle celebri figurine, presto la vedremo nel film Netflix, “Non abbiam bisogno di parole”.


Nel disco la sua voce evoca immagini. Era il suo intento?


«Come molti altri, ho sempre ascoltato alcune di quelle canzoni un po’ distrattamente, senza soffermarmi davvero sul significato. Volevo sottolineare quelle parole».


Perché un album di brani della tradizione napoletana?


«Per far capire ai ragazzi che non sono vecchi. Dentro ci sono mondi, alcuni incredibilmente attuali. Desideravo prendere un pezzetto di quel repertorio, farlo mio e lasciarlo per sempre».


Nel futuro immagina un disco di inediti?


«Credo che saper cantare non significhi essere una cantante. Bisogna avere un’urgenza e un’identità musicale e vocale forti per emergere. Quindi, ora, dico di no».


Il pubblico teatrale come ha reagito ai filmati sulla guerra nei quali ha inserito riferimenti all’oggi?


«Applausi a scena aperta. Su quel palco dicevo quello che tutto il pubblico voleva dire».


Cosa l’ha attratta de “La famiglia Panini”?


«Olga Panini, vedova con 8 figli, ha avuto il coraggio di andare avanti e far sognare tanti bambini mentre insegnava loro qualcosa».


Com’è stato lavorare con Sarah Toscano al suo esordio in “Non abbiam bisogno di parole”?


«Mi sono divertita a fare la maestra di un coro.

Sarah è stata bravissima. Sono una fan degli artisti che spaziano da un campo all’altro, perché lo sono io per prima».


Ultimo aggiornamento: venerdì 30 gennaio 2026, 07:09





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