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Francesca Basso, nostra corrispondente da Bruxelles

Parla il leader del Ppe: «Un solo presidente per Commissione e Consiglio»

«Dobbiamo credere in noi stessi: non guardare prima agli altri, ma alle nostre forze. Dobbiamo avere fiducia nel Mercato unico». Il leader del Ppe Manfred Weber, che guida anche il gruppo al Parlamento europeo, oggi sarà a Zagabria con i leader europei che fanno parte della famiglia popolare — per l’Italia ci sarà Antonio Tajani — per definire le priorità politiche del partito per quest’anno, iniziato con grandi tensioni internazionali, dalla Groenlandia all’Ucraina.  Saranno mesi determinanti perché nel 2027 si vota in molti Paesi Ue, come l’Italia, la Spagna e la Polonia.

Cosa serve all’Ue in questo momento?

«Dobbiamo rafforzare di nuovo la nostra economia: lavoro, costo della vita e crescita economica sono priorità chiave. Ma dobbiamo anche riflettere sull’architettura generale dell’Ue: l’Europa è pronta per il futuro? Senza dimenticare migrazione e sicurezza».

Dopo quanto successo con Washington la scorsa settimana e le pretese sulla Groenlandia, gli Stati Uniti restano un partner affidabile?
«Abbiamo visto che non possiamo più fare affidamento al cento per cento sugli Stati Uniti. L’Europa è sola in un mondo piuttosto freddo, e dobbiamo rispondere a questa realtà».



















































Serve un’Unione europea più forte?
«Siamo orgogliosi della nostra identità, io vengo dalla Baviera. Il Ppe crede in regioni forti e in nazioni forti, ma anche profondamente in un’Unione europea rafforzata. L’Europa ha mostrato forza la scorsa settimana nella questione dei dazi con Trump: abbiamo sospeso la ratifica dell’accordo scozzese e abbiamo detto al presidente Usa che eravamo pronti a imporre dazi sui prodotti americani se non fosse stato ragionevole e affidabile. Questo ha dimostrato la forza dell’Europa, e Trump l’ha riconosciuto. Ma nel campo della difesa non siamo ancora in grado di rispondere pienamente alle richieste sul tavolo. Anche sulle sanzioni e sull’unanimità in Consiglio ci sono problemi».

L’Europa è pronta per le sfide attuali?
«No, non lo siamo ancora. Serve un’idea ambiziosa per il futuro dell’Europa. Il punto di partenza è la visibilità dell’Unione europea. Per questo unirei la figura del presidente della Commissione e quella del presidente del Consiglio europeo in una sola persona. È possibile anche con l’attuale Trattato di Lisbona. Avremmo così una persona che rappresenta davvero l’Ue: un presidente dell’Unione europea. Questa persona dovrebbe essere eletta dai cittadini europei, in modo da poter parlare con il presidente americano o cinese allo stesso livello».

C’è anche un problema di unità nell’Unione europea.
«Durante le vacanze di Natale abbiamo visto gli sviluppi in Venezuela, in Iran, in Groenlandia, e in tutti questi casi l’Europa non è riuscita a dare una vera risposta unitaria. Orbán non ha sostenuto la posizione dell’Ue sul Venezuela; sulla Groenlandia hanno negoziato diversi formati; sull’Ucraina si è parlato nel formato E3 (Germania, Francia, Regno Unito). Ma questo non è “Europa”. Sono singoli Paesi. Anche il formato E3 non rappresenta l’Europa nel suo insieme. La Polonia, per esempio, dovrebbe essere al tavolo per l’Ucraina, così come i Paesi Baltici e l’Italia, che è un Paese del G7. Dobbiamo trovare il modo di arrivare a vere soluzioni europee. Il punto chiave è superare l’unanimità».

Sull’unanimità, nel Partito popolare europeo la posizione è condivisa?
«È una discussione aperta. Sempre più leader riconoscono che il sistema attuale non funziona. Anche gli Stati membri più grandi devono capire che solo attraverso l’Europa possono avere un’influenza internazionale reale. Con il veto nessuno prende sul serio la posizione dell’Ue e si cercano altri formati».

La premier Meloni è contraria al superamento dell’unanimità, il ministro Tajani a favore.
«Faccio i complimenti ad Antonio Tajani come ministro degli Esteri: è stato coraggioso nel dire che anche nella politica estera dobbiamo superare l’unanimità. I grandi Paesi come l’Italia avranno sempre voce in capitolo».

Il futuro è una difesa europea?

«Servono eserciti nazionali forti — e apprezzo ciò che sta facendo l’Italia — ma ci sono settori in cui possiamo fare meglio insieme. Per esempio, un sistema comune di sorveglianza satellitare. Abbiamo bisogno degli Stati Uniti per il supporto Nato ma non sarà sufficiente anche in futuro. Dobbiamo costruire un pilastro europeo della difesa».

Dalla presentazione del Rapporto Draghi nel settembre 2024 si parla di competitività in Europa ma senza risultati. Cosa è cambiato?
«Ora abbiamo bisogno di una tempistica chiara. Serve fissare date concrete. Le nostre imprese hanno bisogno di certezza assoluta».

Il Ppe vuole fare pressione sulla Commissione?

«Le proposte sull’Unione dei mercati dei capitali sono sul tavolo da cinque anni. Questo è il problema: analizziamo, ma non agiamo. Ed è una responsabilità condivisa tra Commissione, Consiglio e Parlamento. Su alcuni temi servono nuove proposte della Commissione, che in parte sono già pronte. Su altri dobbiamo superare i blocchi e i dibattiti interni nazionali. Serve volontà politica e fiducia nel Mercato unico».

Il motore franco-tedesco che di solito traina l’Europa sembra inceppato. Può essere sostituito da un motore italo-tedesco?
«Mi piacerebbe vedere quanti più “motori” possibili per far avanzare l’Unione europea, non vedo una competizione. Roma e Berlino sono due governi stabili e forti: condividono una visione comune su crescita e competitività. E sulla difesa. Sono sempre stato convinto che Meloni e Tajani siano partner forti all’interno dell’Unione europea e contribuiscano a promuovere soluzioni europee».

30 gennaio 2026 ( modifica il 30 gennaio 2026 | 08:15)