di
Susanna Tamaro
Quello che sta succedendo non ha nulla a che vedere con la sua immagine pubblica, ma con qualcosa di più grave e che accomuna la sua vicenda a quella dei bambini del bosco
L’ignobile caravanserraglio dei media riguardo alla vicenda del critico d’arte Vittorio Sgarbi a cui siamo costretti ad assistere da mesi, non può che portare a riflessioni di buonsenso e di civiltà. Vittorio Sgarbi è un indiscusso protagonista della cultura italiana, spesso al centro di polemiche per il suo carattere strabordante, eccessivo, a volte addirittura bulimico di incarichi e di visibilità, che si è fatto molti nemici ma che ha sempre goduto della stima e dell’ammirazione di tanti per la sua grande competenza e capacità divulgativa nel campo artistico.
Quello che sta succedendo non ha nulla a che vedere con la sua controversa immagine pubblica, ma con qualcosa di molto più grave e che accomuna la sua vicenda, in qualche modo, a quella dei bambini del bosco. In entrambi i casi abbiamo delle persone che non compiono alcun crimine, ma semplicemente non si uniformano alla codificata consuetudine dei tempi, e per questo vengono psichiatrizzate. Gli psichiatri sono assurti, loro malgrado, a sacerdoti del postmoderno. La loro parola sancisce ciò che è accettabile da ciò che non lo è, bruciando più di duemila anni di storia, in cui l’accettabile e il non accettabile era contenuto nel Decalogo. I bambini Trevallion e i loro genitori saranno inutilmente sequestrati dallo Stato almeno per ancora cinque mesi, portando così a compimento la devastazione del nucleo familiare. Ci vogliono davvero cinque mesi per capire se due persone sono squilibrate? E se il risultato fosse che non lo sono, in che modo la società lo risarcirà?
Il casus belli, nella vicenda di Sgarbi, è la preoccupazione di una figlia che teme che il padre, nelle condizioni di fragilità in cui versa, non sia in grado di gestire la sua vita e questo, nonostante il critico d’arte, non viva alla Stazione Termini dormendo tra i cartoni, ma in una casa, accudito e seguito da medici e dalla compagna di una vita. Tutte le persone che lo conoscono da anni sono testimoni che Sabrina Colle non è una badante che si approfitta della situazione ma la compagna che, con infinita pazienza e sopportando il suo difficile carattere, i tradimenti e le sue intemperanze, gli sta accanto da più di trent’anni.
Le persone che hanno un talento e un’intelligenza fuori dalla norma, portano sempre dentro di sé una finestra aperta sul baratro. E questo baratro può scatenare all’improvviso momenti di buio, di depressione e di grande fragilità. La storia della letteratura, della musica, della filosofia è popolata di artisti e di pensatori che, se fossero vissuti oggi, sarebbero stati tutti psichiatrizzati e messi sotto tutela da un amministratore di sostegno.
Il nostro tempo è il tempo della banalità mediocre che non concede sconti. O sei dentro o sei fuori. E se sei fuori, devi essere tutelato dal sistema sociale di uno Stato che decide per te. Il principio di una democrazia liberale, invece, dovrebbe essere quello di garantire a una persona che abbia accumulato dei beni nella sua vita la possibilità di farne, finché è in vita, l’uso che desidera.
Il rottamato Decalogo diceva che i figli devono onorare il padre e la madre, non amarli, perché l’obbligatorio flusso d’amore tra genitori e figli non è, alla fine, che un dogma sviluppato nella seconda metà del Novecento. I genitori possono essere davvero pessimi, ma se noi esistiamo è perché loro ci hanno dato la vita. Onorare vuol dire rispettare i propri obblighi di figlio, il primo dei quali è accettare le loro scelte. Qualunque esse siano.
29 gennaio 2026 ( modifica il 30 gennaio 2026 | 08:52)
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