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Redazione Economia
L’erede del patron di Luxottica a Otto e mezzo: «L’incidente in Ferrari? Sono andato via perché avevo un impegno di lavoro e ho chiesto all’autista di aspettare la polizia». E in politica «ho votato sia Renzi che Meloni»
Ha parlato delle difficoltà tra gli eredi a chiudere la successione. Dei suoi ultimi voti politici, da Matteo Renzi a Giorgia Meloni. dell’incidente con la Ferrari. Leonardo Maria Del Vecchio, ospite di Lilli Gruber per la trasmissione Otto e mezzo su La7, non si è sottratto ad alcuna domanda. Sottolineando come «quella di Berlusconi» sia stata «un esempio di successione ben riuscita».
L’eredità controversa di Leonardo Del Vecchio
Non sono bastati tre anni agli otto eredi di Leonardo Del Vecchio — proprietari del 12,5% a testa della cassaforte Delfin — per chiudere la successione del fondatore di Essilux. «Io ho accettato in maniera nuda e cruda l’eredità di mio padre – ha sottolineato Leonardo Maria Del Vecchio – bisogna chiederlo agli altri che hanno chiesto il beneficio d’inventario perché non ci siamo messi d’accordo». E il riferimento è a Nicoletta Zampillo, Rocco Basilico (figlio della vedova di Leonardo Del Vecchio e di Paolo Basilico) e agli altri azionisti di Delfin. «Quella di Berlusconi – ha sottolineato a Otto e mezzo su La7 – è un esempio di successione ben riuscita. La differenza di età e la lontananza dei nuclei familiari, sono tre, e il più grande aveva 70 anni e il più giovane nemmeno 20 quando tutto è iniziato, rendono le cose più complesse per noi».
L’incidente con la Ferrari
L’erede del patron di Luxottica ha risposto anche sull’incidente avuto con la Ferrari di novembre scorso sulla tangenziale di Milano per cui è indagato per le ipotesi di sostituzione di persona in concorso e omissione di soccorso: «Dopo essermi accertato dell’arrivo dei soccorsi, per non fare omissione di soccorso, ho chiamato l’autista perché aspettasse la polizia che dopo un’ora e mezza non era ancora arrivata e io avevo un impegno di lavoro, non per
mettersi alla guida».
Il ruolo da imprenditore e gli inizi nel negozio di occhiali
Del Vecchio si è raccontato anche come imprenditore: «Sono un imprenditore che si concentra sul fare più che pubblicizzare quello in cui investe. Risultati ce ne sono stati molti, ma posso capire che siano più
leggibili dai molti, il gossip e le cronache rosa». «Il mio percorso come imprenditore è iniziato poco più di tre anni fa: ho 31 anni, ma lavoro da quando ne avevo 21: iniziando in un negozio di occhiali ho avuto possibilità di vedere tutti gli aspetti della grandissima azienda che mio padre ha creato. Penso che sarebbe contento di me e non solo di questi ultimi 4 anni, se no non sarei stato scelto come manager di riferimento all’interno della sua azienda». La lezione più grande ricevuta dal genitore è stata «il valore umano e che il cuore delle aziende sono le persone». Gli investimenti fatti, dall’hospitality all’editoria, sono il «risultato di una scelta non facile, non voler prendere scorciatoie. Credo in questo Paese, sono innamorato dell’Italia, ho ricevuto tanto ed è giusto, lo vedo come un dovere, cercare di restituire qualcosa, come i 1.500 posti di lavoro che ho creato con l’Hospitality Group».
Le idee politiche, da Renzi a Meloni
Quanto alle idee politiche, Del Vecchio junior ha sottolineato di aver «votato sia Renzi che Meloni in passato». E ha promosso il governo Meloni: «Mi piace l’Italia di questi tre anni e mezzo di governo. Posso dire che se non mi fossi sentito stabile nell’investire in Italia non lo avrei fatto. Questa stabilità è anche parte del governo». Sulla politica estera ha invece sottolineato che
«se l’Europa giocasse un ruolo più forte e importante renderebbe molto più difficile le azioni di Trump. Sono super pro-Europa, per un’Europa unita».
Il futuro nell’editoria
Del Vecchio ha anche spiegato i suoi recenti investimenti nell’editoria. «Credo molto nell’informazione vera. Ho notato che i giovani traggono informazioni e risposte da mezzi non autorevoli, cosa che reputo essere un potenziale pericolo per il futuro. Lo faccio perché mia figlia possa avere un giorno informazione da firme autorevoli. Mi è sempre stato detto che corro troppo, ma prima di fare un ulteriore passo come comprare una televisione è meglio aspettare, dato che non sono ancora entrato formalmente all’interno dell’editoria» ha aggiunto.
L’investimento nel Giornale e quello mancato su Repubblica
Del Vecchio ha provato anche a spiegare la scelta dei quotidiani in cui investire. «Nel libero mercato un venditore ha libertà di scegliere il suo acquirente. Elkann ha preso la sua decisione (su Repubblica, ndr). Se si pensa al Giornale, è l’ex Giornale di Montanelli. Pochi sanno che tutto è iniziato proprio con la trattativa per il Giornale. L’offerta a Gedi è stata successiva, in un percorso prestabilito un anno prima. Sono sempre dalla parte dell’informazione libera. Ho sempre rispettato il dna delle aziende, altrimenti significherebbe snaturarla. Giornali ed editoria non sono paragonabili a occhiali e frigoriferi, ma gruppi editoriali importanti lo sono diventati grazie al loro dna, alle firme e ai loro giornalisti».
L’operazione Mps-Mediobanca
Del Vecchio ha risposto anche sul settore bancario, spiegando l’ingresso di Delfin nel risiko bancario. «L’operazione Mps e Mediobanca è nata dalla visione di mio padre, vedendo lo strapotere delle banche straniere, di creare un campione italiano che potesse competere con le più grandi banche europee e americane». Quanto alle polemiche, ha spiegato che «assolutamente non c’è stato concerto, il concerto si prefigura se le azioni sono detenute per meno di un anno. C’è un’indagine in corso, ma quello che posso dire è che sia mio padre, quindi Delfin, sia l’ingegner Caltagirone sono investitori di lungo periodo, che hanno sempre voluto fare bene alle aziende italiane: mi sembra un ossimoro che si critichi la politica quando nazionalizza le imprese e quando le si privatizza. Io credo che quando uno Stato salva un’azienda e poi riesce tramite la privatizzazione a rimetterla in piedi facendo fruttare i soldi dei contribuenti, abbia fatto esattamente quello che uno Stato deve fare».
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30 gennaio 2026 ( modifica il 30 gennaio 2026 | 13:28)
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