di
Mario Platero

Warsh è conosciuto per due elementi chiave: una decisa avversione al rischio inflazione e una predisposizione alla deregolamentazione del settore bancario

NEW YORK – È nella natura dell’uomo, decidere sempre a sorpresa (o quasi): con la nomina di Kevin Warsh di venerdì Donald Trump ha messo da parte il «suo» professor Kevin Hassett e ha affermato di nuovo la sua preferenza per un uomo d’affari pragmatico, formatosi come avvocato – come era Jerome Powell – piuttosto che un economista DOC, accademico, come era sempre stato dai tempi di Paul Volcker in avanti. 

Volcker, che pure non era un accademico o un PhD, aveva però una laurea in economia ed era considerato un economista classico. Come del resto era Alan Greenspan che non lavorava nella ricerca universitaria. Intendiamoci, non possiamo dire che Warsh non sia un «economista» solo perché ha un dottorato in legge e appena alcuni corsi in economia: era infatti già stato nel consiglio dei governatori della Fed tra il 2006, nominato da George W. Bush quando aveva appena 35 anni, il più giovane, fino al 2011, facendosi così un’esperienza approfondita non solo sull’economia e sul funzionamento della Fed ma anche sui quei flussi costanti di dati che un Presidente della Banca Centrale americana deve analizzare con un pizzico di ispirazione da alchimista. 



















































La sua battaglia con Hassett (gli unici due candidati seri da oltre un anno) ha avuto alti e bassi anche recenti. Poche settimane fa Trump aveva fatto capire a tutti di aver scelto Hassett. Poi, e questo dobbiamo riconoscerglielo come elemento non ideologico nelle sue apparenti improvvisazioni, ha capito di aver sbagliato a portare l’attuale Presidente Jerome Powell in tribunale, ad attaccare l’indipendenza della Fed, sacerdozio ultimo del capitalismo americano. Trump ha registrato le reazioni dei mercati – gli unici in grado di intimorirlo perché non li può ne controllare ne minacciare – e al suo capo economista Hassett che avrebbe destato sospetti di collusione eccessiva, ha scelto Warsh, che aveva bypassato a favore di Jerome Powell nel 2018.

Per il suo passato alla Fed, Warsh è conosciuto per due elementi chiave, una decisa avversione al rischio inflazione e una predisposizione alla deregolamentazione del settore bancario. Come sarà dunque la sua Federal Reserve?

Che accordo ha fatto con Trump, ossessionato dalla necessità di drastici tagli dei tassi di interesse? Dobbiamo credere al Presidente quando ha detto di non aver fatto alcun accordo «ma solo che vuole tassi più bassi?».

Prima di rispondere a queste domande, dobbiamo capire che cosa farà Jerome Powell alla scadenza del suo mandato. Il Federal Open Market Committee della Federal Reserve, l’organo decisionale della Fed, che si riunisce ogni 6-8 settimane per stabilire la linea sui tassi, è formato da 12 membri, 7 a nomina presidenziale, uno permanente (il Presidente della Fed di New York) e quattro a rotazione fra i presidenti dei 12 distretti regionali della Banca Centrale americana. 

A Trump, quando avrà insediato ufficialmente Warsh, mancherà un voto per avere la maggioranza del consiglio. E se a maggio Jerome Powell perderà il mandato di Presidente non perderà quello di membro del Consiglio che potrà durare fino al primo gennaio del 2028, a meno che non decida di dimettersi. 

Per Trump – e Warsh – le sue dimissioni sono dunque chiave, in quanto il Presidente potrebbe sostituirlo con una nomina amica e avere la maggioranza sicura del consiglio. Anche per questo Trump ha continuato gli affondo contro Powell, arrivando a denunciarlo per corruzione. Un messaggio chiaro: se non te ne andrai ti renderò la vita impossibile. Ma la risposta di Powell è stata altrettanto dura, ha denunciato l’irrilevanza strumentale delle accuse di corruzione di Trump, non solo resistendo, come ormai da più parti si comincia a fare, ma dimostrando quanto illogiche, se non addirittura corrotte fossero le posizioni del Presidente americano. Ora, è vero che nei decenni ci sono state tensioni fra Casa Bianca e Fed, ma uno scontro di questo genere non lo si era mai visto

Ed ecco dunque il primo quesito da risolvere per capire se Warsh potrà subito procedere con un taglio dei tassi. Che probabilità ci sono che Powell rinunci? Normalmente sarebbero elevate, la tradizione vuole che il Presidente della Fed alla scadenza del suo mandato alla guida della Fed rinunci anche al suo seggio in consiglio. Ma qui non siamo in una situazione normale, e Powell in questo caso potrebbe decidere di restare in difesa dell’autonomia della Fed. In quel caso si creerebbe una situazione paradossale, se Warsh volesse davvero tagliare i tassi di 50 punti alla volta come vorrebbe Trump, rischierebbe di trovarsi in minoranza. L’alternativa è che Powell, ormai stanco di combattere contro Trump decida di andare ma continui a tenere fermi i tassi come ha fatto pochi giorni fa, fino a maggio. Questo darebbe spazio a Warsh per poter procedere con tagli più aggressivi come ha sicuramente promesso al Presidente, nonostante le smentite di Trump. Ma lo farà davvero se annuserà preoccupazioni? 

Gli ultimi dati macro sono in effetti poco rassicuranti. Il servizio sul debito è aumentato di parecchio e il deficit commerciale americano, nonostante tariffe e rivendicazioni di Trump di ribaltare la posizione commerciale USA è anch’esso aumentato secondo dati degli ultimi giorni, segnali con implicazioni inflazionistiche. 

Inoltre venerdì abbiamo anche appreso che il tasso di inflazione per dicembre è rimasto ostinatamente sul livello del 2,7%, lo stesso di novembre e ben al di sopra dell’obiettivo del 2% che vorrebbe la Fed. Si aggiunga che una maggioranza di economisti ritiene che il dato di gennaio sarà superiore a quello di dicembre e le medie da giugno a settembre sono state per aumenti di circa il 2,8%. 

Come reagirà dunque Warsh a maggio, quando si insedierà, maggioranza o no, davanti a una situazione di nuovo potenzialmente preoccupante sul fronte inflazionistico, cosa che sappiamo aborrisce? Il suo mandato si estende oltre il mandato di Trump. E un Presidente della Fed deve affermare fin da subito la sua credibilità nei confronti del mercato. 

Warsh è un tipo determinato e ambizioso e al di là delle promesse fatte o non fatte a Trump sa che dovrà proteggere prima di tutto la sua reputazione, per se stesso e per l’istituzione che guida. 

Tanto più che Warsh ha per ora ha avuto un benvenuto e un credito dal mercato, il dollaro, che si era molto indebolito negli ultimi giorni, quando si avvicinava la nomina della Fed, si è rafforzato da 1,20 circa a 1,18 circa, il mercato obbligazionario è rimasto stabile e la borsa si è leggermente indebolita, aperture di apprezzamento per una nomina che rappresenta una protezione dell’autonomia della Fed, aperture a cui Warsh dovrà rispondere nei fatti.

Ci sono altri aspetti di Warsh che sul piano degli interventi della Fed vanno tenuti presenti. Ad esempio era contrario agli acquisti di bond sul mercato da parte della Fed, per alleviare l’impatto della crisi del 2007/2009. Secondo lui appesantivano oltremodo il bilancio della Banca Centrale, altro segnale a conferma del suo atteggiamento anti inflazione in quel delicato equilibrio che ogni Presidente della Fed deve tenere nella gestione della sua missione: garantire stabilità dei prezzi ma tutelare allo stesso tempo l’occupazione. Come si comporterà però se dovesse esserci una crisi di sfiducia soprattutto in questo periodo congiunturale con massimi continui in borsa che, alcuni temono, prima o poi vacilleranno? 

Per il resto, Warsh è non solo preparato, è anche gioviale, legato ai mercati e al mondo imprenditoriale per aver lavorato a Wall Street, negli ultimi anni con un colosso dominante come Stanley Druckenmiller. È sposato dal 2002 con Jane Lauder, la figlia di Ronald, ereditiera, ma anche molto ambiziosa sul piano professionale: lavorava a Estee Lauder in una posizione di vertice e all’uscita di Fabrizio Freda dalla guida dell’azienda ambiva a diventare lei la CEO, ma il consiglio scelse un altro e lei se ne andò. Sappiamo anche che Ronald Lauder, il padre e il suocero di Kevin Walsh era compagno di scuola di Trump e che i due sono molto vicini. New York può essere molto più piccola di quello che sembra a chi la vede da fuori. E almeno uno in famiglia è riuscito nell’obiettivo che si era dato.

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31 gennaio 2026 ( modifica il 31 gennaio 2026 | 07:39)