di
Lorenzo Cremonesi

L’ex pugile: «Non credo affatto alle promesse di Putin. Gli attacchi sono aumentati, ho detto a chi può di andarsene»

«Sarò onesto. Non credo affatto alle promesse di Putin: è un mentitore inveterato. Dall’inizio della guerra ha sempre detto che le sue forze attaccano esclusivamente obiettivi militari, ma allora perché da quattro anni non fa che lanciare missili e droni contro le nostre città e le infrastrutture civili? Come spiega i nostri 300 concittadini uccisi dal 2022 e gli oltre 1.000 appartamenti distrutti?». 

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Il sindaco di Kiev Vitaly Klitschko ci riceve nel suo ufficio oberato dai problemi che lo assillano dall’inizio del mese. Li riassume così: «Ripristinare la rete elettrica, il riscaldamento e il sistema idrico. In quasi 12 anni da sindaco non avevo mai visto un’ondata di gelo tanto prolungata e i russi ne approfittano: non solo bombardano per rendere ancora più difficile l’esistenza della popolazione, ma soprattutto usano ogni mezzo per fomentare i dissidi interni. I loro blogger istigano la gente a criticare le autorità ucraine e diffondere la sfiducia, mentre noi ci prodighiamo per ricordare che la causa prima di ogni difficoltà è stata e resta l’invasione russa». 

Putin avrebbe promesso a Trump che non attaccherà le infrastrutture energetiche sino al primo febbraio: c’è da credergli? 
«I raid russi sono continuati esattamente come prima, non su Kiev, ma sul resto del Paese. Da domenica scorsa città come Odessa, Zaporizhzhia e Dnipro sono al freddo e al buio in molti quartieri». 

Russi e ucraini dovrebbero tornare a trattare faccia a faccia ad Abu Dhabi. Cosa si aspetta? 
«Non faccio parte della nostra delegazione. Ma sono aperte un mucchio di domande: come difendere i nostri territori nazionali, quali sono le garanzie di sicurezza e soprattutto quando i russi smetteranno di bombardarci?». 

Kiev è nell’occhio dei raid con temperature che si avvicinano ai meno 30. Cosa intende fare? 
«Gli attacchi contro la capitale sono in crescita. E dimostrano che ancora oggi Putin è molto più interessato al controllo di Kiev che non del Donbass. Se vuoi eliminare qualcuno gli spari al cuore e infatti Putin tuttora nega la legittimità di un’Ucraina libera e indipendente. Ci sono stati raid contro di noi con oltre 500 tra droni e missili. L’obiettivo? Spezzare la nostra volontà di resistenza, destabilizzare, dividere, impaurire». 

Nel suo ultimo comunicato lei parla di 378 edifici ancora privi di elettricità… 
«La nostra è una delle più grandi città dell’Est europeo con attualmente oltre tre milioni e mezzo di abitanti. Il 9 gennaio abbiamo subito uno dei raid più gravi, che ha danneggiato 12.000 edifici, di questi 6.000 si sono trovati senz’acqua ed energia, mentre la temperatura esterna sfiorava i 20 sottozero. I tecnici municipali sono entrati subito in azione per evitare che gelassero le tubature e per ripristinare i riscaldamenti centralizzati. Quando, pochi giorni dopo, i russi hanno osservato che eravamo in grado di riparare i danni hanno subito lanciato nuove ondate di attacchi. Lo hanno fatto per tre volte da allora. E noi ci siamo trovati in gravi difficoltà perché l’intero Paese soffre di draconiani tagli all’energia nazionale, a seconda dei momenti siamo stati tra il 40 e il 60 per cento delle capacità energetiche normali. Se manca la corrente le pompe non funzionano e l’acqua non arriva ai rubinetti». 

È preoccupato? 
«Mai tanti attacchi e mai così freddo: il mio periodo più difficile da sindaco». Lei è stato accusato di demotivare la popolazione quando di recente ha esortato a lasciare la città chiunque potesse farlo. «Sono responsabile di servire la mia cittadinanza e devo dire la verità. Quando ho ammesso che non avevamo le risorse per rispondere ai bisogni di tutti ho consigliato di evacuare temporaneamente chiunque potesse. L’ho fatto e lo rifarei. Meno abitanti significa poter garantire servizi migliori». 

Com’è cambiata la demografia di Kiev? 
«Circa 4 milioni di abitanti prima dell’invasione, poi due milioni di sfollati, seguiti dall’arrivo di un milione e mezzo, per lo più fuggiti dalle zone occupate o minacciate dai russi. A fine dicembre avevamo tre milioni e 600.000 abitanti, ora sono circa tre milioni, con un largo numero di pendolari che ogni sera vanno nei paesi di periferia». 

E di giorno? 
«Tornano in città a lavorare e sono felice che lo facciano. Occorre che Kiev resti viva grazie al lavoro della sua gente. L’ultimo attacco russo è stato il 27 gennaio e gli uffici sono rimasti aperti. È il nostro modo per dimostrare che non molliamo, non ci arrendiamo». 

Quanto conta l’aiuto degli alleati? 
«Moltissimo. Oggi i generatori europei ci permettono di sopravvivere alla crisi energetica. Anche se, ci tengo a sottolinearlo, nel lungo periodo non possono essere un sostituto per la rete nazionale. Costano troppo, necessitano di 300 tonnellate di carburante al giorno solo quelli pubblici, inquinano causando gravi problemi di salute alla popolazione. Tutti gli ospedali sono autosufficienti. La città ha bisogno di quasi 200.000 megawatt quotidiani che non possono dipendere dai generatori per sempre. Il nostro deficit energetico è ora del 60 per cento, ecco perché ci sono black out che a seconda dei quartieri possono durare da due ore a due giorni». 

Le scuole restano chiuse? 
«A gennaio abbiamo prolungato le vacanze di Natale. Da febbraio saranno i presidi a decidere: se nelle classi la temperatura supera i 18 gradi le lezioni saranno regolari, altrimenti si faranno via remoto come ai tempi del Covid». 

31 gennaio 2026 ( modifica il 31 gennaio 2026 | 08:56)