Bene Goggia ma per le azzurre è stato il superG delle beffe

(Flavio Vanetti) Al netto dell’importantissimo secondo posto di Sofia Goggia – che rafforza la leadership nella classifica di specialità – possiamo dire che quello di Crans Montana è stato per l’Italia il superG delle beffe? Come vedremo, purtroppo la risposta è un sì senza alternative, detto che ha vinto la giovanissima ed emergente Malorie Blanc. Nel bilancio azzurro c’è pure la manche sofferta e non brillante di Federica Brignone, al rientro in una prova veloce dopo l’incidente dello scorso 3 aprile. Federica ha concluso diciottesima, a 1’’28 dalla Blanc, e non si è per nulla piaciuta: «E’ stata una gara piuttosto brutta, in un punto ho addirittura fatto un mezzo testacoda. Non sono riuscita a forzare sulla gamba sinistra (quella infortunata, ndr), questo superG non è andato come avrei voluto». Speriamo che il ricordo non le rimbombi nella testa, a pochi giorni dai Giochi.

Passando alle fregature, la più clamorosa è quella che ha dovuto incassare Laura Pirovano. Dopo un leggero ritardo al primo intertempo (9 centesimi) aveva dipinto di verde – il segno del primato – quelli successivi: 25 centesimi di vantaggio al secondo, 49 al terzo, 58 al quarto e ultimo. Scarti in progressione, a conferma che non l’avrebbe tenuta più nessuno. Sì, avrebbe stravinto, ma a pochi metri dal traguardo c’era un dossetto seguìto da una porta «cieca». Laura s’è fatta tradire da una compressione e quando l’ha superata ha scavalcato il dosso troppo di lato, a sinistra, fallendo il regolare passaggio della porta. Il sogno che va brutalmente in pezzi sul più bello, con relativa spiegazione: «Mi sembrava di dover attaccare – racconta –, ritenevo di non averlo fatto a sufficienza e ho pensato di spingere proprio nel tratto finale, dove tante a mio avviso si erano trattenute. Mi spiace anche per la squadra, ho appena finito di piangere ma credo che ricomincerò presto».
Laura, regolare nella stagione con vari piazzamenti tra le prime dieci, ha due medaglie mondiali nella prova a squadre (un oro e un bronzo), però non è ancora salita su un podio della Coppa del Mondo: a Crans avrebbe potuto sfatare al meglio la tradizione negativa. E dato che le delusioni spesso arrivano a coppie, ecco Roberta Melesi che si è unita alla compagna nel giorno delle beffe. Era andata in testa, poi era stata scavalcata da Sofia Goggia, infine si era ritrovata terza dopo l’impresa della Blanc. Pareva fatta per il primo top three della carriera, ma con il 29 è scesa Breezy Johnson e per 6 centesimi l’americana l’ha fatta diventare quarta. Il suo commento: «Prendo il buono di questa prova: manca ancora un briciolo, conto di conquistarlo aggiungendo mattoncino dopo mattoncino: voi sognate con me». Nel buono di Crans della Melesi c’è anche una sorta di rivincita morale per la mancata convocazione olimpica, avendo la Fisi – con scelta molto, molto discutibile – preferito dare la «maglia» a due giovani delle prove tecniche, Giada D’Antonio e Anna Trocker, nonostante non abbiano all’attivo alcun punto nella Coppa del Mondo.

Ma passiamo alle note liete della giornata e al podio numero 66 di Sofia Goggia, seconda a 17 centesimi dalla 21enne svizzera (la Blanc è al primo centro della carriera e in questa gara era la più giovane concorrente al via). Dopo le scarse gioie di Altenmarkt e di Tarvisio, «Sofi» aveva bisogno di un bel risultato che si giuntasse con la vittoria di dicembre a Val d’Isère e con gli altri podi in quel mese. Aveva il pettorale 13 e quando è passata in testa, scavalcando la Melesi, l’Italia ha sognato addirittura la doppietta. Poi Blanc e Johnson hanno rovinato le uova nel paniere. La nostra campionessa prima ha spiegato la difficoltà di essere a Crans Montana, dopo quanto è successo nella notte di San Silvestro («Non è stato semplice venire qui: quella disgrazia è stata una presenza costante nei miei pensieri e sapevo di dover gareggiare nel rispetto delle vittime») , quindi ha sintetizzato la sua prova «Sono soddisfatta, ho messo in pista un’ottima versione di me stessa: ho commesso un paio di errori, soprattutto in alto, ma sono sempre stata all’attacco. Nella parte finale ho tenuto linee ‘selvagge’. Sono al terzo podio in quattro superG, e nel quarto sono giunta sesta, tutto sommato non un cattivo risultato: in più ho rafforzato il primato nella classifica della disciplina, il pettorale rosso è più che mai mio».
Sofia ha lanciato le mani al cielo, un gesto anche di liberazione: «Ero contenta della prova, ho vissuto un gennaio frustrante, soprattutto in discesa: ho sciato bene, ma i risultati non sono venuti. Questo podio conferma che sto bene sia sul piano fisico sia su quello mentale: sono le condizioni migliori da portare a Cortina. I Giochi per me sono sacri e mi gasa sapere che le prossime gare saranno quelle olimpiche».