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Andrea Pasqualetto e Redazione Online
La palazzina crollata era a pochi metri dall’immagine-simbolo dell’auto sospesa nel precipizio
Era da giorni in bilico sull’orlo del burrone, diventando uno dei simboli del disastro di Niscemi. Oggi è crollata, come da previsione. Si tratta della palazzina di tre piani ripresa molte volte dopo la frana del 25 gennaio. A contribuire all’ennesimo crollo la pioggia intensa di oggi che sta interessando la cittadina causando vari allagamenti. «Mai vista tanta acqua a Niscemi», dice la gente del posto.
La pioggia, tanto anelata l’estate scorsa per via della siccità, è diventata uno spauracchio. Perché l’acqua, che indebolisce il terreno di sabbia e argilla, può accelerare il processo di erosione della parete franata che, secondo i geologi, sta arretrando verso il centro del paese. «La frana è in movimento e l’inclinazione della parete potrebbe variare, secondo le prime stime, ancora di 15 o 20 gradi in superficie, il che significa la perdita di una trentina di metri di città», è la previsione di Nicola Casagli, professore dell’Università di Firenze esperto di frane che qui sta studiando l’evoluzione del fenomeno per la Protezione civile.
Da giorni il paese della provincia di Caltanissetta è sospeso su un costone di sabbia e argilla che continua a sgretolarsi. La palazzina, che si trovava nel quartiere Sante Croci, sorgeva a pochi metri dall’immagine simbolo del disastro: un’auto sospesa sul baratro, fotografata nelle prime ore dell’emergenza.
A Niscemi piove da 48 ore consecutive. Altri edifici adiacenti a quello crollato sono in bilico sul costone e appaiono squarciati.
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Dall’alto sono visibili negli immobili pezzi di stanze, mobili, elettrodomestici, in alcuni casi si notano foto appese sui muri di famiglie con bambini. Le abitazioni si sbriciolano lentamente, fino al cedimento definitivo come nel caso di questa palazzina di tre piani.
La pioggia sta accelerando il processo di sgretolamento del fronte della frana. Allo stato attuale, l’acqua, come ha spiegato in un’intervista al Corriere l’ingegner Leonardo Santoro, si riversa segretario generale dell’Autorità di Bacino della Sicilia — si riversa «direttamente sulla ‘ferita aperta’ del costone, continuino a infiltrarsi nel terreno accelerando lo sgretolamento del fronte». «Un fenomeno», avverte, «che potrebbe provocare l’arretramento progressivo della frana verso monte fino a 30 metri, mettendo a rischio nuove case». Per evitarlo, occorrerebbe un intervento di emergenza: «Una canaletta di quattro chilometri, in grado di intercettare l’acqua che scende e convogliarla lateralmente verso i canali naturali, evitando che attraversi il corpo instabile della frana», spiega l’ingegnere.
Articolo in aggiornamento…
31 gennaio 2026 ( modifica il 31 gennaio 2026 | 17:26)
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