Finirà con un lieto fine la vicenda del bambino bellunese di 11 anni costretto a percorrere oltre sei chilometri a piedi, sotto la neve, perché non aveva il nuovo biglietto da 10 euro per salire sul bus della linea 30 Calalzo-Cortina. Secondo quanto apprende l’ANSA, la Fondazione Milano Cortina 2026 gli avrebbe proposto un ruolo nella Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi a Cortina. La famiglia del bambino avrebbe accettato la proposta con entusiasmo. Sulla vicenda che ha coinvolto l’undicenne, Dolomiti Bus, titolare del servizio di linea sulla tratta in questione, ha recentemente confermato di aver avviato approfondimenti attraverso un rigoroso accertamento dei fatti accaduti.

La chiamata di Malagò

«Pensavo fosse uno scherzo di qualche burlone e stavo per chiudere la telefonata sentendo, ieri sera, dall’altro capo del filo: “Sono Giovanni Malagò e volevo invitare suo figlio Riccardo a presenziare all’apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina”. Poi le sue parole mi hanno convinto che era vero quello che mi stava dicendo». Così Vera Vatalara, madre del bambino bellunese di 11 anni che martedì scorso è stato fatto scendere sotto la neve dal bus che doveva riportarlo a casa da scuola, ha ricostruito all’ANSA la proposta avanzata dal presidente della Fondazione Milano Cortina, e che la famiglia ha accettato con entusiasmo. «Malagò ha esordito dicendomi – racconta la madre – che stavano lavorando alla possibilità di avere Riccardo all’apertura dei giochi Olimpici e cosa ne pensavamo noi in famiglia. Riccardo ha risposto senza esitazione». I dettagli non sono stati ancora definiti e nemmeno il ruolo di Riccardo che, messo a conoscenza dell’ offerta è esploso in un grido di giubilo. «Sono da mettere a punto – ha riferito Vera – le autorizzazioni, i permessi e il programma per mercoledì prossimo, ma saremo tutti lì. Riccardo è passato dallo sconforto per quanto ha passato al massimo dell’entusiasmo e sembra aver cancellato quella brutta giornata. È uno sportivo, uno sciatore e non potete immaginare quanto significhi per lui questo invito, fosse anche un piccolo ruolo come mascotte. Siamo onorati – ha aggiunto, non ce l’aspettavamo». Grande gioia in famiglia anche da parte della sorellina Lavinia, di 7 anni, la quale, pur essendo contenta della sorte che avrà il fratello «era un po’ invidiosa – ha sottolineato la madre – e si è rivoltai al fratello dicendogli “io ne avrei fatti 8 di chilometri per essere al tuo posto”».

Le scuse dell’autista

Proprio stamattina, un mea culpa, con le dovute scuse, è arrivato dall’autista del pullman: «Mi fa male il cuore, a pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato. Chiedo scusa al bambino e alla sua famiglia», ha confidato Salvatore Russotto, 61 anni, al Gazzettino. L’uomo ha poi ricostruito la vicenda, raccontando che il ragazzino era salito con il biglietto da 2,50 euro. «Gli ho detto che quello non era valido – aggiunge – che doveva pagare con il bancomat oppure avere l’abbonamento. E lui è sceso, questione di un minuto». Per quanto riguarda la possibilità di pagare con denaro, Russotto sostiene che «l’azienda ci aveva dato disposizioni chiare: invitare a scendere chiunque non avesse il titolo di viaggio valido. Non ci hanno detto nulla sui minorenni che vanno fatti salire comunque. Sono mortificato, ho commesso un grave errore. Non ci ho dormito tutta la notte. A mente fredda gli avrei pagato io il biglietto piuttosto di saperlo in giro con la neve». Russotto sottolinea anche che «quella mattina è stata delirante, tra la neve, il traffico, le strade bloccate. E sono stato preso di mira da un passeggero. Un uomo mi ha accusato di essere in ritardo, continuava a ripetere ‘i Borboni vengono qua e fanno quello che vogliono’ perché ha sentito l’accento meridionale. Me ne ha dette di tutti i colori, io gli ho chiesto di smettere. E una donna nel frattempo faceva un video. Mi sono fermato, avevo le gambe che tremavano e ho chiamato il mio responsabile a Calalzo, gli ho spiegato cosa stava succedendo e che non ce la facevo più. Per quanto accaduto, accetterò tutte le conseguenze», conclude. 


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