di
Paolo Conti
Il volto dell’angelo che sorregge la mappa dell’Italia sulla destra del monumento votivo dedicato all’ultimo re d’Italia, Umberto II, nella cappella del Crocifisso della basilica di San Lorenzo in Lucina nel centro di Roma, ha scatenato una polemica politica e artistica
Ma è o non è Giorgia Meloni? Il volto del cherubino che sorregge la mappa dell’Italia sulla destra del monumento votivo dedicato all’ultimo re d’Italia, Umberto II, nella cappella del Crocifisso della basilica di San Lorenzo in Lucina nel centro di Roma, ha scatenato una polemica politica e artistica. La chiesa si è riempita di curiosi, telecamere, stampa italiana e internazionale per capire se quell’angelo impegnato in un omaggio all’ultimo re di casa Savoia abbia o no le fattezze della presidente del Consiglio. L’interessata ha ironizzato: «No, decisamente non somiglio a un angelo…».
Giorni fa qualcuno ha scoperto una somiglianza tra quell’immagine e l’inquilina di Palazzo Chigi.
San Lorenzo in Lucina appartiene al Fec-Fondo degli edifici di culto del ministero dell’Interno. Dopo la morte di Umberto II nel marzo 1983 l’allora parroco don Pietro Pintus (di simpatie monarchiche) decise nel 1985 di dedicare un monumento all’ultimo re d’Italia con un busto in marmo bianco con lapide firmata dal figlio Vittorio Emanuele.
Nel 2000 l’intervento del pittore-restauratore Bruno Valentinetti: un cherubino con una corona sabauda, un altro (quello del volto in questione) con la mappa dell’Italia chinati sul busto del re, in alto uno stemma Savoia. Infine l’intervento di ripristino nel 2023 dopo alcune infiltrazioni.
Ieri, dopo una mattinata di polemiche sulla notizia, su indicazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli la titolare della Soprintendenza speciale statale di Roma, Daniela Porro, ha compiuto un sopralluogo: «La decorazione risale al 2000. Non è un bene culturale, di fatto non sarebbe nemmeno sottoposto a tutela».
Però, ha aggiunto, è una chiesa di proprietà del Viminale. La Soprintendenza «verificherà negli archivi se ci sia una richiesta per le decorazioni nel 2000 e se quindi esistano disegni o fotografie». Poi la notifica delle infiltrazioni del 2023 con l’avviso del ripristino delle decorazioni con identici iconografia e stile. Ancora Porro: «Eventuali modifiche sono ammesse perché è un’opera contemporanea però, se ci sono state, devono essere state concordate con le istituzioni interessate».
Una bella matassa. Dal Vicariato di Roma, retto dal cardinal Baldassarre Reina, una nota: «Sia la Sovrintendenza sia l’ente proprietario (Fec), oltre all’Ufficio per l’edilizia di culto del Vicariato di Roma, erano al corrente dal 2023 di un restauro “senza nulla modificare o aggiungere” sull’affresco. Pertanto la modifica del volto del cherubino è stata un’iniziativa del decoratore non comunicata agli organismi competenti.
Il Vicariato si è impegnato ad approfondire la questione con il parroco, monsignor Daniele Micheletti e a valutare eventuali iniziative». Quali? Si vedrà.
Dice monsignor Micheletti: «Non capisco questo clamore. Un tempo i pittori negli affreschi mettevano di tutto, anche Caravaggio mise il volto di una prostituta. Non ci tengo far passare la parrocchia come meloniana». E conferma le infiltrazioni e la rovina di quei disegni: «Io ho mandato la comunicazione che avremmo ripristinato quello che c’era».
La polemica è anche politica. Irene Manzi, Pd, chiede di «verificare la regolarità degli interventi effettuati e disporre il ripristino». Alessandra Maiorino, M5S: «La Soprintendenza e il ministero della Cultura facciano chiarezza su ogni responsabilità».
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1 febbraio 2026 ( modifica il 1 febbraio 2026 | 10:34)
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