Nel corso della sua carriera Giulio Scarpati si è diviso tra teatro, cinema e tv. Il regista con cui ha lavorato meglio? «Ettore Scola. Un grande autore e regista che ha fatto la storia del cinema, ovviamente molto severo: sul set parlava poco e ti faceva rifare una scena mille volte, finché non era convinto della tua interpretazione. Era la prima volta che lavoravo con lui ed ero abituato a registi, miei coetanei, con cui avevo confidenza, un rapporto alla pari. Nei primi giorni di riprese del film “Mario, Maria e Mario”, mi sentivo a disagio, perché lui era taciturno. Così presi coraggio e gli dissi: “Ettore, il nostro rapporto non funziona…”. E lui, nel suo aplomb serafico risponde: “Non sapevo che fossimo fidanzati…”. Scoppiai a ridere e da quella volta si ruppe la barriera tra noi, nacque una amicizia profonda. Durante una cena in trattoria, mi fece un omaggio, dedicandomi un ritratto, uno schizzo che ritraeva il mio volto, tratteggiato al volo su un foglietto, cui aggiunse la didascalia: un’espressione intelligente di Scarpati… La sua ennesima presa in giro».