Negli ultimi 15 anni in Liguria sono scomparsi 4.179 piccoli negozi. Esercizi commerciali di vicinato costretti a chiudere. In quasi 3mila casi si trattato di realtà entro i 50 metri quadri, in oltre 1.200 casi si è trattato di realtà tra i 50 e 150 metri quadrati. A fronte di questo si registrano 40 aperture per quanto riguarda realtà di grandi dimensioni (tra i 1500 e i 50mila metri quadrati). Questa è la fotografia scattata dai dati Confesercenti. Circa la metà riguarda Genova e la sua area metropolitana. 

Il bilancio generale vede oltre 170mila metri quadrati di negozi scomparsi per quanto riguarda le piccole realtà e un’apertura di oltre 135mila metri quadrati di grandi realtà. Se si considera tutto il territorio della Liguria il bilancio complessivo negli ultimi 15 anni vede una perdita complessiva di 3.795 negozi e un aumento delle superfici commerciali di 222mila metri quadrati. In sintesi: chiudono le piccole realtà sotto casa e aprono realtà in vaste aree commerciali.

“I numeri dell’indagine confermano una dinamica purtroppo nota – esordisce, a commento della ricerca sulle superfici di vendita per classi dimensionali di Confesercenti, il presidente regionale Marco Benedetti -. In Liguria il saldo tra aperture e chiusure di attività commerciali si attesta negli ultimi tempi su una diminuzione di 500 unità all’anno. È come se il tessuto commerciale di un intero quartiere sparisse nel nulla”.

Tra le cause principali ci sono i costi degli affitti e delle bollette, il carico fiscale legato alle tasse, la diffusione dei negozi online con le consegne direttamente a casa o in punti specifici e, in alcuni casi, la difficoltà nel trovare parcheggi. In Liguria in totale dal 2011 a oggi in Liguria si è registrato un calo del 15,4% di punti vendita ma al contempo si è assistito a un aumento della superficie commerciale che ha visto un incremento del 9,7%.

Il fatto che il dato ligure, sia in termini di riduzione dei punti vendita (-15,4%), che di superficie commerciale totale (+9,4%), abbia dinamiche peggiori della media nazionale (rispettivamente -13,6% e +7,4) – riprende Benedetti – deve far riflettere sulla situazione, ma soprattutto sul futuro della nostra rete commerciale. In primis bisogna dire basta alle varianti urbanistiche per aperture di nuove medie e grandi superfici. Occorre poi una tassazione più equa per l’on-line con utilizzo delle entrate per la rigenerazione urbana delle nostre città e il sostegno dell’entroterra. Dette misure sono divenute indispensabile per la tenuta del sistema. Va ricordato che il problema non è meramente economico, ma di tenuta sociale, di sicurezza e di vivibilità del territorio”.