di
Paolo Conti
Il giallo su chi volle un dipinto «monarchico» per la parete
L’immagine originale — cioè dell’affresco così come appariva nella cappella del Crocifisso di San Lorenzo in Lucina prima dei danni da umidità che portarono al ripristino nel 2023 — è sfocata ma è difficile sbagliare: il volto dipinto nel 2000 non era certo quello somigliante a Giorgia Meloni di oggi.
L’intervento dello stesso autore, il pittore-restauratore-sacrestano Bruno Valentinetti, sembra frutto di una precisa scelta compiuta quando Meloni era già a Palazzo Chigi. In tanti meme ironici che girano sul web, c’è chi ha rintracciato la foto della presidente del Consiglio servita come probabile modello. In più ci sono altri dettagli tecnici. Le due figure alate che si chinano sul busto marmoreo dedicato all’ultimo re d’Italia Umberto II non sarebbero cherubini, cioè figure religiose, ma laicissime vittorie alate.
Una che sorregge la corona sabauda (sulla sinistra) e l’altra con la mappa d’Italia (sulla destra, quella col volto meloniano). Un simbolo del regno perduto dall’ultimo dei Savoia e dell’unità italiana compiuta sotto quella dinastia.
Presa di distanza
Il caso di San Lorenzo in Lucina avrà certamente contraccolpi nella stessa guida religiosa della basilica. Il tono della nota emessa dal Vicariato di Roma sabato sera sul tardi è di una durezza senza precedenti: «Il cardinale vicario di Sua Santità, Baldo Reina, prende le distanze dalle dichiarazioni di monsignor Micheletti ed esprime la propria amarezza per quanto accaduto. Avvierà nell’immediato i necessari approfondimenti per verificare le eventuali responsabilità dei soggetti in causa.
Nel rinnovare l’impegno della Diocesi di Roma per la custodia del patrimonio artistico e spirituale, si ribadisce con fermezza che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica e la preghiera personale e comunitaria».
Chi conosce Reina, nominato Vicario da papa Francesco nell’ottobre 2024, sa bene quanto ami la misura nella forma e la linearità nelle indicazioni legate all’espressione della fede. Infatti non si ricordano precedenti di una esplicita presa di distanza del Vicariato dal titolare di una basilica. La minimizzazione e le ironie di monsignor Micheletti (che certamente ha seguito nel 2023 il ripristino con il volto somigliante a Meloni) devono aver irritato il cardinale che ha deciso di emettere la nota così gelida e netta.
L’autorizzazione
In vista del tavolo congiunto che verrà convocato nei prossimi giorni tra i vari interlocutori coinvolti dalla vicenda, oggi la soprintendenza statale speciale di Roma cercherà nei propri archivi eventuali tracce del disegno originale. E sarà anche interessante capire chi, e perché, nel 2000 abbia autorizzato un intervento pittorico tanto nostalgico della monarchia (le due figure alate, la corona, la mappa d’Italia, addirittura il monumentale stemma dei Savoia al centro) su una parete che prima di quell’anno era sobriamente monocolore, intorno al busto di Umberto II voluto nel 1985 dall’allora rettore monsignor Pietro Pintus, fervente monarchico (sostenne, senza alcun successo, l’ipotesi di una beatificazione di Grace di Monaco). Il tutto in una splendida e storica basilica in cui campeggia, sull’altar maggiore, un capolavoro di Guido Reni, il Crocifisso.
Valore culturale
Quindi il nodo è intricato. C’è una questione storico- artistica: può un manufatto di discutibile qualità pittorica contemporanea, e nemmeno vincolato per esplicita ammissione della soprintendente speciale Daniela Porro, restare in un contesto di enorme valore culturale? Così come c’è un interrogativo legato alla basilica come spazio di fede: cosa c’entra con la preghiera quell’intervento dedicato al ricordo di Umberto II e al suo brevissimo regno? E forse non sarà piaciuta nemmeno a Giorgia Meloni l’immagine di quella sua «sosia» chinata versato Umberto II.
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2 febbraio 2026 ( modifica il 2 febbraio 2026 | 07:15)
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