La tela rossa appesa nella stanza dove avviene lo scambio della campanella quando c’è il cambio di governo. Un altro caso “pittoresco” dopo il caso dell’angelo con il volto di Meloni
Sono i giorni della “galleria d’arte Meloni”. Mentre affiora un angelo restaurato con il volto somigliante a quello della premier nella basilica di San Lorenzo in Lucina, ecco un altro colpo di scena, pittoresco anche questo, che arriva da Palazzo Chigi. Nella Sala dei Galeoni dalla scorsa settimana è spuntata una grande opera di Renato Guttuso, il pittore del Partito comunista (di cui ridisegnò anche il simbolo e di cui fu senatore della Repubblica). È l’artista militante più importante della sinistra italiana nonché custode della memoria del partitone rosso.
L’opera in questione è “La battaglia del ponte dell’Ammiraglio”. Da lontano appare come una grande tela rossa, come i colori dei protagonisti: sono tutti i garibaldini, guidati dall’eroe dei Due mondi a cavallo, impegnati in una battaglia risorgimentale nei pressi di Palermo. Per Guttuso questo quadro, terminato nei primi anni ’50, fu l’esempio degli ideali di lotta e di libertà che, durante la Seconda Guerra Mondiale, avevano guidato la Resistenza partigiana. E ora da qualche giorno, con la sorpresa di chi passa, campeggia nella Sala dei Galeoni: un luogo simbolo di Palazzo Chigi. Qui avviene lo scambio della campanella fra il premier uscente e quello entrante e sempre qui vengono fatte le dichiarazioni alla stampa dei leader di governo stranieri in visita al presidente del Consiglio italiano.
L’opera di Guttuso – che fu anche editorialista del Corriere – prende il posto della ““Battaglia di Tullo Ostilio contro i Veienti e i Fidenati”, spostato nella sala di Arazzi. Non è la prima volta che un presidente del Consiglio interviene sulle tele del Palazzo (Silvio Berlusconi restaurò la Verità di Tiepolo, coprendo con un velo il seno di una figura femminile per esigenze televisive, disse, e ritoccò le statue di Marte e Venere). In questo caso non c’è stato alcun intervento, ma una scelta estetica e, forse chissà politica, di Meloni. E intanto c’è già chi si domanda: dopo l’Opa della destra su Pasolini arriva anche quella su Guttuso?
2 febbraio 2026
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