Scarcerati. I tre uomini arrestati per gli scontri del corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino, sabato 31 gennaio 2026, possono lasciare il penitenziario Lorusso e Cutugno oggi, 4 febbraio. Lo ha deciso la giudice Irene Giani che, alla luce delle dichiarazioni rese durante gli interrogatori di garanzia, ha convalidato gli arresti, disponendo misure cautelari alternative al carcere.
Il destino degli arrestati
Nello specifico, per il 22enne Angelo Simionato sono stati disposti i domiciliari. Gli altri due arrestati, 31 e 35 anni, sono liberi con obbligo di presentazione quotidia gli avvocati Stefano Coppo, Gianluca Vitale ed Elisabetta Montanari.
Le indagini nei confronti loro e degli altri 24 indagati, coordinate dal procuratore aggiunto Emilio Gatti e dalla sostituta Chiara Molinari, continueranno nelle prossime settimane. La procura ipotizza anche il reato di devastazione, per ora a carico di ignoti.
Salvini “Vergogna”
Immediata la reazione del vicepremier Matteo Salvini: “Già a piede libero. Vergogna. Votare sì al referendum sulla giustizia è un dovere morale”.
Cosa hanno fatto gli arrestati
Simionato ha partecipato all’aggressione all’agente Alessandro Calista, preso a martellate da alcuni antagonisti incappicciati. Non sarebbe stato lui a colpire direttamente il poliziotto, ma era a pochi passi da chi lo ha aggredito e sembra aver sostenuto attivamente gli aggressori. La scena è stata ripresa da un cronista di TorinoOggi. È accusato di resistenza a pubblico ufficiale, rapina in concorso e lesioni. Gli agenti della digos di Torino lo hanno riconosciuti dagli abiti rossi che indossava. Gli altri due arrestati sono accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Avrebbero lanciato oggetti contro le forze dell’ordine, ma entrambi hanno negato le accuse. “Io sono non violento – ha raccontato uno di loro, venditore di dolciumi, che alla manifestazione non era travisato e non indossava indumenti neri – Non ho fatto del male a nessuno. Non so come mi sono trovato in mezzo agli scontri. Quando ho scoperto che un poliziotto è stato preso a martellate, sono inorridito”.
Le polemiche
La decisione della gip è arrivata in un clima di grande attenzione politica e giudiziaria. Da giorni, gli scontri di corso Regina sono al centro delle cronache nazionali e delle dichiarazioni dei vertici della politica. Domenica, la premier Giorgia Meloni aveva sollecitato la magistratura a indagare i responsabili dell’aggressione a Calista per il reato di tentato omicidio. La sua era una dichiarazione dai toni molto diretti e inusuali, visto che è compito delle autorità giudiziarie e non dei politici formulare ipotesi di accusa. Probabilmente, va letta anche alla luce della campagna elettorale in corso sul referendum per la separazione delle carriere dei magistrati, previsto a marzo. Per commettere il reato di tentato omicidio, secondo il codice penale, bisogna compiere “atti idonei, diretti in modo non equivoco, a commettere un delitto”. Gli inquirenti, sulla base dei primi riscontri investigativi, non ipotizzano questo reato. La persona che ha scagliato le martellate contro Calista e i suoi complici suoi e di Simionato non sono stati individuati, anche perché hanno agito incappucciati e irriconoscibili per gli indumenti indossati, tutti di colore nero.
Continua a leggere le notizie di TorinoToday, segui la nostra pagina Facebook e iscriviti al nostro canale WhatsApp