di
Monica Guerzoni e Valentina Santarpia
Dopo l’informativa di ieri alla Camera, oggi il ministro dell’Interno interviene al Senato ma con delle comunicazioni, a cui seguiranno le repliche e il voto. La risoluzione della maggioranza: avanti con sgomberi e tutele agenti
Il tema della sicurezza continua a restare al centro dell’agenda politica dopo gli scontri dello scorso sabato a Torino.
Il colloquio tra Mantovano e Mattarella
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è salito oggi al Quirinale per un incontro con il presidente Sergio Mattarella: al centro del colloquio, informano fonti parlamentari, ci sarebbe anche il tema del decreto sicurezza, che dovrebbe essere varato nella giornata di giovedì dal Consiglio dei ministri. Un braccio di ferro, al momento senza plateali forzature. Va avanti il confronto tra Quirinale e Palazzo Chigi sul doppio testo del pacchetto sicurezza, un decreto e un disegno di legge. Per giorni si sono confrontati i tecnici al più alto livello, ma domani è in agenda il Consiglio dei ministri e gli esponenti del governo stanno salendo uno via l’altro sul Colle più alto. Gli ottimisti assicurano che l’accordo è nell’aria, ma tra meloniani e leghisti aleggia ancora la tentazione dello strappo.
Martedì mattina il primo a sedersi al cospetto di Sergio Mattarella è stato il vicepremier Matteo Salvini, ufficialmente per parlare del Ponte sullo Stretto. E oggi è toccato al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che in questa difficile e delicata partita tra diritto e politica è stato protagonista della mediazione per quanto riguarda le ragioni del governo.
Il giudizio informale del Capo dello Stato
Il giudizio informale di Mattarella sul provvedimento dovrebbe arrivare oggi stesso. Secondo fonti parlamentari la cornice del decreto e del disegno di legge dovrebbe restare più o meno intatta, così da consentire alla premier Giorgia Meloni di inviare al Paese un forte messaggio sul fronte della sicurezza. Insomma, nonostante l’energica moral suasion del Quirinale le bandierine restano. Ma il presidente, racconta chi ha subito critiche e rilievi, non ci è andato leggero con bianchetto e matita. Le correzioni che dovrebbero consentire al Cdm di esaminare le nuove norme sono tante e importanti. Il blocco navale sembra destinato a saltare, così come la cauzione a carico degli organizzatori di manifestazioni di protesta: la voleva Salvini, ma non convince la leader di FdI e solleva dubbi in mezzo governo.
Il presidente ha forti perplessità anche sul fermo preventivo di polizia. Alla luce del dettato costituzionale il Quirinale ha suggerito ai ministeri competenti, Giustizia e Interno, di chiarire bene nel testo che un cittadino può essere privato della libertà per 24 ore filate solo se ci sono gravi indizi a suo carico. Non basta un atteggiamento sospetto per rinchiudere una persona. E in ogni caso il fermo preventivo dovrà essere comunicato alla magistratura, passaggio che il governo – in piena battaglia referendaria sul destino delle toghe – sperava di scavalcare del tutto.
Quanto allo scudo penale per gli agenti, altra norma che ha sollevato reazioni e polemiche, Mattarella non ha detto no, ma ha impugnato la Carta costituzionale dove è scritto che la legge è uguale per tutti. Un poliziotto che commetta un abuso nell’esercizio delle sue funzioni non verrà indagato, ma sarà iscritto in un registro a parte, una sorta di limbo della legittima difesa. Qui però Mattarella ha chiesto che le nuove regole vengano estese a tutti i cittadini che dovessero trovarsi in condizioni di legittima difesa acclarata.
Le comunicazioni di Piantedosi
Intanto, al Senato, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha tenuto le sue comunicazioni sugli scontri avvenuti sabato a Torino, al termine della manifestazione contro la chiusura del centro sociale Askatasuna.
«Ipocrita la distinzione tra delinquenti e manifestanti pacifici»
«Le forze di polizia sono un baluardo della società, se pure non devono essere protette dall’immunità, non possono però vivere nell’insicurezza», ha detto. «Non ci troviamo di fronte all’esercizio della libertà di pensiero, ma a una sistematica strategia di eversione del sistema democratico», ha continuato, parlando degli occupanti del centro sociale Askatasuna come di facinorosi. «È bene uscire dall’ipocrisia tra delinquenti e cosiddetti manifestanti pacifici. Le forze di polizia riferiscono che anche i manifestanti pacifici hanno fatto da scudo aprendo degli ombrelli per coprire i gruppi più violenti, il corteo ha avuto una progressione che dava l’intento di portare la manifestazione al principale obiettivo, che era quello degli scontri». Secondo Piantedosi, chi garantisce «l’agibilità pubblica» a certe persone, dovrebbe tenere conto che così facendo si offre «copertura e complicità a questi gruppi organizzati», tanto più che Askatasuna «ha rivendicato le azioni violente, manifestando solidarietà agli arrestati».
«Nessuna impreparazione o uso eccessivo della forza»
Piantedosi ha poi negato qualsiasi disorganizzazione sulla manifestazione: «Se a Torino ci si fosse fatti cogliere di sorpresa o se le autorità non avessero impiantato un dispositivo di prevenzione ben più gravi sarebbero state le devastazioni», ha detto. Secondo Piantedosi, è stata usata professionalità e proporzialità nel trattare i manifestanti: «Le nostre forze di polizia hanno acquisito un livello di conoscenze e sensibilità riconosciute anche all’estero, e l’uso della forza è solo un atto estremo».
«Io credo che se un teppista tenta di uccidere un poliziotto, la responsabilità sia del teppista, non del poliziotto. Dare la colpa allo Stato è spesso un modo per assolvere i colpevoli e, allo stesso tempo, per assolversi», ha detto.
«Strumentalizzazione? Insinuazione indegna»
«C’è chi ha persino adombrato l’idea che le violenze siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate, dal Governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme. È un’accusa evidentemente grave e strumentale, un’insinuazione indegna e priva di qualsiasi riscontro nella
realtà», ha detto ancora il ministro. A dimostrarlo, secondo il titolare del Viminale, è il fatto che «le violenze di matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l’attuale Governo. Sono oltre trent’anni che questi episodi si ripetono con regolarità, cavalcando di volta in volta temi diversi: Tap, Tav, alternanza scuola-lavoro, Expo, ambientalismo, immigrazione, Medio Oriente. Cambiano le argomentazioni, ma lo stile, o meglio il metodo squadrista, resta lo stesso».
«Perché non si riesce a fermare preventivamente chi ha precedenti per violenze? Come si può evitare che i violenti si infiltrino? Questo è un obiettivo che il Governo ha interesse a condividere, non vogliamo che si parli solo degli scontri e non dei cittadini in piazza. Ma servono norme chiare, che permettano di fermare preventivamente», ha detto ancora Piantedosi, tra i mormorii delle opposizioni. Il ministro ribadisce quindi in Aula che l’intento delle norme del Governo è proprio in questa direzione.
«Un fermo preventivo»
Passando poi a parlare delle norme in fase di approvazione, Piantedosi ha detto che «serve una norma che consenta un vero e proprio efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo. Il Governo intende introdurre una misura che va proprio in questa direzione: impedire a chi è noto per comportamenti violenti di infiltrarsi e colpire. L’auspicio è che tutti gli attori istituzionali, politici e sociali contribuiscano in modo responsabile a questo percorso».
«È arrivato il momento per tirare una netta linea di demarcazione – ha aggiunto – da una parte chi vuole isolare i violenti, dall’altra chi vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare manifestazioni che potrebbero e dovrebbero essere invece del tutto pacifiche e legittime, nell’interesse di chi le organizza e le partecipa».
La risoluzione unitaria delle opposizioni e quella del centrodestra
Pd, M5s, Avs e Iv hanno sottoscritto una risoluzione unitaria da presentare al Senato. Nel testo delle opposizioni si ribadisce un no a «cauzioni incostituzionali e leggi speciali»: un riferimento ad alcune delle misure di cui ha parlato il governo (cauzione da chiedere agli organizzatori di una manifestazione e fermo preventivo di soggetti con precedenti specifici).
Anche il centrodestra presenterà una risoluzione, in cui impegna il Governo «a farsi latore della solidarietà del Senato e della Nazione agli agenti feriti e a tutte le forze dell’ordine, in tutte le sedi opportune; a proseguire lo sgombero, di beni e immobili illegalmente occupati secondo i criteri oggettivi di priorità stabiliti dalle Prefetture; a valutare l’adozione di iniziative normative volte a incrementare le assunzioni per concorso nei corpi di polizia, a tutelare, sotto il profilo sia normativo sia economico, gli appartenenti ad essi rendendo più efficace l’esercizio delle loro funzioni e l’attività di prevenzione della commissione di reati in occasione di pubbliche manifestazioni». La maggioranza ritiene gli incidenti accaduti a Torino, in occasione dei cortei a sostegno del centro sociale Askatasuna l’«ennesima, inaccettabile manifestazione di un clima di crescente ostilità e violenza nei confronti degli uomini e delle donne in divisa, che quotidianamente rischiano la propria incolumità per garantire la legalità e la sicurezza dei cittadini». «Le aggressioni alle Forze dell’Ordine costituiscono un attacco diretto allo Stato e ai suoi presidi di legalità, che mina le fondamenta della convivenza civile e indebolisce la percezione di sicurezza nella collettività», si legge. «È necessario incrementare ulteriormente l’immissione in servizio degli appartenenti alle forze di polizia, accelerando i concorsi a ciò finalizzati; è necessario ribadire che lo Stato tutela la proprietà privata e il demanio pubblico da occupazioni illegali di qualsiasi natura e che lo sgombero, di beni e immobili illegalmente occupati rappresenta un dovere dello Stato che non giustifica in alcun modo forme di violenza e devastazione», si sottolinea.
Questa mattina nell’Aula di palazzo Madama si era svolta anche l’informativa urgente sulla presenza in Italia degli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) degli Stati Uniti d’America durante le Olimpiadi Milano-Cortina. Il ministro ha sottolineato che «il nostro Governo in materia di relazioni internazionali presta grande attenzione ai contenuti e al rispetto delle cornici giuridiche di riferimento, circostanza non sempre realizzatasi nel passato. Penso per esempio alla singolare missione militare organizzata dai russi in Italia nel marzo del 2020, subito dopo lo scoppio della pandemia, allorquando, per la prima volta, fu consentito ad un Paese non alleato l’ingresso in un paese Nato». Piantedosi aveva già chiarito alla Camera che sono «in arrivo agenti Ice per le Olimpiadi, ma non avranno funzioni operative».
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4 febbraio 2026 ( modifica il 4 febbraio 2026 | 15:45)
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