Andrea Piccolo in una foto d’archivio al Tour Colombia 2024
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Tra i direttori sportivi della Colpack-Ballan che nel 2020 si trovarono a dirigere Andrea Piccolo, tristemente arrestato a Napoli dopo essere stato licenziato dalla Ef nell’estate del 2024, c’era anche Flavio Miozzo, ex professionista e tecnico esperto con un passato anche nella Saeco e nell’Acqua&Sapone. Il veneto ricorda, in particolar modo, un episodio di quell’anno, l’unico che Piccolo trascorse con l’allora formazione bergamasca.
«Io guidavo e con me in macchina c’erano alcuni corridori, tra i quali proprio Piccolo – racconta Miozzo – Siccome lui sarebbe passato professionista con l’Astana, mentre Tiberi aveva già firmato con la Trek, mi venne spontaneo dir loro quello che in passato avevo già detto ad altri loro coetanei: di non montarsi la testa, di ricominciare da zero con allenamenti e obiettivi, di trovare il proprio posto in gruppo, di non distrarsi dietro ai soldi e alle macchine di lusso. Se penso alla piega che purtroppo ha preso la sua vita, mi fa quasi effetto ripensarci adesso. All’epoca, Piccolo era uno dei migliori talenti del mondo: quando lo ingaggiammo, tra gli juniores aveva appena vinto il Giro della Lunigiana e la cronometro dei campionati europei.
«C’era molta curiosità di capire quanto valevano davvero lui e Tiberi, entrambi alla nostra corte. Debuttarono al Laigueglia, subito coi professionisti: Tiberi non lo finì, Piccolo sì (arrivò 49°, ndr). Sempre quell’anno, tra gli Under 23, Piccolo chiuse secondo e Tiberi terzo nella cronometro dei campionati italiani che vinse Milan. Andrea era un talento cristallino, un atleta completo che si difendeva su ogni territorio. Lo ricordo, tuttavia, come un ragazzo estremamente convinto dei propri mezzi, forse fin troppo. Non posso dire che mi aspettassi degli sviluppi così gravi, questo no, però avevo capito che fosse molto esuberante. Nonostante più di una squadra gli avesse dato la possibilità di rilanciarsi, purtroppo non ha mai trovato la serenità e la stabilità necessarie per fare la vita del professionista».