Questa mattina, nel carcere di Sollicciano, un tentativo di fuga è stato bloccato in pochi minuti dalla polizia penitenziaria. Erano circa le 10 quando un detenuto, dal Reparto degenza, ha cercato di approfittare dell’ora d’aria individuale nel cortile per raggiungere un possibile varco verso l’esterno. Gli agenti si sono accorti subito del movimento, hanno dato l’allarme e attivato la pattuglia esterna: l’uomo è stato fermato poco dopo, senza conseguenze per la sicurezza dell’istituto o per le persone presenti. La notizia è stata diffusa dal Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (SAPPE).

Il detenuto è Vasile Frumuzache, cittadino rumeno ed ex guardia giurata. Era stato trasferito a Sollicciano nel 2025 per motivi di sicurezza, dopo un’aggressione subita nel carcere di Prato da parte di un detenuto legato a una delle vittime dei due omicidi che Frumuzache ha confessato: quelli di Denisa Paun e Ana Maria Andrei, entrambe giovani escort di origine romena.

Sul tentativo di evasione sono intervenuti i rappresentanti del SAPPE. Il segretario nazionale per la Toscana, Francesco Oliviero, ha ringraziato il personale per prontezza e professionalità, ma ha anche ribadito le criticità del carcere di Sollicciano, parlando di carenze strutturali e di una cronica mancanza di organico. Sulla stessa linea il segretario generale Donato Capece, che ha sottolineato come l’esito positivo dell’intervento sia dipeso dalla professionalità degli agenti e ha chiesto maggiori investimenti, assunzioni e risorse per la sicurezza degli istituti penitenziari.

Antonio Mautone, segretario generale di UilPa Penitenziaria, ha elogiato la professionalità del personale di polizia. “L’intervento rapido ed efficace degli agenti ha impedito conseguenze ben più gravi, confermando ancora una volta l’elevato livello di attenzione e preparazione del personale, che opera quotidianamente in condizioni spesso complesse”. 

Il tentativo di fuga arriva alla vigilia dell’apertura del processo a carico di Frumuzache, prevista per domani, giovedì 5 febbraio, davanti alla Corte d’Assise di Firenze. Lo scorso 15 gennaio la Corte ha deciso di unificare i due procedimenti avviati dalle procure di Pistoia e di Prato, riconoscendo che i due delitti sono collegati. La scelta è stata accolta sia dalla difesa (avvocato Diego Capano) sia dall’accusa pistoiese (pm Leonardo De Gaudio). Nel processo unificato, l’accusa sarà sostenuta dalla Procura di Prato perché il relativo fascicolo è arrivato per primo in Corte d’Assise.

I fatti al centro del processo riguardano due omicidi. Ana Maria Andrei, 27 anni, fu uccisa nell’agosto 2024 a Montecatini Terme: la sua scomparsa era stata denunciata dai familiari, ma il caso non aveva avuto inizialmente la stessa attenzione mediatica che avrebbe avuto in seguito l’altra vicenda. Maria Denisa Paun, 30 anni, fu invece uccisa nella notte tra il 15 e il 16 maggio 2025 nel residence Ferrucci di Prato, dove riceveva i clienti. La madre, preoccupata perché non riusciva più a contattarla, presentò denuncia e partirono ricerche che portarono, ai primi di giugno, all’arresto di Frumuzache, che confessò.

Con il passare del tempo, la confessione si è arricchita di dettagli. In un primo momento l’uomo avrebbe fornito una versione giudicata poco credibile; poi ha ammesso di aver trasportato il corpo nella propria abitazione a Monsummano Terme e di aver compiuto lì la decapitazione. Secondo quanto emerso, avrebbe anche tentato di bruciare il cranio in un campo (da cui sarebbero rimasti frammenti ossei) e avrebbe abbandonato il resto del corpo nei boschi delle Panteraie, a Montecatini, vicino a un casolare. Poco distante, successivamente, è stato ritrovato anche il corpo di Ana Maria Andrei.

Gli investigatori hanno ricostruito gli spostamenti di Frumuzache anche grazie al gps installato sull’auto per motivi assicurativi. L’uomo ha inoltre indicato dove aveva nascosto i telefoni sottratti a Maria Denisa Paun. Nonostante le ammissioni, continua a sostenere di aver agito da solo, ma la procura di Prato non esclude del tutto l’ipotesi di un coinvolgimento di altre persone: negli atti si parla infatti della possibilità di un “concorso con soggetti non ancora identificati”.

Per l’omicidio di Prato viene contestata anche la premeditazione: dalle telecamere attorno al residence Ferrucci emergerebbe che il giorno prima del delitto Frumuzache avrebbe effettuato almeno due sopralluoghi nella zona, presumibilmente per studiare movimenti e vie di fuga.

Tra gli elementi citati nel quadro investigativo ci sono anche alcune intercettazioni in carcere in cui l’uomo parla con la moglie, che appare incredula. Una prima perizia psichiatrica ha stabilito che Frumuzache era capace di intendere e di volere al momento dei fatti e che può affrontare consapevolmente il processo. Resta centrale il tema del movente: davanti al giudice dell’udienza preliminare di Prato, Frumuzache ha parlato solo dell’omicidio di Maria Denisa Paun, sostenendo di aver reagito a un presunto ricatto. Non ha invece fornito una spiegazione per l’uccisione di Ana Maria Andrei.

Intanto la Procura di Prato prosegue gli accertamenti su eventuali altri episodi che potrebbero essere collegati a Frumuzache, ipotizzando che le due vittime note potrebbero non essere le sole.