APPROFONDIMENTI | 04/02/2026 | 08:16
di Gian Paolo Porreca

Mathieu Van der Poel, il campione olandese, 31 anni appena compiuti, segno del Capricorno, ha conquistato dunque ad Hulst – Paesi Bassi, ma sovranamente Alti almeno per il ciclismo – il suo ottavo titolo mondiale di ciclocross. E ha stabilito come noto un primato assoluto, in quella specialità maggiormente devota – non solo in Olanda e sul Mare del Nord – alla vocazione ciclistica delle stagioni fiamminghe, almeno per sacrificio e  suggestione.

Il biondo Mathieu, figlio d’ arte dell’amico Adrie, prezioso  stradista e ciclopratista degli anni ‘80, distacca in questo modo e per sempre nella gerarchia Eric De Vlaeminck, il belga fratello maggiore del Roger ‘monsieur Roubaix’, che si fermò a quota 7. Felice nel trionfo, come è bello che sia, Mathieu non potrà mai però superare Eric De Vlaeminck, nel dolore improprio da lui subito. Quando nel 1993, a carriera finita, Eric divenuto allenatore dovette assistere – ingiustamente proprio in una gara dell’amato ciclocross –  alla fine in corsa per arresto cardiaco del suo figlio unico Geert. Quel ciclocross tanto amato in vita, ad accompagnarlo fino alla morte tanto più atroce. 

Eric De Vlaeminck da Eeklo, superato per la storia dello sport da Mathieu, sarebbe morto solo nel 2015, devastato negli anni dall’Alzheimer e dal Parkinson, e dal dolore, in una casa di riposo. Ma era finito già allora, nel lontano 1993. Il pensiero di Mathieu, restiamo uomini di ciclismo, di terra e prati e fiori e non banali come altri, lo avrà ricordato almeno dentro di sé sul podio di domenica. Nel silenzio radioso del suo sorriso, per l’ottava volta iridato.

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