Qual è stato il criterio di scelta dei brani da includere?
«Volevo un progetto un po’ diverso da Io Canto, che guardava più al passato; questa volta non volevo lasciare fuori la musica italiana degli ultimi anni. Infatti, ho provato a inserire un brano trap, ma non sono riuscita a trovarne uno adatto a me: è che devo identificarmi nel testo altrimenti non riesco a interpretarlo bene, e in quelli che mi piacciono mi sono sempre imbattuta in una parolaccia oppure in un riferimento sessuale o, ancora, in un’espressione provocante… Mi vergogno, non mi sento di cantare quelle cose lì, specie davanti a mia figlia. Ho provato pure a includere una canzone in cinese, ero in fissa e per due mesi ne ho cercata una adatta ma senza fortuna. Sono andata in trip: dovevo misurarmi con una lingua nuova. E così è nata la versione tedesca del Cielo in una stanza».
Il primo pezzo che ha deciso di mettere nell’album?
«La mia storia tra le dita di Gianluca Grignani. La prima volta che l’ho cantato, per scaldare la voce e provare gli strumenti, è stato in Brasile, a San Paolo: in genere invito i fan ai soundcheck un’ora prima dell’orario di inizio del live. Lo conoscevano tutto, in portoghese, perché la versione di Ana Carolina l’ha reso famosissimo lì. Ed è forse l’unico brano italiano che, tradotto in tre lingue – anche in spagnolo –, ha avuto ovunque lo stesso successo».
Grignani, però, non è stato contento.
«Quando Gianluca è venuto a vedere un mio concerto a Milano nel 2024, gli ho detto che avevo cinque progetti in testa, che uno era Io Canto 2 e che avrei voluto iniziare proprio da La mia storia tra le dita».
Reazione?
«”Tu sei la mia dea, lo sai che io sono da sempre tuo ammiratore…”. Era nel corridoio del forum di Assago davanti ai miei musicisti. Quindi mi sono buttata con entusiasmo. Poi, inutile girarci attorno, è montata la polemica, come se fosse un incontro di box. E adesso ci si aspetta un match a Sanremo perché Gianluca duetta con Luché».
Non è stata l’unica polemica.
«La versione francese di Due vite di Marco Mengoni, La dernière chanson, che ho cantato con Julien Lieb… L’ho amata molto, l’ha amata anche lo stesso Marco, e l’hanno amata tante persone: su 3mila commenti forse 500 sono negativi. Ma non immaginavo queste mazzate».
È riuscita a farsele scivolare?
«Sono forte sul palco, però quando scendo non ho le spalle larghe e posso cadere».
Torniamo all’album: non manca un omaggio a Ornella Vanoni.
«Dettagli è l’ultimo brano che ho messo nel disco. Lei mi aveva sentito cantarlo una sera in un ristorante piano bar a Forte dei Marmi: lo stava facendo un pianista in portoghese – perché è stato scritto dal brasiliano Roberto Carlos –, mi sono avvicinata e mi sono unita a lui. Avevo 19 anni. Ornella, che, insieme ad Anna Oxa, è l’artista della sua generazione che mi ha ispirato di più, mi aveva chiamata per dirmi quanto fosse affascinata dal fatto che conoscessi il pezzo. Da quel momento siamo diventate amiche. E poi, nel tempo, mi ha sempre ripetuto: “Dettagli è tua, Dettagli è tua”».