L’antidiva per eccellenza, Charlotte Rampling, compie 80 anni. Nata il 5 febbraio 1946 a Sturmer, un villaggetto dell’Essex, figlia di un atleta e di una pittrice, la musa del cinema europeo – venerata a Hollywood ma sempre capace di tenersi lontana dalla logica divorante dello star system – ha sempre scelto una vita libera, anticonformista e ribelle anche sul lato sentimenti. Come quando alla fine degli anni Sessanta diede scandalo con il suo ménage a trois: amava senza mezze misure, in contemporanea, il fotografo Randall Lawrence e il suo migliore amico, l’agente pubblicitario Bryan Southcombe. La vicenda era pepata, l’attrice conquistò il titolo di donna più spregiudicata dell’anno. Ma lei, candidamente, confessò: «Non ho scoperto proprio niente di nuovo. Molti uomini e molte donne hanno amato e amano contemporaneamente due persone diverse: la differenza tra me e gli altri sta nel fatto che io non sono costretta a dire bugie, gli altri sì». Dopo una lunga triangolazione amorosa nel suo appartamento londinese, Charlotte scelse di semplificarsi il ménage e, sfrattato Randall, nel 1972 sposò Brian, da cui ha avuto il primogenito Barnaby (che nel 2012 l’ha diretta nel thriller I, Anna).

Dopo pochi anni Rampling tornò a destare l’attenzione della stampa scandalistica per la relazione con il musicista Jean-Michel Jarre, tre anni meno di lei: travolti dalla passione i due, che si conobbero a una festa, abbandonarono i rispettivi coniugi. Era il 1975. Tre anni dopo l’attrice, già lanciata verso la fama mondiale da film come La caduta degli dei di di Luchino Visconti e Il portiere di notte di Liliana Cavani, convolò a nozze col suo nuovo amore. «Il nostro incontro è stato uno shock, ma non il classico colpo di fulmine. È stato come se due persone si fossero finalmente incontrate dopo una lunga ricerca. Siamo molto felici», raccontava all’epoca lei. Dal matrimonio, che durò per oltre vent’anni, nacque un figlio di nome David. Tutto si sbriciolò quando Jean-Michel fu pizzicato dai paparazzi in atteggiamenti intimi con un’altra donna. Charlotte, anticonformista fino in fondo, commentò: «Un uomo e una donna sono liberi di tradire, ma scoprirlo dai giornali è sempre ingiusto».

Poco dopo la rottura con Jean-Michel Jarre, Rampling trovò il terzo uomo della sua vita: un consulente aziendale di nome Jean-Noël Tassez. Dopo diciotto anni d’amore, lui si ammalò di cancro e nel 2015 morì. Charlotte, ancora una volta, si ritrovò con il cuore spezzato, sola nel suo appartamento parigino. Oggi Rampling ha un nuovo compagno, il neuropsichiatra Mario Christian Meyer, e guarda avanti senza rimpianti: «Non sono una che pensa al passato, so bene che non può tornare, quindi vado avanti, guardando sempre e solo al futuro».

Una filosofia di vita che è anche legata a un terribile trauma mai superato: nel 1967 l’amata sorella di Charlotte, Sarah, tre anni più grande di lei, si suicidò in Argentina dove si era trasferita per amore del compagno Carlos. «Arrivando a casa dei miei genitori mio padre apre la porta del giardino e mi dice a voce alta “Tua sorella è morta”, l’ho saputo così. “Vai da tua madre”. Fine della Swinging London. Ingresso nell’età adulta. Avevo vent’anni. Sarah era stata già seppellita, per noi non ci furono né corpo né funerali. Sono diventata quella che sono in seguito a quel dolore». Charlotte sa «cos’è la paura, quella vera, interna, che non dipende da qualcosa in particolare, ma da tutto quello che ci è successo nella vita. Ognuno ha i suoi traumi, come tanti anch’io ho combattuto a lungo chiedendomi il “perché” di diverse cose. Di fatto ho vissuto la mia vita come volevo perché sapevo che, pur non avendo voglia di morire, accadrà come a tutti lo stesso. Allora meglio balzare sulla vita che farsi aggredire dai ricordi e restarne vittima. Ecco una cosa che non sono mai stata in tutta la mia vita: una vittima».