SAN BIAGIO DI CALLALTA (TREVISO) – Di battaglie ne aveva affrontate tante Andrea Vezzaro, già da quando gareggiava come giovane atleta. Poi il destino lo ha portato a diventare più che un campione un personaggio di spicco in quella che è sempre stata per passione la sua disciplina sportiva: il ciclismo. Tanto da arrivare addirittura alla corte di una delle più grandi e prestigiose aziende del settore come la Pinarello. Vezzaro, vicentino, classe 1980, da sette anni era una delle figure più importanti dell’area marketing di Pinarello e punto di riferimento per molti atleti che gareggiano sulle biciclette dello storico marchio trevigiano.
Proprio ieri, poco prima della sua prematura scomparsa, Andrea aveva ricevuto un videomessaggio privato con i saluti e l’affetto di tanti grandi nomi del ciclismo a lui vicino: da Tom Pidcock a Filippo Ganna, ma anche campioni del recente passato come gli spagnoli Alejandro Valverde e Miguel Indurain non hanno voluto far mancare il proprio affetto nei suoi confronti. Un gesto che testimonia quanto fosse apprezzato non solo per le sue competenze professionali, ma soprattutto per le sue qualità umane.
APPROFONDIMENTI
Il cordoglio
L’ultima e più dura battaglia della sua giovane vita Andrea Vezzaro l’ha affrontata con determinazione e coraggio, ma non ce l’ha fatta: si è spento ieri a 45 anni dopo il calvario di una malattia che lo ha accompagnato negli ultimi 12 mesi. Vezzaro non era soltanto un uomo, ma un punto di contatto umano tra il brand e gli atleti, capace di costruire relazioni autentiche all’interno del gruppo di lavoro. Un ruolo che gli aveva permesso di entrare in sintonia con numerosi campioni del panorama internazionale. Nel suo ultimo post pubblicato su Facebook il 13 gennaio scorso, Vezzaro aveva affidato ai social parole che oggi assumono il valore di un testamento morale: «Mai pensato fosse una passeggiata la vita… ma insieme a tutti voi sarà meno pesante sicuramente superare le giornate no da qui in avanti». Un messaggio semplice, diretto, carico di forza e gratitudine. Addolorati per l’accaduto tutti coloro che fanno parte della famiglia Pinarello, a partire dallo stesso Fausto. «Era un bravissimo ragazzo, una persona alla quale tutti, ma proprio tutti, volevano bene qui in azienda. Compresi gli atleti, con cui è stato sempre disponibile». Un vero professionista insomma, e un bravo corridore che sceso di sella aveva saputo reinventarsi nel mondo del ciclismo. La bici l’aveva appesa al chiodo, ma poi è diventata il chiodo fisso della sua capacità manageriale.
Il ricordo
Prima di trasferirsi a San Biagio di Callalta, Vezzaro aveva fatto esperienza in MotoGp e in Sportful, sempre nella gestione degli atleti. Tra i tanti pensieri sui social, quello di Luisa Pontoni, presidente del DP66: «Ci è bastata un’ora di confronto, fin da subito disponibile per capire e ascoltare le nostre esigenze. Hai creduto nel mio staff e nella mia squadra e nel progetto di portare, assieme a Fausto Pinarello, il marchio Pinarello nel ciclocross. Fin da subito ti sei adoperato per fornire ai nostri atleti una bici all’altezza. La stagione del ciclocross appena conclusa ha portato alla DP66 Pinarello una maglia tricolore e una medaglia di bronzo ai tricolori e tante altre maglie e trofei. Tutto questo è dedicato a te e al tuo ricordo che non svanirà mai». Sabato l’ultimo saluto alle 10 nella chiesa di San Biagio di Callalta.