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C’è un momento, durante ogni pausa pranzo in redazione (ma capiterà a tutti in qualsiasi ufficio), in cui si smette di parlare di lavoro e si finisce a discutere di cose che non nessuno avrebbe previsto. Fortunatamente da noi questi momenti capitano spesso. Qualche pranzo fa, ad esempio, qualcuno ha inevitabilmente nominato TonyPitony, tra i protagonisti più sopra le righe del prossimo festival di Sanremo. Non ricordo con esattezza chi per primo, ma nel giro di pochi secondi si è acceso il dibattito: TonyPitony è un genio incompreso o un altro che ha capito bene come fatturare? Il confine, a volte, sembra labile.
I testi espliciti (“mi devi dare il cu*o): pura provocazione o c’è altro?
C’è chi pensa che i suoi testi – espliciti, forti – abbiano il solo scopo di provocare ma in realtà nascondano un fine più nobile: far riflettere. Quanto espliciti? Qualche esempio: Quando sto con te mi diventa duro / Mi devi dare il cu*o / non importa se non me la dai / Ti distruggo il cu*o mentre dormirai. Volutamente politicamente incorretto, qualcuno lo definisce come un “fenomeno culturale”. In sostanza è come se Tony, consapevole delle polemiche che può causare, le includesse nel suo progetto appositamente. L’eccesso, lo choc che può derivare dai suoi testi volutamente forti: tutto fa parte di qualcosa di più grande. Ne viene apprezzata la tecnica di composizione metrica e l’originalità (“meglio lui che Olly in cima alle classifiche”). Il suo stile, volutamente fuori i canoni, è una cifra che piace a chi lo sostiene. Come se fosse una sorta di parodia dell’attuale mondo, della società.
Un’altra collega, invece, la pensa diversamente. Per lei TonyPitony è di una bassezza più unica che rara. E il suo punto di vista è condiviso anche da altri. Solo qualcuno non lo conosce. In questo modo il pranzo rappresenta quel micromondo che si fa portatore di giudizi contrapposti e, a mio avviso, tutti rispettabili. Nulla contro chi lo apprezza (qualcuno lo idolatra proprio). Nulla contro i detrattori, i quali credono che voce, scrittura e produzione siano deboli e che il successo di TonyPitony dipenda più dal marketing che dal talento.
TonyPitony su Instagram
Eh sì perché di successo si parla: 2 milioni di ascoltatori mensili su Spotify e cifre da capogiro anche i per i singoli. Singoli che, secondo molti, farebbero parte di un unico grande progetto volto ad attirare attenzione e generare più che altro discussioni che poco hanno a che vedere con l’arte della musica: “Siamo un grande team, facciamo tutto da soli – le parole di TonyPitony ospite di Gianluca Gazzoli a Passa dal BSMT -. La mia visione ora sta diventando collettiva”. Tony lo sa che qualcosa si sta muovendo.
Le piattaforme che si occupano della vendita dei biglietti (sì, fa anche concerti) lo definiscono come un “artista concettuale”. Parlano di una sua presunta ricerca creativa che “si muove lungo un filo conduttore che unisce influenze apparentemente distanti. La sua espressione artistica si colloca al confine tra musica e performance, rifiutando qualsiasi etichetta di genere e superando le tradizionali categorizzazioni”.
Ditonellapiaga e TonyPitony su InstagramTutti parlano di TonyPitony
Il pranzo termina e ognuno di noi rimane della propria opinione. Ma d’altronde l’intento non era quello di farla cambiare all’altro, ma solamente un pourparler che alleggerisce le giornate lavorative. Una cosa è certa: TonyPitony è sulla bocca di tutti, anche di chi non lo conosce veramente. E questo forse è lo specchio di un meccanismo più esteso e sempre più frequente: ormai non bisogna conoscere veramente bene un fenomeno per avere un’opinione. Il discorso si amplierebbe troppo, frutto di un lungo processo che vede coinvolti anche i social media e la detestabile polarizzazione dei dibatti in generale. Tuttavia, comprendo che TonyPitony sia effettivamente divisivo e dunque anche il pranzo ha visto inevitabilmente contrapporsi due fazioni: i Pro e i Contro TonyPitony. Un genio o un cogl*one? Un artista o un meme vivente? Anche in questo caso, per me, la verità sta nel mezzo. E il pranzo non mi ha fatto cambiare idea.
Un artista o un meme vivente?
Da una parte credo che distinguersi in un panorama musicale sempre più omologato con gli stessi identici autori che scrivono le stesse identiche canzoni per i vari cantanti sia un bene. Va detto che è intonato e che il sound risulta estremamente orecchiabile; brani come “Cuo”*, ad esempio, presentano sonorità R&B che personalmente trovo molto interessanti. Inoltre ha frequentato la rinomata accademia di musical Laine Teatre Arts di Epsom (Londra). E conosce anche la tv, ma sempre a modo suo, tanto nel 2020 ha partecipato a X Factor. O almeno, ci ha provato ma ha ricevuto tre ‘no’ e solo un ‘sì’ (quello di Mika). Quindi arrivederci e grazie. Ma lui ne va super orgoglioso: “Quella è stata la base di tutto, ha dimostrato parecchie cose che spero si capiranno strada facendo. Il piano era: vado lì, non passo. Per me era importante dimostrare che il talento dev’essere alla base della meritocrazia, al di là della forma: c’ho la panza, non sono un sex symbol, eppure…”.
Allo stesso tempo, però, non credo rappresenti la mosca bianca destinata a rivoluzionare la scena musicale, né qualcuno disposto a rinunciare ai profitti che questo mondo può eventualmente offrire. Quando Gazzoli gli aveva chiesto quali fossero le sue 3 voci preferite, le risposte date denotavano una certa sensibilità musicale: “Elisa, Bruce Springsteen e Phil Collins”.
Ascolto i miei colleghi parlare. Se prima non avevo un’idea precisa, ora ancora meno. Il pranzo sta per finire, la discussione su TonyPitony (non si conosce il suo vero nome né l’età, ma è noto che arriva dalla Sicilia) si conclude. La discussione resta in testa e diventa lo spunto per una riflessione più ampia. Quella che avete appena terminato di leggere.
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