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Alexei Navalny, il principale leader dell’opposizione del presidente russo Vladimir Putin, sarebbe stato avvelenato con una tossina della rana freccia. La conferma arriva dal Foreign Office del Regno Unito che dice di avere le prove di quanto accaduto. 

La vicenda

Secondo il Regno Unito, Alexei Navalny, morto due anni fa mentre era detenuto in una colonia penale in Siberia, sarebbe stato avvelenato con l’epibatidina, una neurotossina tossica letale che si trova nelle rane freccia che vivono in Ecuador. Questo veleno è 200 volte più forte della morfina e viene utilizzato dalle tribù indigene del Sud America nelle cerbottane durante la caccia. Le conclusioni dell’indagine saranno sottoposte all’organismo di controllo delle armi chimiche delle Nazioni Unite, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw). Il Regno Unito e i suoi alleati hanno lavorato «con ferrea determinazione» per stabilire cosa sia realmente accaduto a Navalny, ha detto la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper. Navalny era detenuto in un carcere a circa 64 km a nord del Circolo Polare Artico quando è morto. Era stato condannato a decenni di carcere da scontare in un “regime speciale”. Gli alleati di Navalny hanno ripetutamente accusato il Cremlino di averlo ucciso, accuse che Mosca ha sempre liquidato come assurde. I funzionari russi insistono sul fatto che sia morto a causa di una serie di patologie, tra cui un’aritmia cardiaca causata dall’ipertensione.


APPROFONDIMENTI

La dichiarazione di Yulia Navalnaya

Yulia Navalnaya, la vedova del dissidente russo, ha partecipato a una conferenza stampa a margine di una conferenza sulla sicurezza a Monaco per annunciare la scoperta, affiancata dai ministri degli Esteri di Regno Unito, Germania, Svezia e Paesi Bassi.

I quattro Paesi, più la Francia, hanno collaborato per stabilire le cause della morte di Navalny, che aveva 47 anni. «È difficile per me trovare le parole giuste», ha detto Navalnya. Lei si trovava alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco quando, il 16 febbraio 2024, venne diffusa la notizia della morte del marito. «È stato il giorno più orribile della mia vita. Sono salita sul palco e ho detto che mio marito, Alexei Navalny, era stato avvelenato. Cos’altro poteva succedere con il nemico numero uno di Putin in una prigione russa? Ma ora capisco e so che non si tratta solo di parole. È una prova scientifica», ha affermato.Il Cremlino risponde

«Quando ci saranno i risultati dei test, quando ci saranno le formule per le sostanze, ci sarà un commento. Senza questo, tutti i discorsi e le dichiarazioni saranno solo un’insinuazione informativa volta a distogliere l’attenzione dai problemi urgenti dell’Occidente». Così la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha commentato la dichiarazione con cui cinque Paesi europei hanno accusato il governo russo di aver ucciso l’oppositore Alexey Navalny con una tossina derivata da una rana che vive in America del Sud. Lo riporta la Tass. 


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