TREVISO – Una passione per l’arte e per la bellezza in tutte le sue forme. È il fil rouge che ha attraversato tutta la vita di Paolo Marton, storico titolare dell’omonima libreria in centro storico, fratello del celebre Tolo Marton e figlio di Bruno, già sindaco di Treviso. Ma soprattutto Paolo Marton era un artista nell’anima. Pittura, fotografia, modellismo. Non si faceva mancare nulla.
APPROFONDIMENTI
È proprio per raccogliere e tramandare un patrimonio così prezioso non solo per la famiglia Marton ma anche per tutta la città di Treviso, che i figli e la moglie di Paolo hanno preso una decisione. «A dieci anni dalla sua scomparsa (avvenuta nel 2016 a 74 anni, ndr), stiamo valorizzando il suo archivio fotografico attraverso la creazione di un sito (www.paolomarton.com), pensato come spazio di memoria e approfondimento della sua attività artistica ed editoriale» spiega il figlio Fabio.
«Papà ha sempre avuto la passione per l’arte e la bellezza – ricorda -. Ha preso in mano la direzione della libreria da mio nonno ma al contempo ha iniziato a dedicarsi alla fotografia». Della città di Treviso, ma anche dei capolavori del territorio, dalle ville venete agli spettacolari gessi del Canova custoditi a Possagno. E con quei preziosi scatti ci ha poi realizzato dei libri.
I libri
«La sua prima pubblicazione è stata Veneto Oggi, nel 1977. Poi è arrivata La Marca Trevigiana, realizzata con Orio Frassetto e Giuseppe De Pieri. Piano piano la fotografia ha iniziato ad acquistare uno spazio sempre più importante nella vita di papà».
È quindi arrivato Roma magia nei secoli, con gli scatti dalla Capitale, distribuito anche all’estero. Poi il ritorno “in patria” con Civiltà delle Ville Venete e i Palazzi veneziani. «Papà girò tutte le ville venete immortalandone interni ed esterni e raffinando anche la tecnica fotografica, attraverso l’utilizzo del banco ottico ad esempio».
Seguirono tante altre raccolte. Tra le più affascinanti senza dubbio quella sul Canova. «Papà andava di notte in gypsotheca così da poter illuminare le statue con luci colorate, non convenzionali». «Andavamo a Possagno alle quattro di notte – ricorda Maria Pia, moglie di Paolo (guai a chiamarla vedova, perché il suo Paolo le è sempre a fianco) -. Finito di fotografare, il custode ci preparava il caffè nella cucina del Canova».
I ricordi
Una volta aperto il cassetto dei ricordi dei bei momenti passati con Paolo, Maria Pia è un fiume in piena: «Quando era in libreria e veniva fuori una bella luce mi chiamava e mi diceva: “Dai Pia, vienimi a prendere che andiamo a fotografare”. E così facevamo. Sempre di corsa tra un posto e l’altro».
Questo fino alla malattia. «Anche verso la fine, quando ci vedeva poco ed era in carrozzina, dipingeva ancora – ricorda la moglie -. Gli sistemavo la tela, il cavalletto e gli occhiali. E lui dipingeva. Ha dipinto una trentina di quadri, anche cinque Vermeer. E annotava sempre le sue impressioni in un diario. Era molto autocritico. Se non gli piaceva un dipinto lo rifaceva da capo».
Poi c’erano i modellini («ne avrà realizzati oltre duecento»), la passione per il fumetto e l’amore per la musica («Ogni cosa che faceva, la faceva con la musica classica in sottofondo, aveva almeno 500 dischi»). Una cosa era certa: «Ovunque andassimo, a fare una gita, a vedere un posto, Paolo non usciva senza la sua macchina fotografica».
L’anima di un artista, che continua ad essere tale anche dopo che non c’è più. Perché le sue opere parlano per lui. E così fanno le migliaia di foto dell’archivio di Paolo Marton che la famiglia sta piano piano trasponendo nel sito web. Dove chi ha avuto la fortuna di conoscere Paolo può anche lasciare un ricordo. Così che la sua arte viva per sempre.