In un’intervista al quotidiano argentino Clàrin, il più diffuso nel paese sudamericano, l’attuale direttrice ospite del Teatro Colòn di Buenos Aires ha parlato anche del suo prossimo incarico come direttrice musicale (un ruolo molto più rilevante) al Teatro La Fenice di Venezia, e delle polemiche che ha sollevato, con parole significative. L’intervista è uscita il 16 gennaio, e rilanciata da Venezi stessa sulle sue pagine social.

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L’intervista è focalizzata quasi totalmente sull’Argentina, e sul suo incarico al Colòn definito come «un sogno». Ma la giornalista le pone anche una domanda sul suo prossimo incarico veneziano che (recita la domanda) «ha suscitato l’indignazione dell’orchestra e dei sindacati, che l’hanno considerata un’imposizione politica e artistica, minacciando scioperi e proteste a causa della sua presunta vicinanza al governo italiano». 

«Entro in carica ad ottobre, questione solo politica. Attaccano una donna»

«Ho scelto di non reagire, di non parlare, perché mi sono resa conto che in quella società la verità non interessa a nessuno – risponde Venezi, parlando dell’Italia – Così ho scelto di concentrarmi su ciò che mi interessa e mi fa stare bene con me stessa, ovvero la musica, il mio lavoro. Ciò che sono e ciò che so fare. Sono rimasta molto sorpresa da tutto l’affetto che ho ricevuto da così tante persone. Mi ha dato molta forza». Poi aggiunge: «Ho capito di essere nel mezzo di una questione politica; era come un modo per attaccare l’attuale governo. C’erano anche le elezioni in Veneto, regione di cui Venezia fa parte. Oltre a ciò, era un fattore aggravante il fatto che stessero attaccando una lavoratrice, una donna. C’è molto sessismo in Italia». 

E infine una riflessione sul contesto artistico della Fenice: «Dopo il momento difficile, ho pensato: “Hanno paura del nuovo”. Non correre rischi con progetti innovativi. Venezia ha bisogno di attrarre nuovi pubblici che arrivano dal turismo. Gli attuali abbonati hanno più di 80 anni. Se non proviamo a fare qualcosa di diverso nell’arte, dove possiamo farlo? Altrimenti, i teatri diventano musei. Entrerò in carica a ottobre», assicura Venezi in chiusura.

Accuse forti che inevitabilmente creeranno altro dibattito e tensioni. Paradossalmente nella stessa intervista Venezi, rispondendo a un’altra domanda, racconta come è arrivato il suo incarico al Colòn: «Sono venua al Teatro Colón per la prima volta nel maggio 2024. Abbiamo messo in scena Turandot, e non dimenticherò mai cosa è successo dopo l’ultima rappresentazione, quando è calato il sipario: l’intero coro, i cantanti, i solisti, e tutti hanno iniziato a gridare “Beatrice non se ne va, Beatrice non se ne va” come un grido di battaglia durante una partita di calcio. Ricordo quel momento come uno dei più toccanti della mia vita. Poi, abbiamo iniziato a parlare con la direzione e ho ricevuto l’offerta di diventare direttore d’orchestra residente». Uno dei motivi per cui l’orchestra della Fenice non ha digerito l’incarico quadriennale a Venezi, è il fatto di non averci mai suonato insieme per poter testare l’eventuale intesa, un elemento considerato imprescindibile da molti direttori d’orchestra prima di accettare un incarico.