Si intitola “Ai ai”, la canzone che Dargen D’Amico porta sul palco del Teatro Ariston per la 76esima edizione del Festival. Durante un incontro con la stampa, prima dell’inizio della kermesse, il cantautore milanese ha parlato del brano (e non solo). Sempre con osservazioni pungenti e che esprimono un preciso punto di vista. Mai banale, anzi tutt’altro. 

Di cosa parla (veramente) la canzone di Dargen D’Amico a Sanremo 2026

“Mi avete dato 6 nelle pagelle dei pre-ascolti… terribili. Potevate darmi 3 allora”, esordisce scherzando. Poi spiega: “Questa canzone l’ho scritta a puntate, l’idea è nata 2 anni fa e poi la canzone si è stratificata. Alla base c’è sicuramente un grosso dubbio su cosa ci succederà tra poco, cioè quando la macchina prenderà il controllo”. Il riferimento è all’AI, cioè l’intelligenza artificiale.

“Nonostante l’AI stia entrando in maniera forte e violenta, in Italia non c’è un vero dibattito sui rischi di questo lavaggio del cervello – dice Dargen -. Il brano musicalmente non so se lo avrei messo nel disco perché girava su una sonorità tardi anni 70 che per me aveva anche senso in quanto il computer cominciava ad avere un grande peso sulla produzione musicale, però nel disco non so… poi l’hanno preso a Sanremo e tutto è cambiato”.

Le parole sulla Rai (dopo gli attriti)

Quindi parla della Rai, dopo gli attriti (era il 2023, venne interrotto durante un’intervista a Domenica In): “Non pensavo mi riprendessero dopo le ultime puntate… non c’erano stati più grandi contatti tra me e la casa madre Rai. Io ho un grande rispetto. Ho sempre guardato molto la Rai e Sanremo, penso che abbia anche un ruolo importante nel nostro Paese. Non abbandoniamola, se ne stanno andando in molti e negli ultimi anni non è migliorata ma quest’anno ci penseremo noi con il nostro Sanremo. Battezzato anche dal Presidente della Repubblica”. 

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Sul nuovo disco – dal titolo “Doppia mozzarella” – Dargen spiega: “Ci siamo abituati ad avere necessità comandate: non siamo più padroni dei nostri bisogni. A volte crediamo che aggiungere, acquistare di più, riempirci di più di cose possa essere la soluzione ma invece ci troviamo più insoddisfatti. Ho deciso di lavorarci con i miei amici musicisti con cui ho lavorato negli ultimi anni, per avere del tempo da dedicare alla vita in studio”.

Insiste sul tema dell’intelligenza artificiale: “Se un testo viene scritto dall’AI di chi è il copyright? Io ci ho provato a farlo eh, però è troppo pulita e netta. Mancano tutti li errori che mi piace mettere nella scrittura. Volevo godermela, che fosse qualcosa di importante per me. Mi rendo conto che le cose stanno cambiando e che i dischi durano una settimana, che la stampa ha tantissime cose da ascoltare. Rispetto a qualche anno fa è tutto diverso, ma io volevo che avesse un significato per me”.

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Sul brano per la serata cover – canterà “Su di noi” con Pupo e Fabrizio Bosso – spiega: “Si tratta più di un duetto che di una cover. Proprio Carlo Conti mi ha consigliato un artista che secondo lui avrebbe potuto cantare con me per lanciare un bel messaggio. Ed era Pupo”.

A chi gli fa notare che Pupo è molto vicino alla Russia, Dargen replica chiaramente: “Non mi sono dimenticato dello scempio che fanno le Istituzioni russe. Ma neanche del fatto che noi siamo complici del genocidio di Gaza come Stato italiano eppure io partecipo a Sanremo. La musica deve avere la possibilità di andare oltre la strumentalizzazione. Per me è fondamentale in questo momento cercare di dare alla musica, all’arte e allo sport un senso di speranza perché è davvero faticoso ora trovare qualcosa di solido a cui aggrapparsi”.

Infine conclude tornando a parlare di politica e attualità: “Ora parlare di ‘cessate il fuoco’ è più semplice, tutti si sono bagnati del sangue di ciò che è avvenuto… Ora c’è il dibattito sul Referendum, si parla dell’efficienza della Giustizia e poi è tutto il contrario, è molto difficile farsi un’idea. Ma su ciò che è successo in Palestina credo che nessuno abbia più dei dubbi”.

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