Non è mai troppo tardi per crescere ancora, per rinnovare la consapevolezza di sé, per dire ho sbagliato e adesso provo a cambiare, per ammettere fragilità ed errori, per non far pesare sugli altri quello che dovresti sistemare da solo. Non è tardi nemmeno a 58 anni, tanti quanti ne ha Francesco Renga che canta tutto questo, a Sanremo, nel brano in gara: “Il meglio di me”.
«Sono scappato tante volte»
Pura autobiografia, confessa sincero, «sono scappato tante volte», ammette nella sua casa di Brescia, città di partenza (ma alla quale è sempre tornato) della sua prima fuga: «Sono andato via con i Timoria. A 17 anni ho vissuto la morte di mia madre come un abbandono. La famiglia si è disgregata: mio padre per lavoro in Sardegna, mia sorella stava per sposarsi, mio fratello conviveva già, mi ha salvato la musica, pure dall’alcool e altre derive. Quello strappo da mia madre, quell’assenza hanno poi condizionato il mio rapporto con le donne, anche con Ambra (Angiolini, ndr.), la madre dei miei figli. Ormai abbiamo recuperato tutto, ci siamo detti quello che non c’eravamo mai detti». E fa intendere che i figli, generazione Z (Iolanda, 22, e Leonardo, 19) sono più maturi di quanto alla loro età fossero i ragazzi della sua generazione («specialmente lei, mi fa certi pipponi…»).
Le zone d’ombra
Perché confessarsi in una canzone proprio adesso, dopo 40 anni sul palco, è presto spiegato: «In realtà tutta la mia poetica parla delle mie zone d’ombra, del non detto.
Ma è difficile farlo senza essere banali o retorici. Stavolta ho trovato la quadra – grazie ad autori giovani – un brano di grande modernità di linguaggio per testo e per musica, difficile da eseguire, io stesso ho studiato tanto, prosciugato la mia vocalità, eliminato i vibrati, trovato un punto d’unione tra la mia storia e quello che sono adesso».
Tutto nuovo per Renga: etichetta discografica, team di collaboratori, «più che una ripartenza, visto che non mi sono mai fermato, un’epifania». Che si svela sul palco del suo undicesimo Sanremo: «Ogni volta ho trovato una motivazione diversa per il festival, anche nel 2005, quando l’ho vinto (con “Angelo”, ndr) e pensare che non volevo andarci».
Punta molto sul duetto con Giusy Ferreri per “Ragazzo solo, ragazza sola”, versione italiana di “Space oddity” di David Bowie: «Le nostre voci insieme sono incredibili: sarà una sorpresa. E poi, i dieci anni dalla morte di Bowie, i 90 anni di Mogol che scrisse il testo italiano e che qui prenderà il premio alla carriera… oh, ’ste cose vanno celebrate, ragazzi».
Ultimo aggiornamento: lunedì 23 febbraio 2026, 05:00
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