di
Francesca Bonazzoli
In mostra al Castello la scultura lignea della Vergine al centro del Compianto di Giovanni Del Majno, attivo nella prima metà del Cinquecento. L’aveva acquistata un collezionista torinese, le figlie la venderanno al Comune
Tutto è partito da una misteriosa vecchia foto in bianco e nero di cui non sia sa quasi nulla: né dove sia stata scattata, né quando, ma approssimativamente fra gli anni Trenta e Quaranta. L’immagine, conservata presso la Sovrintendenza di Milano e in copia nell’archivio di Federico Zeri, ritrae un Compianto sul Cristo morto, ossia un gruppo di statue lignee dei personaggi che si raccolsero ai piedi della Croce, dopo la deposizione di Cristo: il Cristo morto al centro disteso per terra o fra le braccia di Maria; San Giovanni evangelista; le Marie o pie donne, Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea.
Ognuno con differenti espressioni di dolore, furono scolpiti da Giovanni Angelo del Maino (attivo in Lombardia fra il 1496 e il 1536), figlio di quel Giacomo del Maino che intagliò il coro ligneo di Sant’Ambrogio e lavorò fianco a fianco con Leonardo per progettare la carpenteria della pala d’altare con la Vergine delle Rocce. E anche la varietà di espressioni di dolore nei volti dei partecipanti al Compianto realizzato da Giovanni tra il 1520 e il 1530 va ricondotta ai «moti dell’animo» di cui Leonardo aveva dipinto un catalogo nel Cenacolo di Santa Maria delle Grazie.
Ebbene, succede che quel gruppo di statue viene a poco a poco smembrato e disperso in varie collezioni private italiane. Poi, nel 1994 la figura di Nicodemo ricompare sul mercato antiquario e il Comune di Milano decide subito di acquistarla. Proprio in quegli anni, infatti, la collezione di opere lignee del Castello continua ad arricchirsi e viene valorizzata dall’ex direttore Claudio Salsi coadiuvato da Raffaele Casciaro fino a produrre la meravigliosa mostra del 2005 che ebbe risonanza internazionale.
Avviene così che mentre il Castello diventa punto di riferimento della scultura lignea lombarda del Rinascimento, la febbre dei privati per il possesso di statue lignee scende di temperatura e piano piano, complice il cambio generazionale dei collezionisti, al Castello vengono proposti altri pezzi del Compianto. Certo del Cristo e delle due Marie non si è mai saputo nulla e non comparivano nemmeno nella fotografia della Sovrintendenza.
Ma della Madonna, il pezzo centrale, si sapeva che era in una casa di Torino, centro di una stretta relazione emotiva fra collezionista e opera, spiegata così dalla direttrice del Castello Francesca Tasso: «Chi colleziona questo tipo di opere tridimensionali vi rimane particolarmente legato, tanto più se sono di soggetto sacro. È una tipologia che genera una specie di forza d’amore. Solo quando alcuni anni fa il proprietario è deceduto, le figlie hanno preso contatto con il Castello e in attesa di formalizzare l’acquisto hanno comunque concesso la statua in deposito al museo. Sanno bene quanto il padre amasse questa scultura e sono venute a Milano apposta per vedere come abbiamo inserito la Madonna nel Compianto. Si sono emozionate nell’ammirarla al centro delle altre statue. Così vicine le une alle altre, ricostruita la relazione emotiva del gruppo, aumentano reciprocamente la loro bellezza. Il papà, hanno detto le figlie, non avrebbe potuto desiderare una sistemazione migliore».
All’appello ora manca solo Giuseppe d’Arimatea, ancora in una collezione di Asolo. Ma chissà che anche per lui sia pronto un biglietto di andata per Milano. Il Compianto è esposto nella nuova sala dei leonardeschi nella Pinacoteca del Castello Sforzesco.
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23 febbraio 2026
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