Hokusai a Torino: il “vecchio pazzo per il disegno” rivive alla Galleria Elena Salamon Torino si prepara a celebrare il genio indiscusso dell’arte giapponese con una rassegna di eccezionale valore documentario e artistico. Dal 6 marzo al 24 aprile 2026, la Galleria Elena Salamon ospita la mostra “Hokusai. Il segno che diventa vita”. Negli spazi di piazzetta IV Marzo saranno esposte oltre 180 xilografie originali di Katsushika Hokusai, l’artista che con il suo stile rivoluzionario ha saputo costruire un ponte eterno tra Oriente e Occidente. 

L’influenza globale del genio giapponese 

L’esposizione mette in luce come l’opera di Hokusai abbia radicalmente trasformato il corso della storia dell’arte moderna. Giunte in Europa quasi per caso, come materiale da imballaggio per le preziose porcellane nipponiche, le sue stampe folgorarono maestri del calibro di Monet, Van Gogh e Degas. 

Quella sintesi formale e quella libertà compositiva, capaci di eliminare il superfluo per far risplendere l’essenziale, hanno dato vita al fenomeno del Giapponismo, influenzando ancora oggi settori che spaziano dal design contemporaneo e la moda di Kenzo fino alla grafica digitale e ai manga. 

Tra rarità e capolavori: lo spirito di Hannya 

Tra i pezzi più attesi spicca il celebre “Il demone Hannya che ride” (Warai Hannya, 1831), un capolavoro rarissimo che fonde iper-realismo e fantasy. Quest’opera è considerata dalla critica internazionale, inclusi gli esperti del British Museum, come uno dei precursori del moderno fumetto giapponese per la sua espressività teatrale. L’esemplare in mostra è di particolare pregio per lo stato di conservazione e per la presenza del mokume-zuri, ovvero le venature naturali del legno che testimoniano l’appartenenza alle primissime impressioni. 

Il sacro Monte Fuji: dalle cascate alle cento vedute 

Il percorso espositivo si snoda attraverso le diverse stagioni creative del Maestro. Si parte dalle raffinate xilografie policrome della serie dedicata alle cascate e dalle fresche vedute della “Piccola Tokaido”, per arrivare alle opere della maturità. 

Di immenso fascino sono le “Cento vedute del monte Fuji”, realizzate quando l’artista aveva superato i settant’anni. Tra queste, “Il Fuji dal mare” rappresenta l’evoluzione filosofica della celebre Grande Onda: qui la cresta spumosa si trasforma poeticamente in uno stormo di uccelli, lasciando la montagna sacra come unico punto fermo dell’universo. 

4 Hokusai ll Fuji dal mare

Una tradizione familiare d’eccellenza 

La mostra non è solo un evento artistico, ma anche un omaggio alla storia della galleria e della città. La curatrice Elena Salamon prosegue infatti una tradizione iniziata negli anni Sessanta dalla nonna, che nel 1969 introdusse per prima le stampe giapponesi a Torino. “Questa mostra riunisce esemplari acquisiti negli anni – ha confidato -, creando un percorso attraverso i momenti più significativi della sua produzione”. 

Opere di qualità museale, paragonabili a quelle custodite al Metropolitan di New York o al British Museum di Londra, dove le quotazioni delle sue icone più famose hanno ormai superato i 2,5 milioni di euro. 

Il segreto della perfezione 

Il titolo della mostra richiama l’ultimo nome d’arte scelto da Hokusai: Gakyō rōjin Manji, ovvero il “vecchio pazzo per il disegno”. Un appellativo che racchiude l’umiltà di un uomo che, persino sul letto di morte a 89 anni, sognava di avere ancora pochi anni per poter diventare un “vero artista”. È proprio questa instancabile ricerca della verità in ogni singola linea che ha reso il suo segno capace di diventare, ancora oggi, vita pulsante.

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