La settimana di Sanremo ha sempre un effetto particolare non solo su chi si nutre di musica, ma per chi la vive davvero. C’è chi sogna l’Ariston per una vita intera e chi, su quel palco, ci è già salito. Loredana Errore lo conosce bene: nel 2011 ha partecipato alla kermesse come ospite insieme ad Anna Tatangelo nella serata dei duetti, un format ormai consolidato che rappresenta ancora oggi uno dei momenti più attesi e seguiti del Festival. La canzone s’intitolava “Bastardo”, arrivò settima nella graduatoria di quella specifica serata e a condurre c’era Gianni Morandi. Un’esperienza “velocissima ma meravigliosa”.

Sognando ancora Sanremo: chi sono i nuovi talenti dell’Agrigentino che provano a inseguire il palco dell’Ariston

A distanza di anni, tra nuovi progetti, lo stimolo a scrivere ma soprattutto la fede e la resilienza – dopo il grave incidente stradale del 2013 che ha segnato un lungo stop nella sua carriera – Loredana si racconta ad AgrigentoNotizie nei giorni in cui gli occhi sono puntati su Sanremo e dove tra i concorrenti c’è Marco Masini che è stato il suo coach, lo scorso anno, per il talent “Ora o mai più”. Al momento vive a Roma, con la sua Agrigento sempre nel cuore.

In che momento della tua carriera ti senti oggi, artisticamente e umanamente?

“Mi sento una persona che probabilmente non è ancora pronta. Non pronta con me stessa, ma pronta rispetto alla complessità di un viaggio artistico. Quando un artista sente in maniera profonda quello che gli succede, quello che canta, quello che attraversa, allora capisce che è sempre in evoluzione. Oggi vedo che i tempi stanno maturando, le direzioni sono tante e i messaggi sono più forti che mai. Ognuno con il proprio credo, con il proprio modo di procedere. Sta nascendo uno spazio di rottura, dove tutto viene considerato, dove c’è un confronto continuo tra bene e male tra mondi che si ergono e si equilibrano. E in tutto questo io sono serena, tranquilla. Il mio è un viaggio in crescita continua con la voce. L’unica cosa che oggi forse mi manca è un team solido, un gruppo con cui poter creare in serenità qualcosa che dica davvero qualcosa. Oggi gli artisti sono davvero tanti, lo scenario è davvero complesso, ma spero di tornare a ‘cinguettare’. Anzi, sai cosa ti dico? Proprio poco fa si sono posati due uccellini vicino a me, come se fosse un segnale”.

Qual’è il messaggio più urgente che adesso senti di voler trasmettere con la tua musica?

“Il rispetto. Per ogni forma di vita, per ogni cosa. E anche la forza. Bisogna avere forza per essere se stessi al di là degli stereotipi, delle mode, delle condotte. Essere se stessi è un valore aggiunto. Non lo insegno io, lo insegnano i grandi, dai mistici agli artisti, anche alcuni politici. L’autenticità è l’unica strada”.

Ti capita di scrivere?

“Assolutamente sì. I miei spazi sono una specie di università che non finisci mai di frequentare. Essere in vita per me è un’elaborazione continua. Il mondo è un approfondimento costante che mi porta a pensieri che a volte sfuggono e a volte riesco a trascrivere. Questo aspetto è una delle parti fondamentali del mio viaggio”.

Sanremo: che ricordo hai dell’esperienza del 2011 con Anna Tatangelo?

“È stato meraviglioso, seppur velocissimo. Era l’edizione condotta da Gianni Morandi. La conservo nel cuore. Spero di ritornarci un giorno da protagonista, da concorrente. Sanremo rappresenta uno dei punti di arrivo che più segnano un artista. Per me rimane sempre un sogno nel cassetto”.

Se potessi incontrare la Loredana di 15 anni fa, cosa le diresti?

“Non c’è molto da dirle. Ci sono età e momenti in cui non puoi fare molto di più di quello che fai. Posso semplicemente infondermi coraggio e ripetermi che tutto quello che ho vissuto è il frutto, in certi casi immaturo o addirittura nefasto, di un percorso che ha plasmato la mia personalità. Bisogna andare avanti prendendo ciò che di buono si può raccogliere dagli errori. Noi non siamo i nostri errori, ma da essi possiamo sempre trarre quell’esperienza che ci fortifica. La verità è che la vita è un continuo studio: la osservo dal di dentro e lei non smette mai di sorprendermi. In questo modo trovo sempre lo stimolo a ripartire.

Sei diventata un esempio di resilienza. Cosa ti ha insegnato davvero a non mollare?

“La fede. Te lo dico da peccatrice, non da santa. La fede rende la vita più semplice. Senza la fede tutto quello che ho attraversato non sarebbe stato normale. Cedere si può, toccare il fondo si può, ma poi serve un punto di vista diverso che ti dice: ‘Loredana, riparti’. Per me la fede è uno sguardo in più sulle cose, la ricerca della verità, la capacità di andare oltre. Gesù ci ha insegnato molto di più di quello che crediamo. Io vado avanti nella semplicità, pur consapevole delle mie fragilità”.

Torniamo a Sanremo, c’è qualcuno che ti ha incuriosito?

“Mi incuriosiscono tutti in realtà. Per me chi arriva su quel palcoscenico ha tanto da dire, vive una grande emozione e io mi immedesimo. Alla vigilia avevo voglia di sentire per esempio la canzone di Sal Da Vinci perché le sue canzoni sono romantiche, e io sono molto romantica. E poi c’è Marco Masini. Il mio tifo è tutto per lui. Averlo avuto come maestro è stato un privilegio enorme. È un artista che insegna cosa significa resistere e tornare. Per me Marco rappresenta una vittoria umana e artistica”.

Sanremo resta quindi un obiettivo?

“Sanremo è sempre Sanremo. Anche quando non partecipi, cadi sempre in piedi. Inutile negarlo: è il sogno di ogni cantante”.

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