Era stato presentato appena due settimane fa, ma – anche alla luce della nuova crisi in Medio Oriente – il decreto bollette del governo Meloni rischia di fermarsi ai box. E non è tanto per la guerra in Iran e per i contraccolpi alla catena di approvvigionamento di beni energetici (gas liquefatto e petrolio su tutto) che passano dallo stretto di Hormuz. I primi stop all’intervento governativo sul complesso sistema che regola la formazione del prezzo dell’energia in Italia arrivano dall’autorità indipendente chiamata proprio a sovraintendere al sistema, l’Arera.
La versione di Arera: perché il decreto è sbagliato
Durante le audizioni della commissione parlamentare che ha in carico la prima analisi del decreto del governo, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente ha infatti depositato una memoria che mette in evidenza alcune importanti criticità dell’intervento legislativo. In particolare Arera fa riferimento alla questione degli aiuti di Stato e alla necessità di coordinamento con la normativa europea.
A dover superare il vaglio comunitario non vi sarebbe infatti solo la nota disposizione che interviene sul mercato degli Ets (la “tassa sulla CO₂” attraverso cui il costo della generazione di energia a gas si trasferisce automaticamente nel prezzo dell’elettricità) prevedendo il rimborso di una parte dei costi ai produttori. Secondo Arera è passibile di stop anche la norma che prevede di destinare alle imprese energivore i proventi della vendita del miliardo di metri cubi di gas stoccati dal nostro paese e gestiti dal Gse.

Secondo Arera infatti la riduzione degli oneri generali ai clienti indicati dal Governo al comma 3 dell’Articolo 9 del cosiddetto decreto bollette, “poiché prevede un’applicazione selettiva di alcune tipologie di imprese” potrebbero ricadere nella disciplina degli aiuti di Stato e, pertanto, richiedere una preventiva notifica alla Commissione europea per verificarne la compatibilità con il mercato interno. Secondo le regole UE, una misura qualificata come aiuto di Stato non può essere attuata finché la Commissione non ha dato il suo via libera.
Il rischio che da Bruxelles l’Ue fermi tutto
Questo rappresenta il potenziale “stop” procedurale, poiché l’efficacia delle norme nazionali rimarrebbe sospesa in attesa dell’autorizzazione di Bruxelles. L’Autorità segnala l’importanza di chiarire bene l’ambito di applicazione di queste norme per evitare che l’incertezza sulla loro natura (se siano o meno aiuti di Stato) possa bloccare gli investimenti o creare contenziosi.
Non solo. Se Arera da una parte sottolinea la necessità di garantire che le agevolazioni o i regimi autorizzativi speciali non introducano vantaggi selettivi che distorcono la concorrenza, l’autorità avvisa il governo che la vendita degli gas immagazzinato negli stoccaggi strategici comporterà la necessità di rimborsare l’anticipo versato a Snam dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali “rischiando di vanificare il beneficio ipotizzato” o spostando l’imposizione tariffaria “ad altri clienti”. Insomma: una bocciatura completa dei meccanismi di abbattimento dei prezzi della bolletta del gas per le imprese.
L’attesa per gli aiuti (che però non ci sono)
Altra narrazione che appare distorta è quella relativa agli aiuti alle famiglie. E qui è l’Unione nazionale dei consumatori (Unc) a sollevare come il decreto in realtà diminuisca gli aiuti alle famiglie. Il bonus di 115 euro che il governo prevede di introdurre infatti non si sommerà al bonus straordinario di 200 euro dello scorso anno.
A conti fatti il bonus riconosciuto alle famiglie vulnerabili scende dai 200 euro del 2025 decisi con il decreto legge numero 19 del 28 febbraio 2025, a 115 euro: un taglio pari al 42,5%. Parallelamente, al di là del contributo volontario (fino a 60 euro) che i fornitori di energia possono applicare alle famiglie in cambio di una menzione di benemerito sul sito del Governo, l’unico dato certo è che nel 2005 chi aveva un Isee sotto i 25mila euro prendeva comunque 200 euro di contributo straordinario, mentre con il nuovo decreto la soglia si ferma a 9.796 euro – il 60,8% in meno – e solo per le famiglie con almeno 4 figli a carico resta la vecchia soglia Isee di 20 mila euro.

Un netto peggioramento rispetto al 2025, quando tutti quelli che avevano un Isee inferiore a 25.000 hanno percepito in ogni caso il contributo straordinario di 200 euro, mentre chi aveva un Isee inferiore a 9.530 euro (o 20mila per una famiglia con 4 figli a carico), ha ricevuto, considerando anche i bonus ordinari, importi che, a seconda della numerosità della famiglia, fluttuavano da un minimo di 367,9 euro a 440,9 euro, oltre 220 euro in più rispetto ai 319,4 euro previsti nel 2026 come massimo percepibile.
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