«Occorre prudenza, molta prudenza». Emanuele Grimaldi, il presidente mondiale degli armatori, guarda alle dichiarazioni provenienti dal fronte iraniano con molto distacco. «Non basta dire colpiremo solo navi americane e israeliane, Hormuz per le navi degli altri Paesi è aperto. O, almeno, non basta agli armatori che hanno a cuore innanzitutto la sorte dei loro equipaggi».
APPROFONDIMENTI
Lei come presidente dell’International Chamber of Shipping lo ha sottolineato con chiarezz: prima di tutto proteggere gli equipaggi?
«E lo ripeto anche oggi. È ingiusto e immorale esporre a rischio gente che sta solo svolgendo il proprio lavoro. Per questo ho rivolto anche un appello a tutti i Paesi, sono necessarie misure e garanzie per tutelare le loro vite».
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Insomma è presto per parlare di Hormuz aperto?
«Prestissimo. Bisogna muoversi con prudenza, osservare l’evolversi della situazione. Hormuz non è un canale con la barriera, tu passi, tu no. La situazione è molto diversa».
Trenta chilometri di mare in larghezza, una sessantina in lunghezza, e poi comunque si navigherebbe in acque pericolose, visto che gli iraniani sono arrivati a colpire basi americane fino a Cipro.
«Ed è per questo che dico che bisogna aspettare, valutare, capire. Insomma, ci vuole prudenza non dobbiamo correre rischi. E in mare i pericoli sono tanti».
Intanto, però, i prezzi del petrolio salgono.
«La libertà di navigazione dovrebbe essere un principio fondamentale della convivenza tra i popoli. Il commercio non deve essere ostaggio per ricattare questo o quel Paese. Invece, la prima cosa che si blocca è il trasporto via mare. Abbiamo visto cosa è successo con Suez, vediamo cosa sta succedendo con Hormuz. Poi si innestano le speculazioni, e i prezzi impazziscono».
Questa volta, però, almeno nelle intenzioni, gli iraniani dicono che vogliono colpire solo i nemici.
«Ma come si fa a distinguere la reale proprietà di una nave. La bandiera esposta, spesso, è quella del Paese dove è registrata la nave. Le navi americane, ad esempio, sono pochissime quelle che navigano con la bandiera a stelle e strisce. E allora? Il drone o il missile può distinguere quale Paese arma quella nave? Ci vuole tempo e prudenza, questo mi sento di dire».
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Scorrendo Marine Traffic, si nota proprio un ingorgo di navi in attesa di attraversare Hormuz o di uscire. Di bandiere italiane ne sono state individuate solo due. Entrambe di armatori napoletani.
«La metà delle navi che battono bandiera italiana sono nostre, quindi anche il Gruppo Grimaldi ha una nave nell’area. Per quanto riguarda la Grande Torino ho impartito precise disposizioni di prudenza affinché il personale di bordo sia protetto in ogni modo».
E non passano?
«Assolutamente no. Bisogna avere pazienza e muoversi, lo ripeto, con estrema prudenza».
Aspettare, dunque?
«Sì, vediamo come evolve la situazione. Intanto, se gli iraniani hanno detto il vero i primi a passare saranno certamente i cinesi. La Cina è un Paese certamente non ostile all’Iran. Stessa cosa vale per le navi russe. Ecco perché dico che la situazione va monitorata momento per momento».
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Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha detto che Hormus va considerato chiuso, non formalmente ma sostanzialmente.
«Sì. E ha anche aggiunto che oggi (ieri, ndr), da Hormuz sono passate solo due o tre navi. È esattamente quello che ripeto io, lo stretto è sostanzialmente chiuso a chi non vuole mettere a rischio la vita dei marittimi anche se questo, come ha sottolineato anche Tajani, provocherà in prospettiva danni all’economia mondiale».
Potrebbero servire le scorte?
«La situazione è talmente in rapida evoluzione che non serve neanche ragionare a medio termine. L’International Chamber of Shipping, che ho l’onore di presiedere, monitora attentamente l’evolversi. I nostri associati ricevono aggiornamenti costantemente. Aggiornamenti che, poi, sono estesi all’intera comunità marittima. Chi non vuole correre rischi, aspetta. Per ora non si può fare altro».