TREVISO – I sindaci della Lega, quella massa critica diventata negli anni colonna portante di Asco Holding e di conseguenza punto di riferimento anche di Ascopiave, sono ebollizione. L’assalto alla baionetta scagliato contro il presidente Nicola Cecconato, che se da un lato è criticato per aver concentrato nelle sue mani troppo potere assumendo la triplice carica di presidente, amministratore delegato e direttore generale dall’altro da nove anni garantisce ogni anno ai soci e indirettamente ai comuni ricchi dividendi, suscita molti dubbi.
In tanti criticano le mosse della segreteria provinciale della Lega, la prima a volere un cambio al vertice della “Piave” per spezzare l’egemonia del presidente. Una strategia decisa però senza consultare il territorio, soprattutto senza coinvolgere i primi cittadini. E la rabbia è motivata dall’aver scelto di proporre il cambio dello statuto per impedire la concentrazione delle cariche partendo dal cda della Holding ma senza transitare per l’assemblea dei sindaci, rimasti prima sorpresi e poi diventati furenti. Al K3, storico quartier generale della Lega, l’aria è pesante. E proprio per evitare sommosse e, soprattutto, rese di conti pubbliche ieri nella chat dei sindaci della Lega è arrivato dal K3 un messaggio molto chiaro: «Ai Sindaci dei comuni soci di Asco Holding. Negli interessi soprattutto di Asco Piave è opportuno non dar seguito a quanto riportato nei media di oggi (ieri ndr). Per quanto sopra, qualora siate interpellati dai media, Vi invitiamo a non rilasciare dichiarazioni/commenti ovvero di indirizzare gli stessi a contattare direttamente il Presidente di Asco Holding». Tradotto: guai a chi parla.

APPROFONDIMENTI


  I nomi

I sindaci, e non solo loro, attendono però con molta curiosità la composizione della lista dei possibili candidati al prossimo Consiglio d’Amministrazione di Ascopiave, organo che verrà rinnovato nell’assemblea dei soci fissata per il 22 aprile. Di sicuro nell’elenco ci sarà Luca Barattin, dirigente della società di trasporto pubblico Mom, ex presidente di Ater Treviso e già nel cda della Holding: è lui il maggiore indicato per il ruolo di presidente di Ascopiave, successore di Cecconato nella carica apicale della società. È l’uomo di fiducia del segretario del Carroccio Dimitri Coin, considerato competente, affidabile e soprattutto molto riservato. A giudizio di tutti un ottimo tecnico e dato come presidente in pectore. Tra gli altri nomi ci sarà con ogni probabilità anche Luisa Vecchiato, economista, moglie dell’ex sindaco di Castelfranco Luciano Dussin. Poi si punta alla riconferma di Giovanni Zoppas e di Greta Pietrobon molto vicina invece a Forza Italia e al sindaco di Conegliano (comune che detiene la percentuale più alta di quote nell’intera assemblea della Holding). Barattin è però l’uomo chiave, la figura che dovrà scalzare Cecconato da uno dei suoi tre ruoli. Il problema sono gli altri due. Se passerà la modifica dello Statuto che impedisce la somma di deleghe ai consiglieri, il prossimo Amministratore delegato dovrà essere pescato da fuori. Il timore di fondo è poi anche un altro: che tutte queste battaglie, tutte queste polemiche, alla fine non aprano la strada a un privato ingolosito dalla possibilità di prendersi una società in salute, dai bilanci a posto e dalle rendite milionarie. Scenario che nessuno vuole prendere nemmeno in considerazione.

  Il nodo

La vera questione è legata invece al posto di direttore generale, la “colpa” maggiore che viene attribuita a Cecconato che, da presidente e amministratore delegato, si è auto-assunte come direttore generale con contratto a tempo indeterminato. Per rimuoverlo da questo incarico bisogna licenziarlo. Oppure accettare di mantenerlo in un posto strategico accanto al nuovo presidente e al nuovo Ad, ipotesi in questo momento irreale. Licenziare Cecconato sarà però un discreto «bagno di sangue» – usando la cruda metafora di un big del Carroccio – perchè bisognerà riconoscergli due anni di stipendi che si tradurranno in una cifra superiore ai due milioni di euro. Scontro quindi inevitabile? Non è detto. In queste ore le diplomazie sono al lavoro per invitare tutte le parti a più miti consigli, a trovare una mediazione. In tanti stanno lavorando sotto traccia e dalla Holding filtra un messaggio che dice, più o meno, così: “Non è troppo tardi”. Ci sono i tempi tecnici per aggiustare il tiro, trovare un punto d’incontro. La lista per il cda dovrà essere pronta entro il 12 marzo, giorno in cui sono attesi i chiarimenti chiesti da Ascopiave sulle modifiche proposte allo Statuto e giorno in cui verrà pubblicato l’avviso di convocazione. Entro quella data chi detiene almeno il 2,5% del capitale sociale potrebbe chiedere l’integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea e trovare quindi un assetto di governance su cui convergere: sarebbe la scappatoia giusta per evitare lo scontro frontale. 

Asco Holding si difende: manovra politica su Ascopiave? No, serviva un riequilibrio